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Incidente: risarcito anche l’uomo per la perdita della capacità di lavoro domestico

18 novembre 2014


Incidente: risarcito anche l’uomo per la perdita della capacità di lavoro domestico

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 novembre 2014



Risarcimento del danno a seguito di sinistro stradale: non poter sbrigare i lavori in casa è un danno che deve essere liquidato dal giudice, specie se a ciò si aggiunge la prova di aver dovuto assumere una colf.

Chi dice che sono solo le donne a fare le faccende di casa? Nella famiglia moderna, l’uomo ha imparato a contribuire al 50%, così come la donna ha acquistato una propria indipendenza anche sul piano lavorativo. E pertanto, nel caso in cui un incidente stradale costringa l’uomo ad un lungo riposo forzato a letto, a questi spetta il risarcimento del danno patrimoniale da perdita della capacità di lavoro domestico. Salvo che il responsabile (o la sua assicurazione) dimostrino che il danneggiato non si occupasse affatto dei lavori domestici.

Non solo. Se, nello stesso tempo, la donna è impegnata gran parte del giorno fuori casa per il lavoro, e nelle restanti ore è costretta ad assistere il coniuge malato, abbandonando così il ménage domestico, anche a lei spetta il risarcimento del danno patrimoniale quando, per provvedere alla casa, sia costretta ad assumere una colf.

A enucleare tali principi è una sentenza di questa mattina [1] pubblicata dalla Cassazione.

In realtà non è certo madre natura – dice la Suprema Corte – a stabilire i criteri di riparto delle incombenze domestiche fra i coniugi, che invece risulta frutto di scelte soggettive e costumi sociali. E fino a prova contraria c’è da ritenere che marito e moglie rispettino il precetto il codice civile [2] laddove parla di parità fra i coniugi e, in particolare, stabilisce che entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.

Qualunque persona non può fare a meno di occuparsi di una certa parte del lavoro domestico, se non altro che per le sue esigenze personali. Dal “fatto noto” dell’incidente e dell’invalidità riportata dall’uomo è possibile risalire al “fatto ignoto” che, a causa dei postumi, egli non può più provvedere al ménage familiare.

Anche la moglie va risarcita nei casi in cui, per assistere il marito, è costretta a rinunciare alle occupazioni domestiche: ciò comporta sicuramente la spesa per una domestica che si prenda cura della casa ormai abbandonata a se stessa.

I due tipi di risarcimento sono del tutto autonomi e, pertanto, possono essere risarciti contemporaneamente, nello stesso processo, senza che vi sia, tra di loro, incompatibilità o duplicazione.

note

[1] Cass. sent. n. 24471/14 del 18.11.2014.

[2] Art. 143 cod. civ. co. 3.

Autore immagine: 123rf com

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