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Attenti alle rate del mutuo troppo alte: possono far scattare il redditometro

19 Novembre 2014
Attenti alle rate del mutuo troppo alte: possono far scattare il redditometro

Valido l’accertamento fiscale se le rate del mutuo sono sproporzionate rispetto alla dichiarazione dei redditi.

Il redditometro serve proprio a questo: a verificare che tra le entrate e le uscite della famiglia vi sia proporzione. Per cui, se si spende più di quanto si dichiara al fisco, evidentemente c’è qualcosa che non torna. Salvo dimostrare che i soldi utilizzati prevengano da elargizioni di altri familiari.

Pertanto, va considerato legittimo l’accertamento fiscale basato sul redditometro se le rate del mutuo ipotecario sono troppo alte rispetto alla dichiarazione.

È questa la sintesi della decisione a cui è pervenuta, poche ore fa, la Cassazione [1].

Attenti, quindi, a quanto pagate mensilmente alla banca (ma stesso discorso si potrebbe fare, per esempio, per i canoni di affitto versato al padrone di casa, per la polizza vita o l’assicurazione infortuni, ed ancora per la bolletta della luce, ecc.)

Per evitare l’accertamento di tipo sintetico (quello appunto con redditometro [2]) il contribuente deve provare, anche prima della notificazione dell’accertamento, che il maggior reddito rilevato dall’Agenzia delle Entrate attraverso il controllo delle spese sostenute è costituito – in tutto o in parte – da redditi esenti o magari provenienti da terzi soggetti, come quelli dei familiari.

Ma in quest’ultimo caso, è necessario che l’interessato dia dimostrazione documentale di tale provenienza del denaro da terzi. E, a riguardo, la tracciabilità dei pagamenti – come può essere il bonifico proveniente dal conto corrente del parente – è certo lo strumento che offre maggiori sicurezze nei confronti del fisco.

Nel caso di specie, per esempio, i giudici hanno ritenuto insufficiente la copia fotostatica di un assegno privo di data, del quale, peraltro, risulta indimostrata la negoziazione.

Dunque, ben venga che le rate del mutuo siano pagate direttamente dal conto di papà o che questi dia un contributo mensile al figlio per pagare la casa. Ma tutto ciò non deve mai avvenire con denaro contante.


note

[1] Cass. sent. n. 24586 del 19.11.2014.

[2] Regolato dall’art. 38 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600

Autore immagine: 123rf com


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