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Lo sai che? Incidente stradale: se l’investitore è senza assicurazione e nullatenente

Lo sai che? Pubblicato il 18 novembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 novembre 2014

Mia madre, investita da motorino senza assicurazione, riportò frattura scomposta gamba e deficit funzionale: il tribunale riconobbe le responsabilità dell’investitore condannandolo al risarcimento che, tuttavia, questi non vuole pagare e contemporaneamente si è reso furbescamente nullatenente se non di casa e pensione; casa che anche dopo 20 aste nessuno compra nonostante ribassi. Come posso fare per tutelarmi?

I danni subiti dalla circolazione di veicoli non coperti dall’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile vengono risarciti dal Fondo di garanzia per le vittime della strada (FGVS) [1]. Il Fondo è gestito dalla CONSAP (Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici) sotto la vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico. In ogni Regione viene designata una compagnia di assicurazione privata tenuta a gestire le procedure di risarcimento promosse nei confronti del Fondo di garanzia. La finalità del Fondo è proprio quella di tutelare i soggetti che siano stati vittime di incidenti stradali o comunque siano stati investiti e danneggiati da veicoli circolanti senza l’assicurazione obbligatoria per l’RCA (oltre che in altre circostanze, come ad esempio in caso di liquidazione coatta amministrativa dell’assicurazione responsabile).

Alla luce del quesito sopra trascritto sembra di capire che il giudizio promosso per ottenere il risarcimento del danno subito dalla persona investita sia stato instaurato nei confronti del responsabile, mentre nessuna richiesta sembra essere stata avanzata nei confronti del FGVS. Se così fosse, la prima cosa da accertare è il motivo per il quale l’avvocato che ha gestito la pratica non ha svolto la domanda di risarcimento nei confronti del FGVS, anche al fine di valutare l’esistenza di una eventuale responsabilità professionale.

L’importanza di accertare se vi sia stata o meno una responsabilità professionale per non aver correttamente indirizzato la richiesta di risarcimento è determinata dal fatto che l’azione potrebbe ad oggi essere prescritta. Il codice civile [2] fissa in due anni dall’evento il termine di prescrizione per le azioni di risarcimento danni provocate dalla circolazione di veicoli. Tale termine viene esteso a sei anni quando siano presenti, come nel caso di specie, delle lesioni personali [3]. Infatti, la norma stabilisce che “In ogni caso, se il fatto è considerato dalla legge come reato e per il reato è stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile”.

Quando in un sinistro stradale vengono prodotti dei danni fisici ad una persona, sussiste almeno astrattamente la fattispecie del reato di “lesioni personali”, per il quale è previsto il più lungo termine di prescrizione di sei anni. Conseguentemente, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che la prescrizione per il risarcimento del danno da lesioni provocate da incidenti stradali è di 5 anni anche se non è stata presentata querela nei confronti del responsabile del sinistro.

Alla luce di quanto sopra, se sono già trascorsi più di sei anni dal verificarsi del sinistro senza che nessuna domanda di risarcimento sia stata avanzata nei confronti del FGVS, nessun diritto potrà più essere vantato verso quest’ultimo ed il credito dovrà necessariamente essere recuperato nei confronti del genitore già condannato o del conducente, se nel frattempo fosse divenuto maggiorenne.

Dal quesito sopra riportato, ad oggi risulta essere stato pignorato un bene immobile (la casa) appartenente al debitore, il quale tuttavia è rimasto invenduto nonostante i continui ribassi. Ove risultasse impossibile vendere l’immobile, a seconda dell’importo del credito vantato, del valore dell’immobile pignorato e verificata assieme all’avvocato la sussistenza delle ulteriori condizioni previste dalla legge [4], potrebbe essere presa in considerazione l’ipotesi di chiederne l’assegnazione in pagamento.

Per quanto riguarda invece la pensione, occorre menzionare che la stessa non è del tutto impignorabile, bensì, come per lo stipendio, la pensione mensile è pignorabile nei limiti di 1/5, al netto delle ritenute di legge e/o delle precedenti cessioni volontarie, nonché della cosiddetta “esigenza minima vitale”. La Corte Costituzionale [5], infatti, consente la pignorabilità della pensione nella misura del quinto, da determinarsi sulla parte del trattamento in quanto eccedente le esigenze minime di vita del pensionato.

Infine, se i beni tuttora nella disponibilità dei debitori non fossero idonei o sufficienti a soddisfare il credito e negli ultimi cinque anni fossero stati posti in essere atti volti a sottrarre il patrimonio del debitore al soddisfacimento dei creditori (nel caso mi riferisco alla menzionata vendita del negozio), potrebbero sussistere i requisiti per ottenere dal Tribunale una revocatoria, con conseguente inefficacia della vendita nei confronti del creditore, il quale potrebbe soddisfarsi anche sui beni venduti. In tal caso dovrebbero però sussistere una serie di condizioni, fra le quali non soltanto la mala fede di colui che si è liberato dei beni ma anche di colui che li ha acquistati a titolo oneroso. L’azione revocatoria può essere esperita entro massimo 5 anni dal compimento dell’atto da revocare.

note

[1] Istituito con Legge n. 990 del 1969 ed è oggi disciplinato agli art. 283 e ss. cod. Assicurazioni.

[2] Art. 2947 cod. civ.

[3] Cass. S.U. sent. n. 27337/08.

[4] Artt. 588 – 590 cod. proc. civ.

[5] C. Cost. sent. n. 506/02.

 

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Io feci ricorso al Fondo di garanzia per le vittime dei pirati della strada nel 1994 e ci rimisi, oltre al danno e la macchina buttata allo sfascio, 2 milioni e 500 mila lire per la franchigia che veniva richiesta dal Fondo.
    Il pirata tra l’altro era un carabiniere che girava senza assicurazione….guidando come un folle commettendo tutti i reati possibili. Per fortuna sono vivo!

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