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Certificato lavorativo storico: cos’è e come averlo

4 Gennaio 2023 | Autore:
Certificato lavorativo storico: cos’è e come averlo

Il modello C2 che attesta il percorso del lavoratore: cosa contiene, perché serve e come ottenerlo dal Centro per l’impiego o anche online.

Hai fatto un colloquio per un’assunzione e, a un certo punto, il reclutatore ti ha chiesto qual è il tuo percorso storico di lavoratore. Hai ammesso candidamente di non sapere cosa fosse, lui ha sorriso e ti ha invitato a procurarti il modello C2 storico, che attesta le tue precedenti esperienze lavorative. È un documento importante, che i datori di lavoro richiedono spesso per valutare i candidati ad una posizione, soprattutto quando si tratta di un’assunzione agevolata per un pregresso stato di disoccupazione; quindi è molto utile averlo pronto per poterlo esibire all’occorrenza.

Vediamo subito cos’è il certificato lavorativo storico e come averlo; già capisci d’istinto che si tratta di qualcosa di diverso dal consueto curriculum, perché qui i dati non sono autodichiarati ma vengono elaborati da un ufficio pubblico, che è il Centro per l’impiego. Inutile dire che i dati contenuti nel modello C2 possono essere anche riportati nel proprio curriculum, che così risulterà molto più preciso ed esatto. Infatti, il certificato del percorso storico del lavoratore evidenzia anche i titoli di studio conseguiti e la durata degli eventuali periodi di disoccupazione tra un impiego e l’altro, fino a data attuale. Attenzione però: la storia lavorativa non è del tutto completa, e perciò ti spiegheremo anche cosa manca, e perché i modelli C2 talvolta contengono delle lacune.

Certificato lavorativo storico: cos’è e cosa contiene?

Il certificato lavorativo storico – chiamato anche “percorso lavoratore” – è un documento elaborato su un apposito schema informatizzato, il modello C2, che elenca i lavori svolti da un soggetto nel corso del tempo e registrati nella rete dei Centri per l’impiego. Le informazioni comprendono la data di inizio e di cessazione dell’attività lavorativa, il nominativo del datore di lavoro e le mansioni di inquadramento: sono poche righe, sintetiche ed essenziali, ma contengono l’intera storia lavorativa.

In alcuni casi, le informazioni contenute nel certificato storico sono più complesse, specialmente quando il lavoratore ha avuto diversi cambi occupazionali, anche intervallati da periodi di disoccupazione, durante i quali può essere stato iscritto alle liste di mobilità, o negli elenchi del collocamento mirato, ed aver sottoscritto una dichiarazione di disponibilità all’assunzione o un patto di servizio personalizzato finalizzato alla partecipazione ad una delle misure di politica attiva di ricerca del lavoro. Sono tutti elementi che comprovano un effettivo “darsi da fare” per trovare un lavoro e, di solito, vengono valutati positivamente dalle aziende alla ricerca di personale.

Certificato lavorativo storico: cosa manca?

I dati del certificato lavorativo storico vengono estrapolati dalle comunicazioni obbligatorie che ogni datore di lavoro deve effettuare al momento dell’assunzione, integrati dalle iscrizioni e comunicazioni di disponibilità al lavoro fatte ai Centri per l’impiego e dalle registrazioni dello stato di disoccupazione o di inoccupazione; quindi, nel modello C2, non compariranno – o saranno inserite, ma con ritardo rispetto al periodo di riferimento – le seguenti voci:

  • i lavori svolti “in nero”, cioè quelli che non sono stati dichiarati agli Enti previdenziali ed assistenziali per il versamento dei relativi contributi, ed al Fisco per i redditi prodotti;
  • le esperienze lavorative fatte all’estero;
  • i rapporti di lavoro autonomo (i dati riguardano solo le prestazioni di lavoro dipendente subordinato);
  • i lavori svolti attraverso agenzie di somministrazione del personale (dette anche agenzie per il lavoro, o agenzie interinali), cui molte imprese si rivolgono per ottenere manodopera (il Centro per l’impiego ottiene i dati entro il giorno 20 del mese successivo a quello di instaurazione del rapporto di lavoro);
  • i rapporti di lavoro domestico (colf, babysitter, badanti, caregiver, ecc.): i dati sono gestiti dall’Inps, e in seguito vengono riversati periodicamente nella rete dei Centri per l’impiego;
  • le assunzioni avvenute presso una Pubblica Amministrazione o un Ente pubblico, che sono soggette alle procedure concorsuali e non passano attraverso i Centri per l’impiego (anche se gli vengono comunicate successivamente);
  • alcuni dati lavorativi ed occupazionali antecedenti all’11 gennaio 2008 (data di entrata in vigore del modello C2) che non sono ancora stati digitalizzati ed acquisiti negli archivi informatizzati dei Centri per l’impiego.

Certificato lavorativo storico: è obbligatorio?

L’esibizione del modello C2 non è obbligatoria per ottenere l’assunzione, ma potremmo dire che è fortemente consigliata, in quanto molti datori di lavoro richiedono al lavoratore il certificato storico per i seguenti motivi:

  • verificare la presenza delle condizioni per l’assunzione agevolata, come lo stato di disoccupazione protratto oltre 12 o 24 mesi: in questi casi, il datore di lavoro ottiene un notevole sgravio contributivo e quindi vuole assicurarsi preventivamente che il futuro dipendente sia in possesso dei requisiti richiesti;
  • riscontrare le precedenti esperienze lavorative, con la durata dei vari impieghi ed incarichi svolti presso ciascuna azienda o ditta, l’evoluzione della carriera e le eventuali interruzioni, dovute a licenziamento o dimissioni volontarie, che hanno comportato lo stato di disoccupazione;
  • controllare le date di conseguimento dei titoli di studio o professionali e le date di iscrizione al centro dell’impiego e delle dichiarazioni di disponibilità al lavoro, notando eventuali tempi morti o “periodi bui” (i motivi per cui è avvenuto ciò potranno essere esplorati durante il colloquio finalizzato all’assunzione).

Modello C2 storico: come e dove si richiede?

Il modello C2 storico può essere richiesto dall’interessato, direttamente o tramite un patronato, presso il Centro per l’impiego del proprio luogo di residenza, esibendo un documento di identità valido e il codice fiscale.

Alcune Regioni italiane (non ancora tutte) hanno attivato nei Centri per l’impiego dei propri territori il servizio di richiesta online del certificato storico. Le procedure telematiche variano da Regione a Regione; in ogni caso, bisogna collegarsi ai rispettivi portali, autenticandosi con le credenziali Spid, Cie o Cns, e compilare il modulo di richiesta (che in alcuni casi può essere inviato anche via e-mail all’indirizzo fornito dalla Regione).

Alcuni Centri per l’impiego richiedono di allegare alla domanda una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, dunque un’autocertificazione, da compilare secondo il modello fornito dall’ufficio o disponibile online sul portale della Regione; non è necessario che la firma sia autenticata, perché l’atto è inviato ad una Pubblica Amministrazione. Per ulteriori informazioni leggi “Come richiedere lo storico del lavoro?“.



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