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Cambio di nome e cognome: come e quando è possibile

17 novembre 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 novembre 2014



La richiesta di modifica del proprio nome è possibile non solo in caso di nome ridicolo o vergognoso: una guida completa sulla procedura da seguire.

Vi è mai capitato di soffermarvi a leggere i nomi sull’elenco telefonico? Se ne possono trovare davvero di bizzarri e, in alcuni casi, chi li porta non deve aver avuto vita facile. Sono oltre 1.500 le persone che, ogni anno decidono di cambiare il proprio nome o cognome.

Di certo, ai genitori spetterebbe un po’ di buon senso nello scegliere il nome per il proprio bambino. Bisognerebbe peraltro sempre informarsi su cosa prevede la legge a riguardo (approfondimento che rinviamo alla lettura di questo articolo: Dare un nome al proprio figlio: cosa prevede la legge).

Cambio di nome e cognome: motivi e tipologie

Va detto che non solo chi ha un nome o un cognome ridicolo o vergognoso (perché ad esempio, volgare) può presentare questo tipo di domanda.

 

La domanda può avere a oggetto non soltanto il cambio di cognome, ma anche del solo nome o l’aggiunta di altro cognome o nome al proprio.

Le domande più frequenti sono proprio quelle di aggiunta del cognome materno a quello paterno.

Ma è possibile anche alle donne divorziate o vedove di aggiungere il cognome del nuovo marito ai propri figli, così come, a coloro che hanno ricevuto la cittadinanza italiana, di chiedere di mantenere il cognome con il quale erano identificati all’estero.

Cambio di nome e cognome: criteri per l’accoglimento della domanda

La richiesta non viene accolta in modo automatico, ma solo in presenza di situazioni oggettivamente rilevanti, supportate da una documentazione adeguata e da motivazioni significative (che possono essere anche di tipo affettivo).

Non esiste, infatti, un diritto al cambiamento del nome e/o del cognome; si tratta, invece, di un provvedimento soggetto alla discrezionalità dell’autorità competente la quale non solo dovrà ritenere la richiesta meritevole di tutela, ma dovrà anche verificare che non vi sia conflitto con situazioni giuridiche facenti capo a terzi o che non sussistano esigenze di pubblico interesse tali da giustificare il rigetto della domanda.

In ogni caso, non può mai richiedersi l’attribuzione di cognome di importanza storica o comunque tale da indurre in errore circa l’appartenenza del richiedente a famiglie illustri o particolarmente note nel luogo in cui si trova l’atto di nascita del richiedente o nel luogo di sua residenza.

Cambio di nome e cognome: la procedura da seguire

 

Per ottenere il cambio del nome o del cognome è necessario seguire una precisa procedura indicata nel Regolamento per la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile [1].

 

Non è necessaria l’assistenza di un avvocato, anche se può essere senz’altro di aiuto nella redazione della domanda e l’espletamento degli adempimenti richiesti.

Allo scopo, l’interessato (che deve essere cittadino italiano) deve presentare (anche tramite persona munita di delega) una apposita domanda al Prefetto della provincia di residenza o di quello nella cui circoscrizione è situato l’ufficio dello Stato civile dove si trova l’atto di nascita al quale la richiesta si riferisce, spiegando le motivazioni a sostegno della domanda.

Nei casi di domanda riferita a un minore, occorre il consenso di entrambi i genitori, salvo che non vi siano peculiari e comprovate circostanze familiari tali da arrecare pregiudizio al minore stesso (ad esempio la decadenza della responsabilità genitoriale a carico di uno di loro). In tali casi, perciò, la domanda può anche essere presentata da un solo genitore.

Se il Prefetto ritiene che la domanda non possa essere accolta, ne informa per iscritto l’interessato, indicando con precisione i motivi che ostano all’accoglimento della stessa.

Il richiedente può, quindi, proporre eventuali controdeduzioni, anche supportandole con documenti aggiuntivi.

Ricevute le controdeduzioni, il Prefetto può:

– emettere un provvedimento motivato di diniego,

– o, se la domanda appare meritevole di accoglimento, autorizzare il richiedente all’affissione sull’albo pretorio del Comune di nascita e di attuale residenza, un avviso con il sintetico contenuto della istanza.

Il decreto di autorizzazione alle affissioni può anche stabilire l’obbligo per l’interessato di notificare il sunto dell’istanza a determinate persone che potrebbero avere motivo di conoscere la richiesta di cambiamento del nome, così da essere messi in condizione di presentare ricorso.

Durante il periodo di affissione (di durata non inferiore a trenta giorni), è data facoltà a chiunque ne abbia interesse di fare opposizione alla richiesta; l’opposizione va presentata entro trenta giorni dalla data dell’ultima affissione o notificazione.

Decorso tale termine senza che vi siano opposizioni, l’interessato deve presentare alla Prefettura una copia dell’avviso attestante i tempi di affissione, nonché quella che esso sia stato notificato, nei casi richiesti, ai soggetti interessati.

Di seguito, il Ministero dell’Interno emana il decreto di concessione al cambiamento del cognome richiesto, che va notificato all’interessato; questi – nel caso in cui vi siano state delle opposizioni – dovrà a sua volta notificarlo agli opponenti allo scopo di consentire loro di attivarsi per la eventuale tutela in sede giudiziaria.

Cambio di nome e cognome: documenti richiesti

La documentazione da produrre varia in relazione al tipo di richiesta fatta, cioè se essa riguarda il cambio di nome o cognome di persona minore di età (anche se adottata) o un maggiorenne.

Conviene, in ogni caso, fare riferimento alla singola prefettura di appartenenza per la modulistica e i documenti da esibire e per la quale rinviamo al sito del Ministero dell’Interno.

Cambio di nome e cognome: casi in cui non occorre la procedura davanti al Prefetto

Le richieste di attribuzione del cognome/nome paterno e materno acquisito nel paese estero di nascita non necessitano del procedimento di cambiamento di cognome su descritto. Infatti, i soggetti nati all’estero ed in possesso dalla nascita di doppia cittadinanza (italiana e del paese straniero di origine) possono rivolgersi direttamente all’ufficiale della stato civile per la modifica del cognome richiesto [2].

Stessa cosa dicasi nei casi di cambio di cognome nelle ipotesi di riconoscimento o accertamento giudiziale di paternità del figlio naturale maggiorenne [3], il quale può scegliere, davanti all’ufficiale dell’anagrafe:

– di mantenere solo il cognome materno;

– di aggiungere il cognome del padre a quello della madre (anteponendolo o posponendolo);

– di sostituire il cognome materno con quello paterno.

Quando, invece, il riconoscimento riguardi il figlio ancora minorenne, la decisione sull’assunzione del cognome paterno spetta al Tribunale ordinario, che deve valutare la domanda tenendo conto di una serie di fattori (ad esempio l’esistenza di fratelli e sorelle conviventi col minore) e, in particolare, del diritto del figlio a mantenere la propria individualità personale, eventualmente acquisita con il cognome materno.

Anche in caso di disconoscimento del figlio, la perdita del cognome non è automatica in quanto il tribunale può autorizzare la conservazione del cognome attribuito al figlio alla nascita, se questo sia già divenuto elemento connotativo e distintivo della sua identità personale [4].

note

[1] D.P.R. n. 396 del 3 novembre 2000, artt. 84 e segg. come modificato dal DPR 13 marzo 2012 n. 54.

[2] Circ. n. 397 del 15.5.2008 e n. 4 del 18. 2. 2010.

[3] L’art.. 262 cod. civ. recita: “Il figlio naturale assume il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto. Se il riconoscimento è stato effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori il figlio naturale assume il cognome del padre.

Se la filiazione nei confronti del padre è stata accertata o riconosciuta successivamente al riconoscimento da parte della madre, il figlio naturale può assumere il cognome del padre aggiungendolo o sostituendolo a quello della madre. Nel caso di minore età del figlio, il giudice decide circa l’assunzione del cognome del padre”.

[4] C. Cost., sent. n. 13 del 3.02.1994 e n. 297 del 23.07.1996.

Autore immagine: 123rf com

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