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Pensione di inabilità: rileva(va) anche il reddito del coniuge

17 novembre 2014


Pensione di inabilità: rileva(va) anche il reddito del coniuge

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 novembre 2014



Messa la parola fine sul dubbio amletico: bisogna tenere in considerazione anche il reddito degli altri componenti del nucleo familiare.

 

Come noto, per ottenere la pensione di inabilità, è necessario che il reddito annuale dell’interessato non superi un tetto determinato per legge e che, per il 2014, è di euro 16.449,85 (tale soglia viene fissata dalla Direzione Centrale delle Prestazioni dell’INPS con delle specifiche circolari emanate anno per anno). Ma, ai fini del conteggio di tale requisito, si deve tenere conto (ossia sommare) anche il reddito degli altri componenti del nucleo familiare dell’interessato (almeno fino al 28.06.2013, per come si vedrà più sotto). E ciò perché la pensione di inabilità è stato concepita come un mezzo sostitutivo della solidarietà familiare e presuppone, quindi, l’assenza nell’ambito di quest’ultima di mezzi idonei a garantire i bisogni di vita dell’inabile.

A dirimere la questione è stata un’ordinanza della Cassazione di qualche giorno fa [1].

Le diverse posizioni della Cassazione

La stessa Corte, in passato, aveva sposato l’orientamento contrario [2], escludendo la rilevanza del reddito del coniuge. Oggi, però, questa linea non viene più condivisa dai giudici supremi, pur dando atto di un “indubbio travaglio interpretativo”.

La Cassazione ritiene infatti più aderente al testo letterale della legge [3] il suo più recente orientamento [4], per il quale – ai fini del diritto alla percezione della pensione di inabilità – deve tenersi conto anche del reddito del coniuge e degli altri (eventuali) componenti del nucleo familiare dell’inabile.

La norma che istituisce la pensione di inabilità [3], difatti, riconosce alla solidarietà familiare una funzione integrativa dell’intervento assistenziale pubblico. In pratica, solo laddove manca la famiglia è giusto che intervenga lo Stato. Interpretazione che, prosegue la Corte, risulta anche conforme ai principi più volte affermati dalla Corte Costituzionale.

Questa conclusione probabilmente sarà sovvertita per tutte le richieste di pensione di inabilità intervenute dopo il 28 giugno 2013, data in cui è entrato in vigore una nuova legge [5] in base alla quale “il limite di reddito per il diritto alla pensione di inabilità in favore dei mutilati e degli invalidi civili, di cui all’articolo 12 della legge 30 marzo 1971, n. 118, è calcolato con riferimento al reddito agli effetti dell’IRPEF con esclusione del reddito percepito da altri componenti del nucleo familiare di cui il soggetto interessato fa parte”.

Ricordiamo che la pensione di inabilità è concessa ai mutilati e invalidi civili di età compresa tra i diciotto e i sessantacinque anni, a cui l’apposita Commissione sanitaria abbia riconosciuto una inabilità lavorativa totale (quindi del 100%) e permanente (cioè gli invalidi totali) e si trovino, inoltre, in stato di bisogno economico.

note

[1] Cass. ord. n. 24361 del 14.11.2014.

[2] Cass. sent. n. 20426/2010; 7259/2009; 18825/2008.

[3] Art. 26 della l. n. 153/1969.

[4] Cass. sent. n. 27812/2013; Cass. sent. nn. 10658/2012; 5016/2011; 5003/2011.

[5] Art. 10, comma 5, d.l. n. 76/2013 (conv. in l. n. 99/2013).

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