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Permessi e congedi per assistere il coniuge malato

18 Novembre 2014 | Autore:
Permessi e congedi per assistere il coniuge malato

È possibile usufruire dei permessi retribuiti fino a tre giorni all’anno, salvo diversi accordi; il congedo per gravi motivi familiari può durare al massimo due anni e non è retribuito.

 

Chi ha bisogno di assentarsi del lavoro per assistere il proprio coniuge in gravi condizioni di salute può ricorrere a due strumenti di tipo diverso: permessi retribuiti e congedo per gravi motivi familiari.

Permessi retribuiti per infermità o lutto familiare

Il dipendente, pubblico o privato, può usufruire di permessi giornalieri che vengono regolarmente retribuiti. Il presupposto per beneficiare di tali permessi è la grave infermità oppure il decesso del coniuge (anche legalmente separato), di un parente entro il secondo grado o di un componente della famiglia anagrafica.

La legge [1] prevede tre giorni complessivi all’anno ma il contratto collettivo può prevedere giorni ulteriori.

In ogni caso è possibile concordare con il datore di lavoro una diversa fruizione dei permessi retribuiti, facendo presente la propria situazione familiare e documentando la grave infermità del familiare.

Eventuali accordi diversi con il datore devono essere messi per iscritto e possono prevedere, per esempio, una riduzione dell’orario di lavoro per determinati giorni, anche superiori a tre.

La contrattazione collettiva può anche prevedere il diritto del lavoratore di usufruire di permessi non retribuiti motivati da giustificati motivi personali, compatibilmente con le esigenze di servizio e con le modalità stabilite dal datore di lavoro.

Congedo per gravi motivi

I permessi retribuiti, tuttavia, possono non essere sufficienti per il lavoratore/lavoratrice che voglia restare accanto al proprio coniuge gravemente malato.

È allora possibile, tanto per i dipendenti pubblici quanto per i privati, ottenere un congedo per gravi motivi familiari [2], i quali devono comunque essere documentati con apposita certificazione medica.

Il congedo può durare complessivamente due anni nell’arco della vita lavorativa e può essere continuativo o frazionato nel tempo.

Nel calcolo del limite di due anni rientrano anche i giorni festivi e non lavorativi compresi nel periodo di congedo.

Inoltre quando le frazioni di tempo in cui il lavoratore si assenta sono inferiori al mese, queste si sommano tra loro e si considera raggiunto il mese quando la somma corrisponde a trenta giorni.

Purtroppo tale congedo non è retribuito; ciò vuol dire che lo stipendio si “sospende” per i giorni di assenza dal lavoro. Il periodo di congedo non è neppure computato nell’anzianità di servizio né ai fini previdenziali.

La fruizione del congedo è subordinata all’autorizzazione del datore di lavoro il quale potrebbe non concederlo per l’intero periodo richiesto, purché ne dia i giustificati motivi (per esempio, ragioni organizzative dell’azienda che non permettono la sostituzione del dipendente).

La procedura per la richiesta e concessione del congedo per motivi familiari è indicata nel dettaglio dal contratto collettivo.

 


note

[1] Art. 4, c. 1, L. n. 53/2000.

[2] Art. 4, c. 2, L. n. 53/2000.


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