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Residenza legale e residenza di fatto: quali differenze?

2 Gennaio 2023 | Autore:
Residenza legale e residenza di fatto: quali differenze?

Cos’è la residenza e qual è la differenza con il domicilio? Dove si notificano gli atti giudiziari?

La residenza di una persona è fondamentale per determinare tutta una serie di conseguenze legali. Ad esempio, la residenza è fondamentale per stabilire il tribunale competente nel caso di controversie, l’Asl di appartenenza, il luogo ove dovranno essere effettuate le notifiche, ecc. Insomma: la residenza è davvero un requisito essenziale per la legge. Con questo articolo ci occuperemo di uno specifico argomento: vedremo cioè quali sono le differenze tra residenza legale e residenza di fatto.

Come diremo, la residenza di fatto (cioè, quella che non risulta dai registri comunali) ha una certa importanza, soprattutto per quanto riguarda la validità delle notifiche, visto che la giurisprudenza non si accontenta di una notifica fatta nel luogo indicato dal certificato di residenza. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme quali sono le differenze tra residenza legale e residenza di fatto.

Cos’è la residenza?

Secondo la legge [1], la residenza è il luogo in cui una persona dimora abitualmente.

La residenza di una persona è quindi determinata da un criterio fattuale, cioè dall’effettiva permanenza in un certo luogo (elemento oggettivo), accompagnato dall’intenzione del soggetto di abitarvi stabilmente (elemento soggettivo).

Cos’è il domicilio?

Il domicilio è il luogo in cui un soggetto ha stabilito la sede principale dei suoi affari. Ciò significa che la nozione di domicilio è strettamente legata al lavoro o, comunque, alla presenza di rapporti economici.

Nulla vieta che il domicilio possa coincidere con la residenza.

Residenza e domicilio: differenza

Mentre la residenza è il luogo in cui si concentra la vita privata e familiare di una persona, il domicilio è il posto in cui si svolge la vita lavorativa.

Un’altra importante differenza è la possibilità di poter scegliere il domicilio (cosiddetta “elezione di domicilio”). Ad esempio, la persona imputata in un procedimento penale può domiciliarsi presso il suo luogo di lavoro oppure presso la casa di amici, se non vuole che le comunicazioni giungano presso la sua abitazione.

Nel caso di processo civile, invece, la legge obbliga la parte a eleggere domicilio presso lo studio del proprio avvocato, con la conseguenza che tutte le notificazioni inerenti al giudizio saranno trasmesse al difensore.

Residenza legale e residenza di fatto: differenza

Per “residenza di fatto” si intende il luogo in cui una persona vive, diverso da quello risultante presso l’anagrafe comunale.

Insomma: la residenza di fatto è il luogo in cui il soggetto effettivamente dimora, mentre la “residenza legale” (o formale) è quella risultante dai registri in Comune.

Residenza legale diversa da quella di fatto: conseguenze

Una persona che ha una residenza legale diversa da quella di fatto va incontro a determinate conseguenze, in quanto la legge accorda (quasi sempre, come vedremo) prevalenza alla residenza formale, cioè a quella residente all’anagrafe comunale. Ciò significa che chi vive in un posto diverso dalla propria residenza legale non potrà ad esempio votare nel Comune in cui abita, né farsi assistere dal medico di base.

Le cose sono invece diverse per le notifiche giudiziarie: in questa ipotesi, infatti, la residenza di fatto sembra prevalere su quella meramente formale. Vediamo perché.

Residenza di fatto: la notifica dove va fatta?

Quando occorre notificare un atto a qualcuno (ad esempio, un decreto ingiuntivo oppure una citazione in giudizio) si risale alla sua residenza tramite certificato rilasciato dal Comune. Ciò significa che, solitamente, la notifica viene fatta all’indirizzo presso cui risulta la residenza legale del destinatario.

Spesso, però, succede che un soggetto, pur risultando residente in un Comune, in realtà viva altrove. In un caso del genere, quale residenza prevale: quella legale o quella di fatto?

In altre parole: in quale luogo andrà eseguita la notifica nel caso in cui una persona viva in un posto diverso da quello in cui risulta essere la residenza?

Secondo la giurisprudenza, il notificante deve dimostrare di aver effettuato la notifica presso la residenza di fatto, se quella legale è solamente formale.

Per la precisione, la Corte di Cassazione ha affermato che, per la corretta determinazione del luogo di residenza del destinatario, assume rilevanza esclusiva il luogo ove questi dimori di fatto in via abituale, con la conseguenza che le risultanze anagrafiche rivestono un valore meramente presuntivo circa il luogo di residenza, e possono essere superate da una prova contraria.

In questo senso anche una sentenza più recente, secondo cui «Il certificato storico anagrafico ha un valore meramente presuntivo della residenza ivi annotata, che ben può essere superata dall’interessato con qualsiasi mezzo di prova» [3].

Di conseguenza, è valida la notifica in luogo diverso dalla residenza anagrafica, se si dimostra che quest’ultima è solamente formale e che il soggetto in realtà vive nel posto in cui è stata effettuata la notifica.

La prevalenza della residenza di fatto su quella formale deriva dall’applicazione letterale della norma del Codice civile (analizzata nel primo paragrafo) secondo cui la residenza è quella in cui il soggetto ha la dimora abituale. Ciò significa che la vera residenza è quella ove si abita, a prescindere da ciò che dicono i documenti del Comune.


note

[1] Art. 43 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 11176 del 29 maggio 2015.

[3] Cass., sent. n. 19614 del 17 giugno 2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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