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Posso vendere beni usati? Quali tasse devo pagare?

17 novembre 2014


Posso vendere beni usati? Quali tasse devo pagare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 novembre 2014



Scontrino, Fattura, IVA, IRAP, autorizzazioni per la vendita di usato su internet o fisica: ecco la guida completa.

L’attività di vendita di beni usati da parte di persone fisiche (e quindi non organizzate in forma di società, associazioni, ditte individuali) può essere distinta in tre diverse ipotesi:

1 | VENDITE UNA TANTUM

Le vendite che non rientrano in una attività commerciale in senso assoluto, ossia che avvengono in via del tutto episodica e all’occorrenza, non sono tassabili.

Pertanto, chi si limita, di tanto in tanto, a sbarazzarsi di un vecchio oggetto che ha in casa, vendendolo a un amico o contattando acquirenti su internet (per esempio, una vecchia chitarra elettrica, un quadro, un tappeto, alcuni vecchi dischi, un cellulare, ecc.) non pone un’operazione tassabile.

In questi casi, non si dovrà emettere fattura, né si dovrà applicare l’Iva; tantomeno bisognerà richiedere autorizzazioni o fare preventive comunicazioni. Insomma, non c’è bisogno di alcun adempimento.

Il nostro sistema fiscale è, infatti, un “chiuso”: ossia sono tassabili solo i redditi che rientrano nelle specifiche categorie reddituali previste dalle norme.

Il problema potrebbe sorgere solo nel caso in cui l’importo derivante dalla vendita vada a confluire in conto corrente. Avendo, infatti, l’Agenzia delle Entrate la possibilità di leggere ogni movimento in entrata o uscita dai conti, potrebbe un giorno chiedere giustificazioni circa la provenienza di tale denaro. E allora, sempre meglio precostituirsi una documentazione per provare la provenienza del corrispettivo di vendita e quindi l’estraneità a qualsiasi ipotesi di tassazione. Sarà sufficiente una scrittura privata con il contratto tra le parti.

2 | ATTIVITÀ COMMERCIALE OCCASIONALE

Esiste poi un’ipotesi intermedia: quella di chi vende beni usati non in maniera sistematica, ma comunque mediante un’attività che richiede un minimo di organizzazione e partecipazione. È il caso, per esempio, di chi, partecipa a un mercatino dell’usato per sbarazzarsi di una pluralità di oggetti non più utilizzati (e lo fa, per esempio, allestendo una vera e propria bancarella, sia pure precaria e per pochi giorni). O di chi, oltre al normale lavoro, gestisce vendite dell’usato su internet.

In tali casi di vendite che configurano un’attività commerciale occasionale si ha la tassazione con l’Irpef. Difatti il reddito che ne deriva deve essere indicato in dichiarazione dei redditi, nella categoria “redditi diversi” prevista dal Testo Unico delle imposte sui redditi. I ricavi sono tassati al netto delle spese sostenute.

È del tutto indifferente che l’operazione di vendita sia avvenuta in un mercato reale o sul web (come su eBay, Subito, ecc.).

Non si applicano, però, né l’Irap né l’IVA. Non è quindi necessario emettere fattura, avere un registro o altre formalità. Come nell’ipotesi precedente, però, è regola di prudenza – per evitare problemi con il fisco – avere un documento di appoggio che documenti gli importi incassati (basta anche un contratto).

3 | ATTIVITÀ COMMERCIALE ABITUALE

L’ultima ipotesi è quella di chi svolge una vera e propria attività commerciale abituale, e lo fa in modo professionale (cioè con una organizzazione e in modo sistematico), perseguendo un vero e proprio reddito di impresa. Si pensi al caso di chi, invece di limitarsi a partecipare di tanto in tanto a un mercatino dell’usato, invece lo fa puntualmente, magari acquistando prima oggetti da rivendere o proponendosi come intermediario di altri soggetti interessati alla vendita. A maggior ragione è il caso di chi gestisca uno spaccio.

In tal caso, le vendite – sia che avvengano tramite internet o meno – sono tassabili ai fini Irpef e Irap; inoltre bisognerà applicare l’Iva e, pertanto, emettere la ricevuta, fattura, ecc.

Si sarà inoltre obbligati alla tenuta dei libri e registri, liquidazioni e versamenti periodici, documentazione dei corrispettivi di vendita, ecc.

Si ricordi che, proprio per la vendita di beni usati è previsto un particolare regima Iva (il cosiddetto regime del margine). Regole speciali sono anche previste per il commercio elettronico.

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3 Commenti

  1. Mi pare che l’ articolo non distingua bene tra il punto 1 e il punto 2 . Riterrei che la vendita di beni personali usati , ma anche nuovi acquistati per errore cioe’ beni non acquistati con l’ intento di rivenderli sia un’attivita’ priva di utilita’ economica cioe’ incapace di generare plusvalore indipendentemente dal numero e dal valore degli oggetti venduti ( ad esempio un’ auto pagata 100 mila euro e rivenduta a 60 mila ) .. Pertanto il ricavato non dovrebbe mai essere soggetto a irpef ( e ovviamente neppure a iva ) anche se i beni non sono propriamente pochi e di scarso valore … Se voglio ad esempio cambiare il cellulare , il computer , il televisore , buona parte del mio guardaroba , la moto , la macchina , ecc , ecc , ogni sei mesi e rivenderli in perdita perché mai dovrei pagare anche le tasse??? Diverso e’ il caso del punto 2 cioe’ di compre con l’ intendo di rivendere per lucrare sia pure in modo occasionale .

  2. salve ma se si compra una certa quantita di prodotti e si rivendono occasionalmente e non superando i 5000 euro l anno ce bisogno di aprire una partita iva e pagare tasse o no ?

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