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Concorsi pubblici: bocciati tutti i limiti di età dall’U.E.

16 novembre 2014


Concorsi pubblici: bocciati tutti i limiti di età dall’U.E.

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 novembre 2014



Non discriminazione nei bandi della pubblica amministrazione: l’età del candidato non è una valida condizione per subordinare l’assunzione.

Il principio sancito dalla Corte di Giustizia europea di “non discriminazione” nei concorso, in base all’età del candidato, e di cui abbiamo parlato in “Concorso in polizia: stop al limite di 30 anni per arruolarsi”, non avrà ripercussioni solo nei bandi di polizia urbana, ma in qualsiasi altro settore della pubblica amministrazione. Il che si presta ad essere una mini-rivoluzione verso tutte quelle attività il cui arruolamento, spesso, era stato ancorato a precisi tetti di età.

Giovedì scorso – ricorderete – i giudici di Lussemburgo avevano stabilito che, in base al principio di non discriminazione, non si può subordinare l’accesso al pubblico impiego, all’età dell’aspirante candidato. Limiti di questo tipo sono illegittimi per i concorsi in pubblica amministrazione, né possono esser utilizzati come requisiti d’assunzione e di occupazione in generale, salvo pochi tassativi casi. In difetto, vi sarebbe un insanabile contrasto con le norme europee che tutti gli Stati membri devono rispettare [1]: norme che stabiliscono un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.

Difatti, una Direttiva comunitaria del 2000 [2] vieta ogni forma di discriminazione, diretta o indiretta, non solo basata sulla religione, sulle convinzioni personali, sul sesso e/o tendenze sessuali e sulla disabilità che comportino un trattamento sfavorevole rispetto ad altri lavoratori, nel settore pubblico o privato, che si trovino in un’analoga situazione [3].

Tale principio si applica anche alle condizioni di accesso all’occupazione e al lavoro, sia esso dipendente che autonomo, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione, a prescindere dal ramo di attività e a tutti i livelli della gerarchia professionale, nonché alla promozione.

Insomma, sia che l’assunzione riguardi professionisti autonomi a progetto, sia che, invece, si parli di contratti subordinati, sia di bandi per le forze dell’ordine o altri corpi speciali, l’età non può essere considerata un criterio per la selezione degli aspiranti.

Ovviamente, sono possibili delle eccezioni, ma solo se l’età sia essenziale e determinante per lo svolgimento dell’attività lavorativa, considerandone la natura e/o il contesto in cui deve essere svolta, purché il limite sia proporzionato e la finalità sia legittima. Si tratta di pochissimi casi, valutabili di volta in volta e in relazione al tipo di lavoro richiesto.

È quindi discriminatorio fissare un’età massima per l’assunzione basata sulle condizioni di formazione richieste per il lavoro in questione o la necessità di un ragionevole periodo di lavoro prima del pensionamento. Qualsiasi criterio di assunzione nel settore pubblico, con detti limiti di età, è contrario al principio di parità di trattamento e potrà essere impugnato davanti al giudice.

note

[1] Artt. 2, §. 2, 4 §. 1 e 6, §. 1, lett. C , della direttiva 2000/78/CE.

[2] Direttiva n. 2000/78/CE.

[3] In base al principio di parità di trattamento, codificato dall’art. 2.

Autore immagine: 123rf com

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