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Tutte le agevolazioni fiscali

17 Novembre 2014


Tutte le agevolazioni fiscali

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Novembre 2014



Bonus bebé, baby sitter e badanti, detrazioni Irpef: le varie ipotesi.

Sono svariate le agevolazioni fiscali concesse dalle nostre leggi; tuttavia non sempre funzionano in modo coerente tra di loro. Così la stessa persona, a parità di reddito, rientra nelle condizioni per ottenerne un bonus, ma non un altro sostanzialmente simile. La ragione di tale contraddizione sta nel fatto che le norme introduttive dei vari bonus fiscali sono state approvate in epoche diverse, tenendo solo conto della copertura economica esistente all’epoca e non, piuttosto, di una coerenza e coordinazione tra di loro. Con la conseguenza paradossale che, per il fisco, si è considerati poveri per un incentivo e ricchi per un altro.

Vediamo singolarmente le principali agevolazioni.

1 | BONUS BEBÉ

L’ultima legge di stabilità in corso di discussione in Parlamento introduce il cosiddetto bonus bebè.

Soggetti

Possono ottenere il bonus i genitori che, nell’anno solare precedente alla nascita del figlio, hanno avuto un reddito del nucleo familiare assoggettabile a Irpef complessivamente non superiore a 90mila euro [1]. Il limite di reddito, però, non opera se il figlio (anche se adottato) è il quinto o successivo.

L’agevolazione spetterà “per ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017”.

Beneficio

Il bonus consiste in un “assegno di importo pari a 960 euro annui, erogato mensilmente (80 euro al mese) a decorrere dal mese di nascita o adozione” e “fino al compimento del terzo anno d’età ovvero del terzo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione”.

Modalità per richiederlo

È necessario presentare apposita domanda all’Inps.

2 | BABY SITTER E BADANTI

 

Per questo incentivo non sono previsti limiti di reddito.

Può consistere alternativamente in:

a) un contributo per la retta dell’asilo nido pubblico o privato accreditato;

b) un voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting.

Il contributo è alternativo al congedo parentale. Con la conseguenza che o si richiede il contributo o si beneficia del congedo parentale.

Soggetti

Possono accedere al beneficio:

– le lavoratrici dipendenti;

– le lavoratrici iscritte alla gestione separata, cioè le libere professioniste, che non risultino iscritte ad altra forma previdenziale obbligatoria e non siano pensionate, pertanto tenute al versamento dei contributi in misura piena;

– le lavoratrici madri che, al momento della domanda, devono essere ancora negli 11 mesi successivi alla conclusione del periodo di congedo obbligatorio di maternità e non devono aver fruito ancora di tutto o parte del periodo di congedo parentale;

– le mamme in attesa, la cui data presunta del parto è fissata entro i quattro mesi successivi alla scadenza del bando per la presentazione della domanda.

Le lavoratrici madri possono accedere al beneficio anche per più figli, presentando una domanda per ogni figlio/nascituro (anche in caso di gravidanza plurima).

Non possono richiedere il bonus baby-sitter:

– le lavoratrici autonome iscritte ad altra gestione (coltivatrici dirette, mezzadre e colone, artigiane ed esercenti attività commerciali, imprenditrici agricole a titolo principale, pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne);

– le lavoratrici esentate totalmente dal pagamento degli asili nido pubblici o privati convenzionati;

– le lavoratrici che usufruiscono dei benefici di cui al Fondo per le Politiche relative ai diritti ed alle pari opportunità.

Altre forme

La deduzione appena descritta spetta anche agli “addetti ai servizi domestici”, le colf, e a quelli per “l’assistenza personale o familiare”, cioè le badanti, per le quali, peraltro, è possibile detrarre anche il 19% delle relative spese sostenute, ma solo se il reddito complessivo (di chi sostiene la spesa) non supera i 40mila euro. Per dedurre, quindi, i contributi delle badanti non c’è alcun limite di ricchezza, mentre per detrarne i costi al 19% non si deve avere un reddito superiore a 40mila euro.

3 | BONUS DEGLI 80 EURO IN BUSTA PAGA

Con la finanziaria 2015 si prevede anche la stabilizzazione del bonus degli 80 euro nelle buste paghe dei lavoratori dipendenti che hanno un reddito non superiore a 24mila euro, per i quali il credito d’imposta annuale è di 960 euro (80 euro per 12 mesi) ed è rapportato al periodo di lavoro nell’anno. Se il reddito è compreso tra i 24mila e i 26mila euro, però, il bonus inizia a calare, in quanto spetta in base al rapporto tra i 26mila euro, diminuiti del reddito complessivo effettivo, e i 2mila euro. Oltre i 26mila non si ha diritto al credito d’imposta degli 80 euro.

 

4 | DETRAZIONE IRPEF FAMILIARI A CARICO

 

Limite di reddito per il beneficio: 80.000. Il beneficio diminuisce via via che ci si avvicina a tale tetto massimo.

Che sconto si ottiene: dipende dal tipo di familiare (coniuge, figli, altri).

5 | DETRAZIONE IRPEF PER BADANTI

 

Limite di reddito per il beneficio: 40.000 euro.

Chi riguarda: ai soggetti cui sia certificata, con ricetta medica, la non autosufficienza nel compimento degli atti di vita quotidiana.

Che sconto si ottiene: detrazione Irpef del 19% della spesa, con un tetto massimo di spesa detraibile di 2.100 euro.

6 | DETRAZIONE IRPEF PER SPESE DI AFFITTO DELL’ABITAZIONE PRINCIPALE

 

Limite di reddito per il beneficio: 30.987,41

Chi riguarda: chi ha firmato un contratto a canone assistito/concordato

Che sconto si ottiene: Detrazione Irpef di 495,80 euro, per i primi 3 anni.

7 | DETRAZIONE MINIMA IRPEF PER LE SPESE PER L’AFFITTO DELL’ABITAZIONE PRINCIPALE

 

Limite di reddito per il beneficio: 30.987,41.

Chi riguarda: chi ha firmato contratti stipulati o rinnovati in base alla Legge 431/98: canone libero, assistito o concordato, per studenti universitari e transitori.

Che sconto si ottiene: Detrazione dall’Irpef di 150 euro.

8 | DETRAZIONE MINIMA IRPEF PER LE SPESE PER L’AFFITTO DELL’ABITAZIONE PRINCIPALE

Limite di reddito per il beneficio: 30.987,41.

Chi riguarda: lavorati dipendenti che hanno trasferito o trasferiscono la propria residenza nel comune di lavoro o in uno di quelli limitrofi nei tre anni antecedenti quello di richiesta della detrazione. Il nuovo comune di residenza deve essere a non meno di 100 Km di distanza dal precedente e comunque al di fuori della propria regione.

Che sconto si ottiene: detrazione dall’Irpef di 247,90 euro per i primi tre anni, purché il nuovo comune di residenza sia a non meno di 100 Km di distanza dal precedente e comunque al di fuori della propria regione.

note

[1] Art. 2, comma 9, decreto legge 13 marzo 1988, n. 69.

Autore immagine: 123rf com


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