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Quanto tempo passa per la buonuscita?

1 Gennaio 2023 | Autore:
Quanto tempo passa per la buonuscita?

Per i dipendenti pubblici i tempi di erogazione della liquidazione variano in base alla causa di cessazione dal servizio ed all’importo: possono volerci alcuni anni per intascare l’intera somma.

I dipendenti delle pubbliche amministrazioni sono considerati dei privilegiati rispetto ai lavoratori del settore privato, perché godono di parecchi vantaggi aggiuntivi. Ma questa affermazione non vale più quando si giunge alla cessazione dal servizio e arriva il momento di ottenere la liquidazione, che nel settore pubblico prende il nome di Tfs (trattamento di fine servizio) e corrisponde, grossomodo, al Tfr percepito dai lavoratori privati. A questo punto, la situazione si ribalta.

Quanto tempo passa per la buonuscita? Per ottenere la liquidazione del Tfs, i dipendenti statali e delle altre amministrazioni centrali e locali (Regioni, Province, Comuni, Autorità indipendenti, Corpi armati ed Enti pubblici variamente denominati) devono aspettare anche diversi anni per percepire l’intera somma spettante. Quindi, ci vuole molto più tempo che nel privato, dove (di regola) il Tfr deve essere corrisposto entro i 30 giorni successivi alla cessazione del rapporto. Certo, lo Stato paga sempre tutto il dovuto, a differenza di alcune aziende private, con le quali il Tfr è a rischio; ma i tempi dilatati di pagamento dipendono dalle norme che disciplinano questa materia, non da disfunzioni amministrative.

Tempi di erogazione della buonuscita: le norme

La tempistica di erogazione della cosiddetta “buonuscita” per i dipendenti pubblici da parte dell’Inps (che comprende il Tfs e le indennità accessorie) dipende, essenzialmente, dalle cause di cessazione del servizio (dimissioni volontarie, collocamento a riposo, ecc.) e dall’importo dovuto: i termini cambiano notevolmente in dipendenza di queste due variabili e, in concreto, possono andare da un minimo di tre mesi ad un massimo di sette anni per ottenere l’intera somma, perché al di sopra dei 50mila euro l’importo viene erogato a rate, anziché in un’unica soluzione. E tra una rata e l’altra trascorrono dei tempi di dilazione, anch’essi predeterminati per legge. Tutto questo avviene dal 2014, quando è entrata in vigore la normativa più restrittiva che ora andiamo ad esaminare; in passato, era tutto più semplice e non bisognava aspettare così a lungo.

Termini di pagamento della buonuscita: quali sono?

Il tempo di attesa più breve per ottenere la buonuscita è di 105 giorni – circa 3 mesi e mezzo – e riguarda due casi di cessazione del rapporto di lavoro: la sopravvenuta inabilità del dipendente o il suo decesso. È da precisare che il tempo di erogazione della liquidazione stabilito in questi casi è di soli 15 giorni, ma ad essi vanno aggiunti 90 giorni per l’istruttoria della pratica da parte dell’Inps (più l’eventuale ulteriore tempo necessario affinché l’Istituto riceva dall’Amministrazione datrice di lavoro i dati necessari per il calcolo della buonuscita).

Quando, invece, la cessazione del rapporto di lavoro avviene per raggiungimento dei limiti di età pensionabile o dei limiti di servizio, o per la cessazione del lavoro a tempo determinato, le istruzioni dell’Inps chiariscono che «il pagamento va effettuato non prima di 12 mesi dalla data di cessazione dal servizio». In queste situazioni opera, quindi, un termine dilatorio di un anno, (più  i 90 giorni riservati all’Inps per l’esame della domanda), prima del quale l’Inps non procede ad erogare la liquidazione all’avente diritto.

In tutti gli altri casi di risoluzione del rapporto di lavoro per decisione unilaterale della Pubblica Amministrazione (quando viene pronunciata la rimozione o destituzione del dipendente) o del lavoratore che ha dato le dimissioni volontarie, la dilazione del termine arriva a due anni: l’Inps precisa che «il pagamento della prestazione spettante sarà effettuato non prima di 24 mesi» (più i consueti 90 giorni per la trattazione della pratica e il tempo ulteriore necessario per la ricezione dei dati da parte dell’Ente datore di lavoro).

Bisogna sottolineare che chi cessa dal servizio con diritto alla pensione anticipata (ad esempio, con Quota 100 o con Quota 102), i suddetti termini di pagamento decorrono non dalla data di effettiva cessazione del rapporto, ma soltanto a partire dal momento in cui sarebbe teoricamente maturato il diritto a pensione, in base ai requisiti previsti per il trattamento di vecchiaia o di anzianità; questo evidentemente può comportare un ulteriore ritardo nella percezione della buonuscita. Ad esempio, con l’Ape sociale per far decorrere i termini bisogna attendere (in base alle regole vigenti fino al 2022), il compimento dei 67 anni di età.

Pagamento rateale della buonuscita in base all’importo

Ai tempi stabiliti in base al motivo di cessazione del rapporto di lavoro si aggiunge l’ulteriore attesa dovuta in base all’importo della liquidazione. La buonuscita viene erogata con le seguenti modalità di pagamento:

  • in unica soluzione se l’ammontare complessivo lordo è pari o inferiore a 50mila euro;
  • in due rate annuali se l’ammontare complessivo lordo è superiore a 50mila euro e inferiore a 100mila euro (la prima rata sarà di 50mila euro e la seconda a saldo per l’importo residuo);
  • in tre rate annuali, se l’ammontare complessivo lordo è pari o superiore a 100mila euro (prime due rate di 50mila euro ciascuna e la terza a saldo finale).

La decorrenza annuale di ciascuna rata comporta che il loro pagamento avviene dopo 12 mesi dalla data di erogazione della data precedente: facciamo un paio di esempi per chiarire come funziona il meccanismo in concreto.

Il ragionier Marchetti nel 2022 va in pensione dopo 40 anni di onorato servizio nella Pubblica Amministrazione. La sua buonuscita ammonta a 140mila euro lordi; percepirà i primi 50mila euro dopo 12 mesi dalla data di cessazione dal servizio, quindi entro il 2023; riceverà la seconda rata di 50mila euro dopo un anno dalla prima – dunque nel 2024 – e otterrà il saldo di 40mila euro dopo altri 12 mesi, perciò sarà interamente soddisfatto delle sue spettanze solo nel 2025.

L’ingegner Pilastri si dimette nel 2023 dal Comune in cui era addetto all’Ufficio tecnico. Ha diritto ad una liquidazione di 37.500 euro, che potrà essergli corrisposta non prima del 2025, perché nel suo caso il tempo di dilazione è di 24 mesi. Essendo l’importo inferiore a 50mila euro, otterrà l’intero pagamento in unica soluzione.

Pagamento anticipato della buonuscita: come funziona?

Per evitare gli inconvenienti dovuti ai notevoli ritardi che abbiamo esposto, il dipendente pubblico può chiedere il pagamento anticipato della buonuscita. La domanda di anticipazione può essere presentata, alle banche o agli intermediari finanziari che hanno aderito agli accordi con la PA, da chi ha maturato il diritto alla pensione. La richiesta di finanziamento può essere concessa per una somma pari all’importo del trattamento di fine servizio maturato, ma con un massimo di 45mila euro. Per maggiori dettagli leggi l’articolo: “Come chiedere l’anticipo del Tfs“.



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