HOME Articoli

Lo sai che? Esecuzioni forzate: la vendita all’asta diventa l’eccezione

Lo sai che? Pubblicato il 18 novembre 2014

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 18 novembre 2014

L’incanto può essere disposto solo quando il giudice ritiene probabile che la vendita con tale modalità abbia luogo ad un prezzo superiore della metà rispetto al valore del bene.

La recente riforma della giustizia [1], approvata dal Governo Renzi, non solo ha introdotto la possibilità di far cessare tutte quelle aste, derivanti da pignoramenti immobiliari, su beni che nessuno vuole comprare e che, quindi, durano da tempo immemore (leggi: “Novità pignoramento casa: se non si vende all’asta, l’esecuzione termina”), ma ha anche inserito degli importanti limiti per le vendite all’incanto: in pratica l’asta pubblica ora sarà solo l’ultima spiaggia, ma si cercheranno prima soluzioni alternative. Che potrebbero rivelarsi utili non solo ai creditori, ma anche ai debitori.

Il giudice non potrà più disporre, immediatamente, la vendita all’incanto. Quando il creditore procedente abbia pignorato dei beni immobiliari (non solo la proprietà, ma anche l’usufrutto o la nuda proprietà su terreni o edifici), il giudice deve, innanzi tutto, cercare di liquidare i beni attraverso una vendita “senza incanto”, cioè dando termine ai possibili interessati di avanzare delle offerte in busta chiusa. Infatti, la nuova norma – che così va a modificare il codice di procedura civile [2] – stabilisce che l’incanto può essere disposto solo quando il giudice ritiene probabile che la vendita con tale modalità abbia luogo ad un prezzo superiore della metà rispetto al valore del bene. Circostanza tutt’altro che probabile. Così è lecito immaginare che la regola sarà quella dell’offerta da parte di offerenti, in busta chiusa, depositata in cancelleria.

Secondo il codice, poi, se l’offerta eventualmente presentata da un interessato all’acquisto supera di almeno il 20% il prezzo base (fissato dalla stima del perito del giudice e depositata agli atti) è senz’altro accolta. Se ci sono offerte inferiori a tale valore, il giudice non può – come avveniva in passato – sempre disporre la vendita all’incanto (cioè con una gara pubblico in aumento), ma soltanto se ritiene probabile che l’incanto si possa concludere con l’aggiudicazione a un prezzo di almeno il 50% superiore rispetto a quello base. Altrimenti accetterà l’offerta presentata e disporrà la vendita del bene.

I vantaggi

Da un lato la riforma consentirà una veloce spinta di tutte quelle procedure esecutive che, a volte, giacevano nei tribunali per anni. Dall’altro lato consentirà anche ad eventuali interessati, in qualche modo collegati con il debitore, di acquistare la proprietà dell’immobile con maggiore facilità, in qualche modo conservando, nel patrimonio familiare, il bene espropriato.

note

[1] DL n. 132 del 12.09.2014.

[2] Art. 568 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI