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Come si esce da un consorzio?

7 Gennaio 2023 | Autore:
Come si esce da un consorzio?

Cos’è e come si costituisce un consorzio? Perché più imprese decidono di associarsi? In quali casi si può esercitare il recesso dal consorzio?

Anche le imprese possono associarsi, ad esempio per aumentare la loro produttività oppure per poter partecipare a bandi di gara dai quali, altrimenti, verrebbero esclusi. In questi casi si dà vita a un consorzio, cioè a una vera e propria associazione di imprese o di società che decidono di unire le forze per un periodo di tempo più o meno lungo. Con questo articolo risponderemo, tra le altre, alla seguente domanda: come si esce da un consorzio?

Come meglio diremo, il consorzio è un contratto a tutti gli effetti: ciò significa che non è possibile entrare ed uscire dall’associazione a proprio piacimento, anche perché, per partecipare, ai consorziati potrebbe essere chiesto il pagamento di una quota che andrebbe a costituire il patrimonio dell’associazione, cioè il fondo consortile. Se l’argomento t’interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme come si esce da un consorzio.

Consorzio: che cos’è?

Il consorzio è un contratto con cui due o più imprese decidono di mettersi insieme per un certo periodo di tempo per raggiungere uno o più obiettivi.

Per essere più precisi, la legge dice che il consorzio è un contratto con cui più imprenditori istituiscono un’organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese [1].

Ad esempio, due imprese agricole possono formare un consorzio per condividere la raccolta di grano e la successiva lavorazione fino alla vendita, in modo da cooperare risparmiando sul lavoro e incrementando gli utili.

Consorzio: in che modo le imprese si uniscono?

Con il contratto di consorzio le imprese si uniscono per affrontare sfide comuni, come ad esempio la partecipazione a un bando di gara (cosiddetti consorzi nelle gare d’appalto), la disciplina della reciproca concorrenza (consorzi anticoncorrenziali) o la condivisione di conoscenze e beni per aumentare la produttività (consorzi di coordinamento).

Il consorzio, però, non implica alcuna fusione tra le imprese associate, nel senso che ognuna di esse continuerà a mantenere la propria individualità.

Il consorzio, quindi, consente di costituire un’associazione di imprese senza che queste ultime scompaiano; semplicemente, esse continuano ad operare anche per mezzo del consorzio, conseguendo così risultati altrimenti irraggiungibili. Ciò vale anche quando si costituisce un consorzio esterno. Vediamo di cosa si tratta.

Consorzio esterno: cos’è?

Il consorzio esterno (o con attività esterna) è quello che agisce sul mercato come se fosse un’entità diversa dalle imprese che lo costituiscono.

Ciò è possibile grazie alla creazione di un ufficio comune destinato a svolgere la propria attività con i terzi, ad esempio contraendo obbligazioni.

Il consorzio con attività esterna è quindi un autonomo centro di rapporti giuridici e assume la responsabilità, garantita dal fondo consortile, dei contratti stipulati in nome proprio, assumendone anche il rischio derivante dalla gestione dell’attività imprenditoriale.

Insomma, il consorzio con attività esterna è molto simile alla classica società di capitali, tant’è vero che è tenuto ad iscriversi al registro delle imprese.

Come si costituisce un consorzio?

Il consorzio è un contratto; pertanto, per costituirne uno, le imprese dovranno sottoscrivere un accordo mediante i rispettivi rappresentanti legali.

Il consorzio può rimanere aperto all’adesione di altre imprese successive rispetto a quelle originarie. Non è nemmeno obbligatorio che tutte svolgano la medesima attività, essendo possibile che si consorzino, ad esempio, imprese agricole e imprese commerciali.

È quindi nel contratto costituivo del consorzio, da farsi necessariamente per iscritto, che andranno indicate tutte le condizioni che dovranno rispettare le imprese, come ad esempio il versamento dei contributi e le sanzioni per gli inadempimenti, nonché ogni altro aspetto fondamentale della vita del consorzio, come ad esempio la durata (che si presume decennale, se non è previsto diversamente), le modalità con cui altre imprese potranno aderire e quelle con cui, al contrario, si potrà recedere.

Come si recede da un consorzio?

Come detto sul finire del precedente paragrafo, è il contratto costitutivo che deve indicare quali sono le modalità per poter uscire dal consorzio, cioè per far sì che la singola impresa consorziata possa recedere dall’accordo.

Sul punto la legge [2] dice soltanto che, nei casi di recesso e di esclusione previsti dal contratto, la quota di partecipazione del consorziato receduto o escluso si accresce proporzionalmente a quelle degli altri.

Non vi è allora dubbio circa il fatto che le parti possono, con il contratto di consorzio, liberamente determinare le fattispecie in cui è consentito il recesso del singolo consorziato, nonché le modalità mediante le quali tali istituti divengono operativi e producono effetti.

Ad esempio, il contratto di consorzio può prevedere che il recesso, per essere efficace, debba essere comunicato a tutte le altre imprese mediante raccomandata a/r con un preavviso di almeno trenta giorni.

Spesso i contratti prevedono delle clausole compromissorie con cui si obbliga il singolo consorziato, prima di recedere, a rivolgersi a un collegio arbitrale per risolvere bonariamente l’eventuale lite sorta nel consorzio e che è causa del recesso.

Al di là dei casi previsti dal contratto, solitamente è ammesso che si possa recedere anche al ricorrere di circostanze che rendono incompatibile la presenza dell’impresa all’interno del consorzio.

Ad esempio, si ritiene pacifico che un’impresa possa uscire dal consorzio se la sua attività è cessata, è fallita oppure è radicalmente mutata, così da non essere più funzionale agli scopi consortili.

Cosa succede dopo il recesso dal consorzio?

Effettuato il recesso, il consorzio prosegue la sua attività senza l’impresa che ha deciso di uscire, a meno che la sua presenza non fosse essenziale all’intera associazione: si pensi al consorzio con sole due imprese oppure al consorzio con cui tante microimprese si erano unite a una grande società commerciale la quale, poi, ha deciso di recedere.

Per quanto riguarda la quota versata all’impresa che ha esercitato il recesso, parte della dottrina ritiene che non possa essere liquidata, in quanto la legge stabilisce espressamente che, almeno limitatamente ai consorzi esterni, per tutta la durata del contratto i consorziati non possono chiedere la divisione del fondo [3].

Secondo altro orientamento, invece, all’impresa che è uscita dal consorzio spetterebbe la liquidazione della propria quota.


note

[1] Art. 2602 cod. civ.

[2] Art. 2609 cod. civ.

[3] Art. 2614 cod. civ.

Autore immagine: depositphotos.com


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