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Lo sai che? Il giudice può rivedere la parcella dell’avvocato anche senza contestazioni

Lo sai che? Pubblicato il 18 novembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 novembre 2014

Si possono ridurre le voci della nota spese nel precetto non opposto.

Anche se non c’è stata opposizione da parte del debitore, la nota spese contenuta nel precetto, da cui è stato avviato il pignoramento presso terzi, può essere “ritoccata” dal giudice. E ciò perché il tribunale è sempre libero di eliminare o ridurre, d’ufficio, voci di spesa, diritti o onorari presentati dall’avvocato qualora non dovuti, pur in assenza di contestazioni della controparte.

A chiarire il punto è stata la Cassazione con una ordinanza di ieri [1].

La Suprema Corte ricorda che, nel pignoramento presso terzi, prima di assegnare le somme pignorate, il giudice dell’esecuzione ha il potere/dovere di verificare l’idoneità del titolo e la correttezza della quantificazione del credito operata dal creditore nel precetto. Contro tale accertamento il creditore può proporre impugnazione “nei modi e nei termini della opposizione agli atti esecutivi”.

Il fatto che il debitore abbia il potere di contestare l’ammontare del credito azionato nei suoi confronti, non significa che, qualora non lo faccia, il giudice debba limitarsi ad ammettere il credito della parte istante per come indicato nel precetto o nella istanza di assegnazione, senza poter verificare la corrispondenza della sua liquidazione al titolo esecutivo e la correttezza della quantificazione delle spese di precetto. Né – prosegue l’ordinanza – si vedono le ragioni per le quali l’ufficio, in mancanza di rilievi dell’esecutato, debba astenersi da qualsivoglia controllo su queste ultime.

È vero: la parcella dell’avvocato costituisce una dichiarazione unilaterale assistita da presunzione di veridicità, in quanto l’iscrizione all’albo del professionista è una garanzia della sua personalità, di talché le “poste” o le “voci” in essa elencate, in mancanza di specifiche contestazioni del cliente, non possono essere disconosciute dal giudice. Ma questo principio riguarda solo i rapporti tra avvocato e cliente. Ma ciò nulla toglie al generale potere di verifica del giudice in ordine alla correttezza della nota spese redatta dall’avvocato. E pertanto il tribunale è chiamato sempre a eliminare o ridurre le voci della nota che, a suo giudizio, non sono dovute o sono dovute in misura inferiore (purché tale decisione venga adeguatamente motivata).

note

[1] Cass. ord. N. 24367/2014.


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