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Attribuzioni patrimoniali tra ex: qual è la loro sorte?

2 Gennaio 2023 | Autore:
Attribuzioni patrimoniali tra ex: qual è la loro sorte?

Quali sono le differenze tra convivenza di fatto e coppia di fatto? I regali e le prestazioni economiche elargiti durante la relazione vanno restituiti?

Nessuna legge impone a due persone unite sentimentalmente di sposarsi. Ciò significa che, anche per tutta la vita, potrebbero rimanere conviventi senza che nessuno possa dir loro nulla. Anzi, sono in molti a ritenere che questo sia il segreto per una coppia felice e duratura. Da un punto di vista giuridico, però, sorgono dei problemi con riguardo ad alcuni diritti che solamente il matrimonio potrebbe garantire: si pensi a quello di succedere al partner in qualità di erede. Con questo articolo ci occuperemo di uno specifico argomento: vedremo cioè qual è la sorte delle attribuzioni patrimoniali tra ex conviventi.

Si prenda come esempio il sostegno economico fornito al partner che stava attraversando un momento difficile a causa della perdita del lavoro. In ipotesi del genere, cosa succede al termine della relazione? È possibile chiedere la restituzione di quanto elargito? Qual è la sorte delle attribuzioni patrimoniali tra ex? Scopriamolo insieme.

Conviventi di fatto: cosa dice la legge?

A seguito dell’entrata in vigore della famosa legge Cirinnà [1], formano una “convivenza di fatto” due persone maggiorenni, anche di sesso diverso, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile, che vivono sotto lo stesso tetto perché unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale.

Tale situazione di convivenza, se registrata in Comune, consente alla coppia di godere di alcuni diritti, non riconosciuti invece a coloro che convivono senza alcun tipo di riconoscimento. Vediamo di cosa si tratta.

Convivenza di fatto: quali sono i diritti della coppia?

La convivenza di fatto conferisce alla coppia alcuni diritti, quali:

  • la possibilità di far visita al proprio partner in carcere;
  • il diritto reciproco di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali, in caso di malattia o di ricovero del convivente di fatto;
  • la facoltà di nominare il convivente come proprio rappresentante in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute, o di morte, in relazione alla donazione di organi, alle modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie;
  • la possibilità che il convivente sia nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno;
  • la facoltà, in caso di morte del proprietario dell’abitazione comune, di restare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni, e comunque non oltre i cinque anni.

Ai conviventi di fatto, invece, non spetta alcun mantenimento nel caso di separazione, né il diritto di succedere in caso di morte.

Coppia di fatto: cos’è?

Costituiscono invece una “coppia di fatto” i conviventi che non hanno formalizzato la propria unione al Comune; pertanto, a essi non sono riconosciuti nemmeno i diritti dei conviventi di fatto così come visti sopra (figurarsi, poi, quelli tipici del matrimonio).

Ai componenti della coppia di fatto la giurisprudenza ha comunque col tempo riconosciuto alcuni diritti, come ad esempio quello di:

  • vivere nella stessa casa e, quindi, di non essere mandati via da un giorno all’altro in caso di fine della relazione;
  • subentrare nel contratto di locazione nel caso di decesso del convivente;
  • avere il risarcimento nell’ipotesi di decesso del convivente causato da atto illecito altrui (ad esempio, nell’ipotesi di sinistro stradale).

Per un elenco completo, leggi l’articolo Quali diritti hanno le coppie di fatto.

Attribuzioni patrimoniali all’ex convivente: vanno restituite?

Chiarita la differenza tra coppia di fatto e convivenza di fatto, veniamo ora al punto cruciale dell’intero articolo: le attribuzioni patrimoniali all’ex convivente vanno restituite al termine della relazione?

Mettiamo il caso che un uomo abbia provveduto a mantenere la propria compagna durante la relazione, oppure che le abbia dato una somma di denaro per far fronte a una momentanea difficoltà economica. Al termine della relazione, cioè quando la convivenza è cessata, è possibile chiedere la restituzione di quanto donato?

Secondo la Corte di Cassazione, la sorte delle attribuzioni patrimoniali tra ex dipende dall’entità della prestazione:

  • se si tratta di elargizione proporzionata alle esigenze familiari, allora ciò che è stato dato non deve essere restituito, in quanto si tratta di “obbligazione naturale”, per tale dovendosi intendere la prestazione effettuata in nome di un dovere morale (quello di aiutare il partner in difficoltà, ad esempio) [3];
  • se si tratta di elargizione sproporzionata rispetto ai normali doveri morali che sorgono dalla convivenza, allora questa non rientra tra le obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza, con la conseguenza che chi ne ha beneficiato dovrà restituire quanto ricevuto [4]. Ad esempio, la Cassazione [5] ha ritenuto che il contributo lavorativo della donna all’azienda del convivente, in quanto fonte di arricchimento esclusivo dello stesso in luogo di quello dell’intera famiglia, fosse sproporzionato e, pertanto, dovesse essere pagato.

Attribuzioni patrimoniali all’ex: come funzionano in breve?

In pratica, al termine della convivenza le attribuzioni patrimoniali all’ex devono essere restituite solamente se esorbitano, per valore, rispetto ai doveri morali di reciproca assistenza che sorgono tra conviventi uniti da una relazione stabile.

Le prestazioni che esulano dai doveri di mutua assistenza e collaborazione fanno invece sorgere il diritto alla restituzione di quanto percepito in base ai principi dell’arricchimento senza causa.

Un’ultima precisazione: quanto appena detto a proposito della sorte delle attribuzioni patrimoniali all’ex vale per ogni forma di convivenza, visto che la legge, anche per le coppie registrate in Comune, non prevede alcuna specifica disciplina a proposito delle elargizioni effettuate durante il rapporto.


Al termine della convivenza le attribuzioni patrimoniali all’ex devono essere restituite solamente se esorbitano, per valore, rispetto ai doveri morali di reciproca assistenza che sorgono tra conviventi uniti da una relazione stabile.

note

[1] L. n. 76/2016.

[2] Cass., sent. n. 2392/2020.

[3] Art. 2034 cod. civ.

[4] Art. 2041 cod. civ.

[5] Cass., sent. n. 1266/2016.

Autore immagine: depositphotos.com


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