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Si può multare un’auto in un parcheggio privato a pagamento?

17 Settembre 2022
Si può multare un’auto in un parcheggio privato a pagamento?

È possibile multare per una violazione delle norme del Codice della strada un’auto il cui conducente abbia commesso l’infrazione all’interno di un parcheggio privato nel quale si accede a mezzo di una sbarra e dopo aver effettuato il pagamento del ticket?

Innanzitutto, occorre dire che l’articolo 2, comma 1, del Codice della Strada (cioè del decreto legislativo n. 285 del 1992) stabilisce che le norme contenute nel Codice stesso (quindi anche quelle che sanzionano la sosta nei posti riservati a persone con disabilità) sono applicabili alle strade, intendendosi per strada ogni area ad uso pubblico destinata alla circolazione dei pedoni, dei veicoli e degli animali.

Le norme del Codice della strada si applicano quindi a tutte le strade, anche di proprietà privata, che siano ad uso pubblico, cioè (come chiarì la Corte di Cassazione, IV sez. penale, con sentenza n. 7.671 del 29 settembre 1983) che siano frequentate da un numero indistinto di persone ed aperte alla circolazione indiscriminata delle vetture.

Se dunque un’area, anche di proprietà privata, sia fisicamente aperta alla circolazione indiscriminata delle vetture, senza che vi sia alcuna limitazione al riguardo, essa dovrà essere considerata area ad uso pubblico e, quindi, assoggettata alle norme del Codice della strada.

Nel suo caso poiché l’accesso al parcheggio privato è limitato dalla presenza di una sbarra ed è consentito solo dietro pagamento di un ticket, si deve escludere che tale area sia di uso pubblico e perciò in essa non trovano applicazione le norme del Codice della strada e non è consentito applicare le sanzioni amministrative previste dal Codice della strada per l’infrazione delle norme in esso contenute.

Non sarà nemmeno possibile denunciare per violenza privata (articolo 610 del Codice penale) chi lascia in sosta la propria auto nei posti riservati ai disabili. Infatti, con sentenza n. 17.794 del 7 aprile 2017, la Corte di Cassazione, sez. V penale, stabilì che c’è reato di violenza privata solo se si lascia in sosta il proprio veicolo su un posto riservato ad una singola e determinata persona (la cui autovettura è individuata con il numero di targa nel segnale che le riserva il parcheggio) e non nel caso in cui si lasci in sosta la vettura su posti genericamente riservati alla sosta delle persone con disabilità.

Pertanto, nel suo caso (come in tutti i casi in cui siano lasciate in sosta auto in zone riservate al parcheggio di vetture di persone con disabilità all’interno di aree non ad uso pubblico) l’unico rimedio possibile è intentare una causa civile per risarcimento danni contro chi abbia lasciato la propria auto in sosta nel parcheggio riservato ai disabili.

Occorrerà, cioè, citare in giudizio il responsabile (o i responsabili) e dimostrare, oltre al fatto in sé, anche di aver subito un concreto danno da quella condotta: bisognerà cioè dimostrare al giudice che tipo di danno abbia provocato il non aver potuto parcheggiare nelle aree riservate.

È chiaro che una causa di questo tipo sarà assai rischiosa perché bisognerà dimostrare non solo il fatto in sé (e cioè avere a disposizione testimoni che confermino che in quel luogo, in quel giorno e a quell’ora il posto riservato ai disabili era occupato dall’auto condotta dalla persona o dalle persone citate in giudizio), ma anche che si sia subìto effettivamente un danno proprio a causa del mancato parcheggio nel posto occupato dalla autovettura della persona citata in giudizio (a meno che non si citino in giudizio tutti i conducenti di tutte le auto che occupavano tutti i posti riservati ai disabili in quel determinato giorno e ora).

Come potrà notare, il rimedio nel suo caso contiene ostacoli e rischi non indifferenti (rischio, cioè, che la causa non abbia esito positivo, una volta iniziata, per la difficoltà nel dimostrare il danno subìto).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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