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Telefonia: traffico a consumo ed extrasoglia? Come chiederne il rimborso

19 Novembre 2014 | Autore:
Telefonia: traffico a consumo ed extrasoglia? Come chiederne il rimborso

Se hai un abbonamento telefonico “tutto compreso” e ti vengono addebitati ulteriori costi puoi chiederne il rimborso.

Sempre più spesso i consumatori che hanno dei contratti in abbonamento per il servizio di telefonia mobile e traffico dati, oppure per la connessione ad internet tramite il proprio cellulare, smart-phone o tablet, si vedono addebitare in bolletta costi fuori controllo, che portano a superare anche in maniera sensibile la previsione di spese legata alla tariffa del proprio abbonamento.

Spesso tale costo riportato in bolletta come traffico a consumo o extrasoglia, è relativo a servizi a pagamento, di cui probabilmente l’utente non ha mai usufruito e che in ogni caso sono stati attivati a sua insaputa.

In questo caso, il cliente che riscontri l’addebito di tali costi, ulteriori rispetto al proprio piano tariffario, ha la possibilità di richiederne il rimborso e la compagnia telefonica è obbligata a restituirli. Il preteso pagamento, infatti, non può trovare alcuna giustificazione in assenza di un valido contratto. Pertanto, se il consumatore non ha mai attivato consapevolmente alcun servizio, non è tenuto ad alcun pagamento.

A ciò si aggiunga che le compagnie telefoniche che addebitano tali “costi aggiuntivi” non sono mai in grado di dimostrare se il cliente abbia volontariamente accettato il servizio, né che tale servizio sia stato effettivamente utilizzato, per cui saranno necessariamente costrette a restituire le somme addebitate a tale titolo.

Lo stesso discorso potrebbe essere allargato al traffico telefonico extrasoglia. Le compagnie telefoniche sono in grado, di fronte ad una contestazione del cliente, di dimostrare l’effettivo sforamento della soglia prevista nell’abbonamento, per la disponibilità della quale lo stesso cliente già paga il canone mensile previsto dal contratto?

E qui sta il nocciolo della questione. Il CORECOM Lazio, in linea con il consolidato orientamento giurisprudenziale formatosi in materia, infatti, ha già più volte disposto che, in caso di rituale contestazione del traffico fatturato, l’operatore deve fornire la prova della sussistenza delle relative somme, altrimenti l’utente ha diritto allo storno e/o al rimborso degli importi eventualmente versati. Per la procedura leggi: “Controversie con gli operatori telefonici: come contestare la bolletta”.

L’emissione della bolletta non costituisce, infatti, un negozio di accertamento, idoneo a rendere certa ed incontestabile l’entità della somministrazione, ma solo un atto unilaterale di natura contabile diretto a comunicare all’utente le prestazioni già eseguite, secondo la conoscenza e il convincimento dell’operatore telefonico che, è bene precisarlo, non sempre corrisponde alla realtà.

Sussiste, quindi, in capo all’operatore, l’onere di provare l’esattezza dei dati posti a base della fattura nel caso di contestazione del suo ammontare da parte dell’utente come affermato anche dalla Corte di Cassazione, e nel caso in cui tale prova non possa essere fornita l’utente ha diritto al rimborso di quanto già pagato.



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