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Cosa si rischia per diffamazione su Facebook?

4 Gennaio 2023 | Autore:
Cosa si rischia per diffamazione su Facebook?

Insulti e opinioni sui social network: quando scatta il reato e quando, invece, prevale il diritto di critica?

Parlare alle spalle di una persona non è solo da maleducati ma perfino da delinquenti. Chi pensa che quanto appena detto sia un’esagerazione si sbaglia: è la legge stessa a stabilirlo. Il Codice penale condanna infatti chiunque offenda la reputazione di una persona assente. La pena può consistere in una semplice multa o perfino nella reclusione. Con questo articolo ci soffermeremo su uno specifico argomento: vedremo cioè cosa si rischia per diffamazione su Facebook.

In effetti, i social network sembrano aver monopolizzato questo tipo di reato, probabilmente per la facilità con cui è possibile commetterlo: come vedremo, infatti, è sufficiente anche un solo post pubblicato sulla propria bacheca per incorrere in un crimine. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme cosa si rischia per diffamazione su Facebook.

Diffamazione: quando c’è reato?

Per legge [1], c’è reato di diffamazione quando si offende la reputazione altrui in presenza di almeno altre due persone e in assenza della vittima.

È il classico comportamento di chi sparla alle spalle di qualcun altro, raccontando di lui peste e corna ma poi fingendo di essergli amico quando si ritrovano insieme.

Per “reputazione” si intende la considerazione che le altre persone hanno della vittima. Di conseguenza, la diffamazione consiste nell’infangare il buon nome di una persona (in campo professionale, familiare, sociale, ecc.).

Chi può essere accusato di diffamazione?

Alla luce di quanto detto nel precedente paragrafo, possiamo fare alcuni esempi di chi può essere accusato di diffamazione:

  • la persona che, approfittando dell’assenza di chi si è momentaneamente allontanato, cominci a parlarne male con gli altri;
  • chi spettegola sulla vita sentimentale della vittima, ad esempio mettendone in dubbio la fedeltà al coniuge;
  • chi diffonde maldicenze tramite lettera o email;
  • chi disegna la caricatura offensiva di una persona e poi la rende pubblica;
  • chi diffonde una foto o un video che ritrae la vittima in una posa ridicola o compromettente.

Diffamazione su Facebook: cosa dice la legge?

Le offese su Facebook costituiscono una forma aggravata di diffamazione, in quanto commessa con un “mezzo di pubblicità”. La legge ritiene infatti particolarmente pericoloso infangare la reputazione altrui attraverso strumenti caratterizzati da particolare visibilità.

Si pensi a un commento ingiurioso pubblicato su un giornale, su un blog oppure sul proprio profilo social: potenzialmente chiunque potrebbe prenderne visione, con enorme danno della persona offesa.

Insomma: una cosa è spettegolare tra amici mentre si è al bar, altro è spiattellare tutto sui social, ove chiunque può leggere cosa c’è scritto.

Diffamazione su Facebook: come avviene?

La diffamazione a mezzo Facebook può avvenire in tantissimi modi:

  • condividendo sul proprio profilo un’espressione ingiuriosa nei confronti di un’altra persona;
  • commentando in maniera oltraggiosa il post di altri;
  • pubblicando una foto solo per mettere in ridicolo chi vi è ritratto.

Chat di gruppo Facebook: quando c’è reato?

È possibile commettere diffamazione su Facebook anche utilizzando la chat (Messenger, in pratica). È il caso di chi, in una chat di gruppo, sparla di una persona che non fa parte della conversazione oppure che c’è ma non è online.

A tal proposito, la Corte di Cassazione [2] ha stabilito che anche per la diffamazione su Facebook e sugli altri social network c’è bisogno che la vittima sia assente, cioè non sia online al momento del commento denigratorio.

E così, la presenza virtuale della vittima al momento delle parole diffamatorie esclude la sussistenza del reato in questione. Ad esempio, se in una chat di gruppo il bersaglio delle critiche è online, allora non potrà parlarsi di diffamazione ma di semplice ingiuria, la quale non costituisce reato.

Quando non c’è diffamazione?

Non c’è diffamazione se ci si limita a manifestare il proprio pensiero senza l’intenzione di muovere un’offesa gratuita.

Ad esempio, chi si dichiara insoddisfatto della prestazione di un professionista oppure dei servizi di un ristorante non commette diffamazione anche se il commento è negativo e, in teoria, può compromettere la reputazione del destinatario, se l’intenzione è quella di riportare un’esperienza spiacevole senza trascendere, cioè senza andare sul personale. In questi casi, si esercita il diritto costituzionale alla critica.

Cosa si rischia per diffamazione?

La diffamazione è punita con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1.032 euro. Le cose cambiano, però, nel caso di diffamazione su Facebook.

Cosa si rischia per diffamazione su Facebook?

Trattandosi di un’ipotesi aggravata del reato, la diffamazione su Facebook è punita con la reclusione da sei mesi a tre anni o con la multa non inferiore a 516 euro.

Ma non solo: la diffamazione su Facebook viene giudicata dal Tribunale in composizione monocratica e non dal Giudice di pace. Ciò a testimoniare ulteriormente la maggiore gravità del reato.

Come la diffamazione semplice, invece, anche la diffamazione aggravata su Facebook è punibile a querela di parte, con la conseguenza che:

  • la vittima dovrà sporgere denuncia entro tre mesi da quando si è accorta di essere stata diffamata;
  • la vittima potrà rimettere la querela in qualsiasi momento, purché il procedimento non sia terminato.

note

[1] Art. 595 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 44662 del 2 dicembre 2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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