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Bollette alte: ci saranno multe e controlli nelle case?

13 Settembre 2022 | Autore:
Bollette alte: ci saranno multe e controlli nelle case?

Luce e gas: l’emissione del piano nazionale per la riduzione dei consumi pone il problema di possibili interventi della polizia nelle abitazioni per verificare il rispetto dei nuovi limiti. 

Con i recenti rincari delle bollette della luce e del gas e l’introduzione dei nuovi limiti all’utilizzo dei riscaldamenti, la domanda che circola in tutti gli ambienti è se ci saranno multe e controlli nelle case. La questione merita di essere analizzata più nel dettaglio verificando innanzitutto quali scenari si possono aprire con l’arrivo dei primi freddi.

Aumento della morosità sulle bollette private

Si stima che, quest’anno, oltre 9 milioni di italiani avranno grosse difficoltà a pagare le bollette di luce e gas. Partendo dalle attuali tariffe è possibile calcolare che ci sarà un aumento della morosità del 21%. 

Le famiglie non potranno permettersi il riscaldamento. E siccome il prezzo dell’energia elettrica (anche quella derivante da fonti rinnovabili) è legato alle fluttuazioni del gas, anche la bolletta della luce subirà inevitabili incrementi. Piove sul bagnato.

La questione del recupero dei crediti, nel settore delle utenze, è molto delicata. Se infatti, di norma, chi non riesce a pagare il creditore subisce solo il pignoramento dei beni, sicché chi è nullatenente non rischia niente, ciò non succede con le società di fornitura di luce, acqua, telefono e gas. In tali casi, infatti, dopo il mancato pagamento anche di una sola bolletta, viene inviata una diffida e, se la morosità persiste, l’erogazione del servizio viene interrotta. Se il debito non viene ripianato al più presto, si ha il distacco definitivo dell’utenza. Risultato: avremo numerosi italiani costretti a vivere al buio o al freddo. E questo perché, per luce e gas, non esiste una norma come quella per l’acqua che prevede una fornitura gratuita di 50 litri al giorno anche per i morosi. 

Aumento morosità condomini

Il problema non si pone solo a livello di utenze private, ma anche per le spese condominiali che poi vengono ripartite tra i vari proprietari di appartamenti. Qui risparmiare diventa, per ogni condomino, un dovere sociale e di solidarietà. Se uno non risparmia, non risparmiano nemmeno gli altri. Ci spieghiamo meglio. L’ammontare dei consumi rischierà di portare fino al raddoppio dell’importo totale, che verrà addebitato all’intero condominio e, alla fine, al singolo, che si troverà a pagare molto di più, anche se magari i suoi personali consumi saranno diminuiti rispetto a quelli della passata gestione. Negli edifici dotati di valvole termostatiche e ripartitori di calore, non sarà di aiuto nemmeno diminuire – sino persino ad azzerare – le valvole dei propri termosifoni. Perché se non si comporteranno allo stesso modo i vicini di casa, comunque aumenterà l’onere della quota fissa a carico di tutti i condòmini in base ai rispettivi millesimi di riscaldamento (dovuta per via dei cosiddetti consumi involontari). Aumenteranno quindi le quote condominiali di tutti, anche dei condomini virtuosi. Se tutti i condòmini non si convinceranno a risparmiare, tutti resteranno penalizzati dai maggiori costi del riscaldamento.

Quando il riscaldamento è centralizzato, il problema della morosità è comune. Difatti, se anche pochi condomini non dovessero pagare le proprie quote e il condominio non dovesse disporre della liquidità necessaria per pagare le bollette, la società fornitrice sospenderà la fornitura a tutti e non solo a chi non è in regola con le quote condominiali. Tutti resterebbero cioè senza gas. Ecco perché sarebbe bene che gli amministratori di condominio, nell’ottica di prevenire le morosità, iniziassero a recuperare gli arretrati degli anni passati. Difatti, l’aumento dei costi va spesso al pari con l’aumento della morosità: non è purtroppo raro il caso di famiglie che non riescono più a far fronte agli oneri condominiali proprio per il loro inesorabile lievitare. E sono ben noti i lunghi tempi necessari per il recupero delle somme dovute, con il concreto rischio per i condòmini solventi di dover intervenire per sopperire a carenze di cassa del condominio per far fronte alle giuste pretese dei fornitori dei servizi.

Come si dovranno muovere i condomini?

Il condominio che non dovesse riuscire a recuperare le quote delle spese relative alle utenze dovrà avviare obbligatoriamente, entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio – ma è buona regola anticipare tale attività – le azioni di recupero dei crediti che si avvalgono di decreti ingiuntivi provvisoriamente esecutivi e del pignoramento dei beni, partendo dall’ipoteca sull’appartamento in condomino e la conseguente messa all’asta dell’immobile.

Le mosse del Governo contro il caro luce e gas

Come potrebbe muoversi il Governo? Se proprio non si vuole fare come con l’acqua, riconoscendo un minimo di corrente e di riscaldamento gratis a favore delle famiglie più indigenti, è possibile congelare imposte ed accise che gravano per quasi il 25% oppure recuperare dagli extra profitti delle compagnie di energia e gas la disponibilità economica per contribuire al peso che grava sulle famiglie (ad esempio, innalzando il tetto Isee per i bonus sulle bollette).

Si stanno muovendo anche i Comuni. Brescia e Reggio Emilia, ma anche amministrazioni più piccole come Seregno, Albignasego, Osimo e Sant’Agata de’ Goti hanno messo in campo un bonus energia da distribuire una tantum alle famiglie che ne faranno richiesta. Questi aiuti, rispetto a quello nazionale – il Bonus sociale energia elettrica – alzano la soglia Isee richiesta per poter presentare la domanda.

A Pontinvrea, nel Savonese, il Comune ha deciso di mettere in campo per le famiglie più fragili un fondo sostegni per la fornitura dei bancali di pellet e l’azzeramento della relativa Iva.  

L’attenzione è sul comportamento dei singoli residenti a cui il Governo si affida per un piano di risparmio nazionale. Il ministero della Transizione Ecologica ha emesso un decreto che prevede l’introduzione di limiti delle temperature negli ambienti (un grado in meno nelle abitazioni), delle ore giornaliere di accensione (un’ora in meno al giorno) e della durata del periodo di riscaldamento (15 giorni in meno), seppure diversificati sul territorio nazionale a seconda delle zone.

Multe e controlli nelle case: sono possibili?

Non sono previste multe per chi non rispetta i limiti di riscaldamento, né specifici controlli nelle singole case per verificare i consumi, ma il tutto è lasciato al buon senso del condomino e al suo rispetto verso coloro che con lui condividono gli oneri condominiali. Gli unici controlli potranno avvenire nei locali commerciali. Del resto, per entrare nelle abitazioni, la polizia avrebbe sempre bisogno di un mandato del giudice che viene emesso però solo in presenza di reati. E non è questo il caso. 



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1 Commento

  1. E qui, per quel che riguarda la cosiddetta “spesa fissa involontaria”, si continua a brancolare nel buio. NON SI RIESCE ad avere una risposta CERTA su che cosa si basa quel dannato “fisso” del 30 (o del 20 o del 10) per cento, a seconda degli accordi assembleari. C’è chi dice che vi è compresa la lettura iniziale e finale dei contabilizzatori di calore e chi no, e la calcola a parte; altri vagano alla cieca e non sanno se vi è compresa la forza motrice per il funzionamento della caldaia o no… e via elencando… E’ possibile avere una risposta che sia un punto fermo di partenza per questo calcolo?

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