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Separazione e divorzio: gli aspetti fiscali

18 novembre 2014


Separazione e divorzio: gli aspetti fiscali

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 novembre 2014



Assegni di mantenimento, dichiarazione dei redditi congiunta, liquidazione, familiari a carico, Irpef: quando la coppia fa flop, bisogna ricordarsi di fare i conti anche con il fisco, che ce la mette tutta per complicare la vita agli ex coniugi.

Quando il matrimonio va in pezzi, oltre alle varie vicissitudini giudiziarie ci si deve occupare del fisco, che fa del suo meglio per complicare la vita a chi si era tanto amato.

Esistono due tipi di separazione: quella consensuale, in cui i coniugi sono d’accordo su come regolare i loro rapporti e chiedono che il Tribunale prenda atto della loro volontà, e quella giudiziale, dove non esistono accordi preventivi tra i coniugi ed è il Tribunale che decide, dopo gli opportuni accertamenti, le condizioni della separazione.

Ai fini fiscali, i due tipi di separazione sono trattati allo stesso modo. Diversi effetti sui contribuenti derivano invece dalla sentenza di divorzio, il cui procedimento può avere inizio dopo tre anni dalla separazione.

1 | ASSEGNI DI MANTENIMENTO

Quando, durante il procedimento di separazione, il giudice riconosce che uno dei due coniugi non ha mezzi sufficienti per continuare a mantenere un tenore di vita analogo a quello che conduceva durante la convivenza matrimoniale, stabilisce un assegno di mantenimento in suo favore, pagato dall’altro coniuge.

Non bisogna confondere gli assegni di mantenimento con gli alimenti, che vengono versati solo se il coniuge si trova in stato di bisogno (non possono eccedere lo stretto indispensabile).

Chi li versa può dedurli

Il contribuente che versa periodicamente assegni al coniuge può portarli interamente in deduzione dal proprio reddito imponibile, a condizione che sia intervenuta la separazione legale ed effettiva, l’annullamento o il divorzio, che l’importo sia pari a quello determinato dal giudice (comprese le rivalutazioni) e che le somme siano pagate periodicamente e non in unica soluzione. In caso di separazione di fatto, dunque, l’eventuale versamento volontario di assegni non fa sorgere alcun diritto alla deduzione.

Per quanto riguarda il mantenimento dei figli, poiché entrambi i genitori devono continuare a provvedervi, il genitore cui non siano stati affidati dovrà contribuire economicamente al loro sostentamento, versando al genitore affidatario un assegno determinato dal giudice in base ai rispettivi redditi e alle esigenze dei figli. Ma gli assegni di mantenimento per i figli non sono deducibili dal reddito imponibile. Pertanto, è necessario che nel provvedimento del giudice che dispone il pagamento a favore dell’ex coniuge e dei figli siano chiaramente indicati i due importi distinti. Se non c’è questa distinzione, l’assegno è da considerare destinato per metà ai figli.

Di conseguenza il coniuge che lo versa avrà diritto a dedurre la metà dell’importo totale.

Per poter usufruire delle deduzioni, dovrete presentare al Caf l’atto del giudice e inserire l’importo nei quadri del 730 o dell’Unico tra gli oneri deducibili dal reddito.

 

Chi li percepisce deve dichiararli

Il coniuge che percepisce gli assegni di mantenimento deve inserirli nella dichiarazione dei redditi, visto che sono imponibili ai fini Irpef. La parte dell’assegno destinata al mantenimento dei figli non è imponibile, quindi non deve essere dichiarata né dai figli né dal coniuge che li ha in affidamento.

Per il calcolo della no tax area (la quota di reddito esente Irpef) gli assegni di mantenimento, pur essendo assimilati ai redditi da lavoro dipendente, non possono usufruire dell’incremento di deduzione di 4.500 euro previsto per questa tipologia di reddito.

Quindi nel caso in cui il coniuge percepisca redditi solo sotto forma di assegni di mantenimento, calcolerà la sua no tax area utilizzando esclusivamente la deduzione base di 3.000 euro e non potrà sfruttare le detrazioni da lavoro dipendente (4.500 euro).

2 | LA DICHIARAZIONE CONGIUNTA

In caso di separazione o divorzio non è possibile presentare la dichiarazione congiunta. Se invece arriva il rimborso di un credito Irpef risultante da una precedente dichiarazione congiunta, l’importo può essere attribuito per la quota di sua competenza a ciascun coniuge personalmente (trovate gli importi sulla copia del 730 che avete presentato). Per far questo bisogna dare comunicazione scritta della separazione legale o del divorzio all’Amministrazione Finanziaria.

 

 

3 | LA LIQUIDAZIONE

In caso di cessazione del rapporto di lavoro, l’altro coniuge separato non ha diritto a parte del Tfr, che invece spetta in caso di divorzio a favore del coniuge che percepisce un assegno di mantenimento, nella misura del 40% del Tfr maturato negli stessi anni in cui i due erano sposati.

Se per esempio il rapporto di lavoro è durato 20 anni e il matrimonio 5 anni, all’ex coniuge spetta il 40% del Tfr maturato nei 5 anni. Il Tfr subiranno la tassazione prevista normalmente per questi redditi.

 

 

4 | FAMILIARI A CARICO

Il fisco stabilisce che il genitore può considerare a carico i figli se, singolarmente, producono redditi lordi annui inferiori a 2.840,51 euro, anche se non conviventi.

Per conoscere a quanto ammontano le detrazioni per figli a carico, leggi “Detrazioni per chi ha figli a carico”.

In caso di divorzio o separazione, i figli possono essere dichiarati a carico da entrambi i genitori nella percentuale da essi concordata, indipendentemente da chi li ha in affidamento. L’unico vincolo è che la somma delle percentuali di carico dei figli fra i coniugi sia sempre 100%.

È bene ricordare che in caso di separazione e divorzio non è possibile usufruire per i figli a carico della detrazione per coniuge mancante, prevista invece quando l’altro genitore è deceduto o non ha riconosciuto il figlio.

Detrazioni e deduzioni per gli oneri e le spese sostenute per i figli (spese mediche, di istruzione, assicurazioni, ecc.) sono utilizzabili dal genitore che dichiara i figli a carico. Se gli ex coniugi stabiliscono di dichiarare i figli a carico di entrambi al 50 %, possono, in sede di dichiarazione dei redditi, decidere di spartirsi oppure no le spese detraibili/deducibili sostenute per i figli.

Anche il coniuge effettivamente e legalmente separato può essere considerato come “altro familiare a carico” del dichiarante. Quando invece subentra il divorzio, l’ex coniuge non può mai essere a carico.

 

 

5 | LA CASA FAMILIARE

La casa familiare normalmente viene assegnata a uno solo dei coniugi, a prescindere dalla effettiva quota di proprietà personale. Se ci sono figli, di preferenza la casa familiare spetta al genitore al quale vengano affidati.

Se la casa è in affitto, il contratto viene trasferito a nome del coniuge che vi rimane ad abitare. Se non ci sono figli, generalmente la casa resta al coniuge che ne è proprietario o che è titolare del contratto di locazione; se la casa è intestata a entrambi i coniugi, sono loro o il giudice a decidere a chi assegnarla, salvo dividerla (se è possibile), oppure venderla su accordo delle parti.

6 | IRPEF

In caso di separazione, se l’abitazione principale della coppia (cointestata) viene assegnata a un solo coniuge, entrambi possono continuare a dichiarare la casa come principale, usufruendo della deduzione totale del reddito riferito a essa.

In caso di divorzio, il coniuge trasferito può comunque continuare a dichiarare l’immobile come abitazione principale nella percentuale di sua proprietà solo se vi dimorano i suoi figli.

In entrambe le situazioni, il coniuge trasferito non deve risiedere in altro alloggio di sua proprietà, che diventerebbe automaticamente sua abitazione principale.

Le stesse regole valgono nel caso in cui l’immobile sia intestato esclusivamente al coniuge al quale non è stata assegnata la dimora familiare.

 

 

7 | INTERESSI SUI MUTUI

La detrazione degli interessi passivi sul mutuo stipulato per l’acquisto dell’abitazione principale spetta all’intestatario del contratto di mutuo, anche se l’immobile è adibito ad abitazione principale di un suo familiare. Il titolare del contratto di mutuo è, appunto, di norma, il proprietario dell’immobile.

Nel caso di separazione legale, anche il coniuge separato, finché non intervenga l’annotazione della sentenza di divorzio, rientra tra i familiari.

Pertanto, il coniuge trasferito può continuare a usufruire della detrazione.

In caso di divorzio, al coniuge che ha trasferito la propria dimora abituale spetta comunque il beneficio della detrazione per la quota di sua competenza se nell’immobile hanno la propria dimora abituale i figli (la legge parla infatti di parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo).

8 | SPESE DI RISTRUTTURAZIONE

Nel caso in cui la coppia che si separa/divorzia abbia effettuato lavori di ristrutturazione edilizia sulla casa familiare, usufruendo delle detrazioni previste (che possono essere ripartite in diverse annualità), le quote di detrazione continuano a spettare anche al coniuge trasferito. Sempre che, ovviamente, mantenga la proprietà dell’immobile. Maggiori dettagli nell’articolo: “Dopo la separazione chi paga tutte le spese, le bollette e le rate?

 

 

9 | IMPOSTA SULLA CASA E SULLA SPAZZATURA

 

L’imposta sulla casa ormai cambia ogni anno. Ad oggi, nel caso di una separazione sarà il coniuge che si è visto assegnare la casa e che quindi la abita concretamente, a dover pagare la TASI, non conta a chi dei due coniugi appartenga la casa. Nel caso invece della casa in affitto, paga il proprietario con contributo variabile del locatario.

Come la TASI, anche l’IMU ricade sul coniuge che ha il diritto abitativo della casa familiare, ovvero su colui che si è visto assegnare in sede di separazione la casa. Non si ripropone infatti la situazione che si aveva con la vecchia ICI quando era il coniuge legittimamente proprietario del bene a dover ottemperare al pagamento della tassa.

Al coniuge assegnatario rimangono gli obblighi di pagamento connessi alla Tassa rifiuti (oggi si chiama TARI), che viene richiesta direttamente dal Comune mediante invio di bollettino o di F24 precompilato.

10 | ASSEGNI FAMILIARI

L’assegno per il nucleo familiare è una prestazione che è stata istituita per aiutare le famiglie dei lavoratori dipendenti, dei parasubordinati e dei pensionati. L’assegno spetta in misura diversa in rapporto al numero dei componenti e al reddito del nucleo familiare.

Il coniuge, per far parte del nucleo familiare, non deve essere separato legalmente o divorziato né avere abbandonato la famiglia.

Si considerano non conviventi anche i “separati in casa”, cioè coloro che sono stati autorizzati dal giudice in via temporanea a vivere nella stessa abitazione.

In caso di separazione o divorzio, anche i figli affidati all’altro coniuge non possono essere conteggiati tra i componenti del nucleo familiare. In caso di affidamento congiunto dei figli, il diritto all’assegno scatta a favore di entrambi i coniugi.

In caso di contrasto tra i coniugi, viene utilizzato il criterio della convivenza per valutare intorno a quale dei due coniugi affidatari si è ricomposto il nucleo familiare.

In caso di divorzio e separazione, tra le voci che rientrano nel conteggio del reddito del nucleo familiare devono essere compresi gli assegni periodici di mantenimento corrisposti dal coniuge.

Non si tiene invece conto della parte degli assegni destinata al mantenimento dei figli.

note

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Ma se l altro coniuge risulta disoccupato ma ha un introito di oltre 5000 euro al mese esentasse come si metterà la sua situazione in una giudiziale. ?

  2. Premessa: la coniuge è separata legalmente dal marzo 2012, cambia residenza, è disoccupata, richiede ed ittiene esenzione ticket alla ASL x problemi gravi di salute.
    Nel 2017 la ASL le richiede circa 600,00 indietro per superamento della soglia di reddito del nucleo familiare.

    Erfo: l’unico reddito che ha percepito nel 2012 è la somma di 27.000,00 (di cui 3.000,00 x mamtenimento a saldo dalla vendita della casa coniugale al coniuge, il che non dovrebbe costituire reddito fiscale.

    Come si spiega?

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