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Quando la scuola deve chiamare i servizi sociali?

5 Gennaio 2023 | Autore:
Quando la scuola deve chiamare i servizi sociali?

Quando intervengono i servizi sociali? Cosa fa l’assistente sociale? Gli insegnanti devono segnalare le condizioni di disagio degli alunni?

La legge italiana cerca di rimuovere le diseguaglianze che ci sono tra le persone, occupandosi soprattutto di tutelare i più deboli, cioè i soggetti che, per una ragione o per un’altra, si trovano in un profondo stato di difficoltà. Per assolvere a tale compito si avvale di particolari istituti giuridici (si pensi alla tutela e all’amministrazione di sostegno per le persone che non sono in grado di provvedere a sé stesse) e di personale specializzato. In quest’ultima categoria rientrano gli assistenti sociali. Col presente articolo ci occuperemo di un aspetto in particolare: vedremo cioè quando la scuola deve chiamare i servizi sociali.

La scuola ha una funzione fondamentale per la crescita e il corretto sviluppo psico-fisico dei ragazzi, per importanza seconda solamente alla famiglia. Gli insegnanti non si limitano quindi a esercitare una funzione solamente didattica, avendo anche il compito di segnalare alle autorità competenti le eventuali anomalie riscontrate negli alunni. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando la scuola deve chiamare i servizi sociali.

Servizi sociali: cosa sono?

Per “servizi sociali” si intende quel sistema di servizi che lo Stato predispone per tutelare le persone maggiormente disagiate.

In pratica, i servizi sociali servono a prevenire, eliminare o ridurre le condizioni di svantaggio, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e da ogni altro ostacolo alla piena realizzazione di sé. Si pensi ai servizi sociali che devono intervenire in caso di persona anziana che vive in condizioni di povertà estrema oppure di malattia senza ricevere alcuna assistenza.

Si immagini ancora la condizione dei bambini abbandonati dai genitori, costretti a fare l’elemosina agli angoli delle strade, ecc.

I servizi sociali rappresentano quindi un settore della Pubblica Amministrazione che offre strumenti per garantire assistenza a persone in difficoltà.

Assistenti sociali: chi sono?

Il fulcro dei servizi sociali è rappresentato dall’assistente sociale, cioè dalla persona, munita di competenze specifiche, in grado di attuare le prestazioni che i suddetti servizi devono garantire.

Il titolo di assistente sociale o di assistente sociale specialista è legato al superamento dell’esame di Stato al quale si può accedere se si è in possesso rispettivamente di una laurea triennale in Servizio sociale o magistrale in Servizio sociale e politiche sociali.

L’assistente sociale, per conto dell’ente per cui lavora, si occupa di:

  • raccogliere dati per valutare la situazione che è stata segnalata. Si pensi all’assistente sociale che fa visita a una famiglia per valutarne le condizioni economiche;
  • redigere una relazione in cui rappresenta la situazione sottoposta alla sua attenzione;
  • definire un progetto personalizzato, cioè il percorso che bisognerà seguire per eliminare la situazione di disagio. Si pensi al genitore tossicodipendente che, per riacquistare la responsabilità genitoriale, si sottoponga a un programma riabilitativo.

Servizi sociali: quando intervengono?

I servizi sociali possono intervenire in svariate occasioni, come ad esempio:

  • a sostegno delle donne nei casi di separazione;
  • in difesa dei bambini che subiscono maltrattamenti in famiglia;
  • per supportare anziani e disabili nel loro inserimento in strutture specializzate.

Scuola: quando deve chiamare i servizi sociali?

Ci sono casi in cui i servizi sociali devono essere chiamati necessariamente. Gli insegnanti, infatti, in qualità di pubblici ufficiali, non possono far finta di nulla davanti a situazioni che necessitano dell’intervento degli assistenti sociali.

La scuola deve quindi chiamare i servizi sociali in casi come:

  • evidente stato di abbandono dell’alunno minore;
  • indizi che fanno presumere che lo studente sia vittima di percosse oppure che viva un profondo disagio psicologico in famiglia, ad esempio a causa dei litigi tra i genitori;
  • genitori che non sono in grado di occuparsi dell’educazione del figlio;
  • figli di genitori separati o divorziati vittime del disagio derivante dalla fine traumatica del rapporto;
  • alunni minori costretti a prostituirsi;
  • studenti con deficit cognitivi non assistito dalla famiglia.

In tutti questi casi (e in quelli simili), la scuola deve attivarsi per segnalare l’alunno ai servizi sociali, affinché questi intervengano con il proprio personale specializzato al fine di verificare se sussiste effettivamente la condizione di disagio e, in caso positivo, mettano a punto gli strumenti per porvi rimedio.

Peraltro, in alcune delle ipotesi sopra viste, potrebbero ricorrere perfino dei reati (si pensi ai delitti di maltrattamenti oppure a quello di prostituzione minorile): in questi casi, la scuola dovrebbe perfino segnalare i fatti direttamente alla Procura della Repubblica competente per territorio.

In ogni caso, l’obbligo di denuncia scatta anche in capo agli assistenti sociali, con la conseguenza che, se questi intervengono su segnalazione della scuola e si rendono conto che i minori sono vittime di reati, potranno essi stessi sporgere denuncia alle autorità.

Tribunale per i minorenni: quando interviene?

Nei casi più gravi, i servizi sociali possono chiedere l’intervento del Tribunale per i minorenni affinché siano adottati i provvedimenti più opportuni. Si pensi alla necessità di allontanare il minore da un contesto familiare degradante, oppure di dichiararne lo stato di adottabilità.

Come già ricordato, nell’ipotesi in cui siano stati commessi reati contro i minori, la segnalazione verrà fatta alla Procura della Repubblica.



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