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Fotografare mendicanti e disagiati è reato

4 Febbraio 2012 | Autore:
Fotografare mendicanti e disagiati è reato

Commette reato di diffamazione chi pubblica foto di mendicanti  e disagiati senza il loro consenso e non utilizza tecniche di non identificazione dei volti.

Secondo la Cassazione [1], pubblicare la foto di un mendicante, senza la sua autorizzazione, costituisce reato di diffamazione.

La coscienza comune, infatti, pone questi soggetti in uno dei gradini più bassi della cosiddetta scala sociale e, pertanto, è naturale che chi sia costretto dalla necessità a praticare la carità si senta mortificato e gravemente ferito nella sua onorabilità. Dunque, l’eventuale pubblicazione della sua immagine sarebbe per lui fonte di una sicura diffamazione.

Nel caso deciso dalla sentenza in commento, una rumena era stata fotografata mentre chiedeva l’elemosina e lo scatto era stato posto a corredo di un articolo sul pacchetto sicurezza e sulle ronde nelle città.  Secondo i giudici, il lettore avrebbe finito per identificare la donna con il fenomeno che il “pacchetto sicurezza” intendeva estirpare: l’accattonaggio e la criminalità diffusa tra gli ambienti degli immigrati.

La Corte ha poi dato un suggerimento ai fotografi: quando le esigenze di cronaca impongono la pubblicazione di immagini di persone in qualche modo coinvolte in fenomeni su cui grava un pesante pregiudizio della collettività, è necessario sgranare la foto o coprire il volto della persona ritratta per renderla non identificabile. Ciò al fine di evitare che si crei un preciso collegamento tra il fenomeno in generale e la persona fisica, evitando per quest’ultima il conseguente disonore sociale.


note

[1] Cass. sent. n. 3721/2012.


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6 Commenti

  1. Il diritto , la giustizia e la giurisprudenza sono elucubrazioni dell’uomo e pertanto fallaci, relative e in continuo cambiamento anche se legate al potere giudiziario e all’ordine pubblico. Un mendicante in uno stato civile non dovrebbe esistere. Se esiste dovrebbe essere considerato un reato dello stato. Egli infatti per essere stato ridotto a medicare è stato già privato di ogni diritto sociale e di ogni dignità di essere umano ed è risibile anzi ridicola l’idea della difesa della sua onorabilità attraverso questa legge che è tesa solo a nascondere le vergogne di uno stato incapace di risolvere i problemi sociali.

  2. Sono d’accordo! Ma la Cassazione non promulga leggi, ma solo sentenze, e pertanto per ora possiamo fotografare i mendicanti. Ma è mendicante colui che suona uno strumento in strada, o gioca con le bolle di sapone, o esegue giochi da circo, o….?

  3. Condivido totalmente il post di “Francesco Fiorista” e mi chiedo:
    Se un mendicante si siede sui gradini davanti al Duomo in piazza Duomo a Milano, nessuno può più fotografare la piazza o il duomo, perché c’è il mendicante? O deve ROVINARE la propria immagine coprendone il viso?
    Questo paese è allo sbando ed è un vero esempio di degrado intellettuale!!!

  4. Vorrei far notare che nella sentenza cui tratta l’articolo (per altro non e’ la prima) si parla di divieto di pubblicazione e non di ripresa. Ergo, il problema di riprendere il Duomo in tutta la sua maestosita’ non esiste (e mai potrebbe esistere in un paese democratico, a patto di non stravolgere la carta costituzionale).
    Pur tuttavia, da fotografo di reportage e street photography, non so chi sia piu poveraccio tra il clochard o il “fotografo” che lo riprende senza una reale necessita’ (cronaca giornalistica o reportage sociale su commissione).

  5. Mi collego a cio che ha scitto il collega Vincenzo e cioè chi è più più poveraccio il mendicante o il fotografo? Il fotografo fa la foto per necessità di cronaca o per arte ecc.. quindi comunque in molti casi lo si fa per lavoro, io lo faccio per lavoro, per pagare le tasse ecc.. il mendicante, e questo è successo a Viterbo, alla fine della giornata, magari, va a depositare sul conto personale della posta € 1000 in monetine frutto del suo”mendicare”. Tutto questo la legge lo vede?, c’è una sentenza per questo. Altro problema e l’abusivismo fotografico, cioè senza posizione fiscale in regola: molti girnali pubblicano fotografie di fotoamatori della “domenica” solo perchè a quest’ultimi piace vedere la loro foto pubblicata; questo è sbagliato e va a discapito di tutta la categoria professionale inoltre il fotoamatore non è soggetto alla conoscenza e al rispetto del TULPS sulla fotografia di persone, luoghi sensibili ecc.. Si evince che se fotografa un mendicante, probabilmente non gli frega niente di accortezze di privacy, basta che pubblica la foto ed contento e si fa grande con gli amici….Saluti. Duilio Grassini

  6. Per prima cosa direi che il titolo è sbagliato. Non è reato fotografare, ma, semmai, PUBBLICARE. E spesso (specie nella cronaca) non è il fotografo che decide cosa verrà pubblicato e cosa no, ma lo decide la testata, lo decidono i suoi funzionari, dal capo servizio al direttore responsabile all’editore, come dicevo il fotografo spesso non viene nemmeno interpellato. Nel caso, direi che è più che evidente che eventualmente si configurerebbe una correità. Chi decide infatti, al momento della pubblicazione, se applicare le pecette o le mascherature atte alla non riconoscibilità del soggetto, chi fotografa o chi pubblica? Argomento ad ogni modo difficile e delicato che coinvolge sia il rispetto intrinseco che dovrebbe esserci tra il fotografante ed il fotografato, ma coinvolge anche il diritto alla cronaca, alla documentazione, al racconto. Molte dellle grandi fotografie dei grandi maestri del passato oggi non sono più fattibili, e questo credo sia un impoverimento. Ma credo che abbia ragione anche il Sig. Francesco. Un mendicante, in uno stato civile non dovrebbe esistere, a meno che non scelga il mendicare come stile personale di vita, ed in quest’ ultimo caso non credo ci siano i presupposti per la “disonorabilità” ad opera del fotografo. Infine, se il pubblicare foto di persone in grave stato di disagio è reato, dovrebbero essere condannate de facto TUTTE le testate giornalistiche italiane e straniere che pubblicano sul territorio nazionale, a prescindere dal dove/come/quando la fotografia è stata scattata, altrimenti si genera una disparità di diritti tra chi è difendibile e chi no. Il mendicante ripreso a Milano avrebbe diritti che il mendicante ripreso in una qualsiasi altra città del mondo non avrebbe, e il fotografo che resta “a casa” rischierebbe di essere punito mentre di contro il collega che viaggia avrebbe garantita l’impunità.

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