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Conformità tra originale e riproduzione del telegramma

2 Gennaio 2023 | Autore:
Conformità tra originale e riproduzione del telegramma

Qual è il valore del telegramma? Come provare che la comunicazione ricevuta dal destinatario è diversa rispetto a quella inviata dal mittente?

Un tempo, molto utilizzato soprattutto per effettuare comunicazioni formali, oggi il telegramma rappresenta uno strumento del tutto inusuale, se non addirittura obsoleto, sostituito da strumenti più veloci e affidabili. Un esempio su tutti: per legge, l’avviso di convocazione dell’assemblea condominiale può essere trasmesso mediante posta raccomandata, posta elettronica certificata o fax, ma non tramite telegramma. Ciononostante, è possibile ancora effettuare comunicazioni avvalendosi di questo strumento, visto che la legge gli attribuisce una certa validità. Con questo articolo ci occuperemo di uno specifico argomento: vedremo cioè come funziona la conformità tra originale e riproduzione del telegramma.

La questione si pone in quanto il destinatario non riceve il messaggio originale inviato dal mittente, ma solamente una copia, la quale peraltro non è sottoscritta da chi l’ha inviata. Il problema, quindi, è dimostrare che il telegramma giunto al destinatario sia uguale a quello inviato dal mittente. A tal proposito, la legge prevede delle regole per stabilire la conformità tra originale e riproduzione del telegramma. Vediamo di cosa si tratta.

Cos’è il telegramma?

Il telegramma è un sistema che consente di trasmettere una comunicazione in modo sicuro e formale.

Un tempo, per poterne inviare uno occorreva recarsi necessariamente all’ufficio postale; oggi, invece, è possibile trasmettere un telegramma tramite telefono (chiamando il numero 186) oppure collegandosi direttamente al sito Internet delle Poste, accedendo alla propria area personale (anche tramite App).

Telegramma: che valore ha?

Che valore ha un telegramma? Secondo la legge, il telegramma ha la stessa efficacia di una scrittura privata, cioè del documento sottoscritto da chi rende le dichiarazioni in esso contenuto [1].

A prescindere dal tipo di modalità di invio (telefonico, online, ecc.), il telegramma ha sempre la stessa efficacia probatoria. Ciò significa che il telegramma è equiparato a una scrittura privata anche se al destinatario giunge solamente una copia non sottoscritta del messaggio originale.

È proprio qui che si inserisce il problema della conformità tra originale e riproduzione del telegramma. Vediamo di cosa si tratta.

Conformità tra originale e riproduzione del telegramma: come funziona?

Il problema della conformità tra l’originale e la riproduzione del telegramma deriva dal fatto che al destinatario giunge solamente una copia della comunicazione inviata dal mittente.

Si pensi, ad esempio, al telegramma telefonico: il messaggio che verrà recapitato al destinatario non sarà sottoscritto dal mittente. Lo stesso si dica per il telegramma telematico, cioè commissionato online.

In tutti questi casi, potrebbe crearsi un problema di conformità tra la comunicazione originale inviata dal mittente e quella ricevuta dal destinatario.

Ad esempio, il destinatario potrebbe dire di aver ricevuto un telegramma con cui il mittente si dichiara suo debitore, oppure con cui gli rimette il debito.

In ipotesi del genere, come stabilire la conformità tra originale e riproduzione del telegramma? Secondo la legge [2], la riproduzione del telegramma consegnata al destinatario si presume conforme all’originale fino a prova contraria.

In altre parole, la comunicazione giunta al destinatario si ritiene essere conforme a quella inviata dal mittente, a meno che una delle parti non voglia dimostrare il contrario.

Insomma: la conformità tra originale e riproduzione del telegramma si presume per legge, non essendo necessario fare alcunché per dimostrarla. Occorre invece provare il contrario, e cioè che comunicazione inviata e ricevuta siano difformi. Vediamo come.

Difformità tra originale e riproduzione del telegramma: come si prova?

Per dimostrare la difformità tra originale e riproduzione del telegramma ci si può avvalere di ogni mezzo di prova. Il più sicuro è rappresentato dalla copia del telegramma inviato.

Il mittente che volesse provare la difformità tra il suo telegramma e quello ricevuto dal destinatario potrà chiedere alle Poste, al costo di due euro, la copia del telegramma inviato sulla quale sono riportati i dati del destinatario, i dati del mittente, il testo del telegramma, la data e l’ora della richiesta di spedizione, il numero di parole, l’importo dovuto e se richiesta, i dati dell’anticipazione telefonica (numero chiamato, esito, data e ora dei contatti).

La copia del telegramma può essere richiesta contestualmente o, solo tramite il numero 186 (telegramma telefonico), successivamente all’invio. La copia sarà spedita il giorno lavorativo successivo alla richiesta, a mezzo posta, all’indirizzo del mittente che risulterà indicato nel telegramma stesso.

Con la copia del telegramma inviato si potrà accertare se la comunicazione ricevuta dal destinatario è uguale a quella inviata oppure no.

Conformità tra originale e riproduzione del telegramma: in sintesi

Tirando le fila di quanto detto sinora, possiamo affermare che la conformità tra originale e riproduzione del telegramma si presume per legge fino a prova contraria.

Il mittente può sempre provare il contrario, e cioè che la comunicazione non è sua in quanto non firmata da lui né affidata a un terzo perché la consegnasse alle poste. Stessa cosa può fare il destinatario se contesta la provenienza del telegramma.

In pratica, la legge presume che il telegramma provenga dall’apparente mittente, con la conseguenza che egli dovrà provare di aver inviato il messaggio solo se tale circostanza è effettivamente contestata.

Ad esempio, se il conduttore invia un telegramma al locatore chiedendo la disdetta del contratto e il locatore ritiene che la comunicazione proviene da terzi, il mittente potrà provare l’invio con qualsiasi mezzo, ad esempio dimostrando di essere in possesso del codice di invio o della ricevuta che ne prova la spedizione.


note

[1] Art. 2705 cod. civ.

[2] Art. 2706 cod. civ.

Autore immagine: depositphotos.com


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