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Quali sono gli obblighi del vitalizio alimentare?

9 Gennaio 2023 | Autore:
Quali sono gli obblighi del vitalizio alimentare?

Qual è la differenza tra rendita, vitalizio alimentare e vitalizio assistenziale? Cosa significa che il contratto è di tipo aleatorio?

Ci sono contratti i cui effetti si protraggono nel tempo, a volte anche per molti anni. Si pensi ad esempio alla locazione che, di quadriennio in quadriennio, si rinnovi per decenni senza che né l’inquilino né il proprietario esercitino il diritto di recesso. Esistono poi contratti che durano una vita intera. È il caso del vitalizio. Con questo articolo ci occuperemo di un aspetto specifico: vedremo cioè quali sono gli obblighi del vitalizio alimentare.

Per comprendere la natura di questo particolare contratto occorre necessariamente parlare anche della rendita vitalizia e degli altri contratti che da essa derivano, come ad esempio il vitalizio assistenziale, col quale spesso il vitalizio alimentare viene confuso. Ma non perdiamoci in inutili chiacchiere. Se l’argomento t’interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme quali sono gli obblighi del vitalizio alimentare.

Cos’è la rendita vitalizia?

La rendita vitalizia è il contratto con cui una persona (vitaliziante) si impegna a corrispondere una certa somma di denaro a un’altra (vitaliziato) per tutta la vita di quest’ultimo, in cambio però della cessione di un bene o di un certo capitale [1].

Ad esempio, c’è una rendita vitalizia se Paolo trasferisce a Carlo la sua casa in cambio del pagamento periodico (ad esempio, mensile) di una certa somma di denaro, per il resto della sua vita.

La rendita vitalizia svolge quindi la funzione di assicurare un’entrata economica più o meno certa. Con il termine “rendita”, infatti, si intende qualunque prestazione periodica avente ad oggetto denaro oppure una certa quantità di cose fungibili, cioè intercambiabili (vino, olio, grano e ogni altro bene prodotto in serie).

Rendita vitalizia: caratteristiche

La rendita è un contratto consensuale che va fatto necessariamente per iscritto. Ha natura periodica, visto che la prestazione a cui si obbliga il vitaliziante dura tutta la vita del beneficiario.

Quest’ultimo aspetto evidenzia anche un’altra caratteristica importante della rendita: la sua “aleatorietà”. Cosa significa? Vuol dire che la rendita vitalizia, avendo una durata incerta, espone le parti al rischio di stipulare un contratto per sé svantaggioso.

Ad esempio, se il vitaliziato dovesse vivere per cento anni, il vitaliziante sarebbe costretto a pagare per tutta la sua vita, magari anche una somma del tutto sproporzionata al bene che aveva inizialmente ricevuto.

Allo stesso modo, se il vitaliziato muore subito, allora sarà il vitaliziante a guadagnarci, visto che il suo obbligo di pagare cesserà praticamente subito.

Sarebbe quindi nullo il vitalizio stipulato sapendo che il vitaliziato sia prossimo alla morte, finendo il contratto per essere una vera e propria donazione a favore del vitaliziante.

A tal proposito, va detto che la rendita vitalizia può essere costituita anche a titolo gratuito, cioè senza che il vitaliziante riceva qualcosa in cambio. In questo caso il vitalizio è una vera e propria donazione, che dovrà quindi essere stipulata dal notaio in presenza di due testimoni.

Vitalizio alimentare: cos’è?

Il vitalizio alimentare è un particolare tipo di rendita. Per la precisione, con il vitalizio alimentare una parte si obbliga, come corrispettivo del trasferimento di un immobile o dell’attribuzione di altri beni, a fornire all’altra vitto, alloggio e assistenza per tutta la durata della sua vita, in correlazione ai suoi bisogni.

Vitalizio alimentare: quali sono gli obblighi?

Dal vitalizio alimentare sorge l’obbligo, a carico del vitaliziante, di pagare una rendita economica per soddisfare le esigenze primarie del vitaliziato.

Secondo la giurisprudenza [2], con il vitalizio alimentare una parte si obbliga, in corrispettivo dell’alienazione di un immobile o della attribuzione di altri beni, a fornire all’altra parte vitto, alloggio ed assistenza, per tutta la durata della vita.

In pratica, il vitaliziante dovrà pagare per assistere il vitaliziato, il quale non può provvedere da solo a sé: si pensi al pagamento del canone di locazione, dei generi alimentari, delle medicine, del ricovero in una clinica privata, ecc.

Ciò significa che il vitaliziante non potrà sapere sin dall’inizio a quali spese andrà incontro, visto che le esigenze del vitaliziato potrebbe drasticamente peggiorare oppure, al contrario, migliorare.

Ad esempio, se il vitaliziato dovesse ereditare un proprio alloggio, allora il vitaliziante non avrebbe più necessità di pagargli il fitto.

La Cassazione [3] ha peraltro stabilito che nel contratto di vitalizio alimentare le prestazioni a favore del vitaliziato devono essere eseguite solo dal soggetto indicato nel contratto, salvo diversa pattuizione.

Ciò significa che solo il vitaliziante può aiutare il vitaliziato, non potendo essere sostituito in ciò da nessun altro, salvo che non sia diversamente previsto nel contratto.

Vitalizio alimentare e rendita vitalizia: qual è la differenza?

Il vitalizio alimentare è diverso dalla rendita vitalizia in quanto il suo scopo è di soddisfare le esigenze primarie del vitaliziato, consistenti essenzialmente nell’assicuragli vitto, alloggio e cure mediche allorquando ne abbia bisogno.

Si pensi, ad esempio, all’uomo che si impegna a provvedere al pagamento del fitto e all’acquisto dei generi alimentari a favore del fratello, il quale in cambio gli ha ceduto un grande appezzamento.

La rendita vitalizia, invece, è sganciata dai bisogni effettivi del vitaliziato, con la conseguenza che la rendita andrà pagata sempre, anche se il beneficiario non dovesse versare in alcuna condizione di difficoltà economica.

Cos’è il vitalizio assistenziale?

Molto simile al vitalizio alimentare è quello di tipo assistenziale. In effetti i due contratti vengono spesso confusi, tanto che in più parti si troverà scritto che essi sono la stessa cosa. In realtà non è così; infatti:

  • il vitalizio alimentare presuppone una prestazione subordinata allo stato di bisogno del vitaliziato (come avviene negli alimenti, appunto);
  • il vitalizio assistenziale, invece, è caratterizzato da una combinazione di dare e di fare, sia morale che materiale, spesso con prevalenza, anche netta, degli obblighi di fare.

In pratica, mentre con il vitalizio alimentare le esigenze primarie del vitaliziato vengono soddisfatte mediante il pagamento di una rendita economica, con il vitalizio assistenziale il vitaliziante non può limitarsi a pagare per “accontentare” il beneficiario, ma deve attivarsi concretamente per aiutarlo, ad esempio ospitandolo in casa propria, standogli vicino durante la malattia, ecc.

Il vitalizio assistenziale, dunque, si caratterizza per essere un contratto più complesso di quello alimentare, in quanto il vitaliziante si impegna non solo a “dare” (cioè, a pagare la rendita) ma anche a “fare”, cioè ad attivarsi in prima persona per aiutare l’altra parte.

Detto ancora con altre parole, con il vitalizio assistenziale un soggetto incapace di provvedere da sé ai propri bisogni essenziali e alle esigenze di vita ottiene, in cambio della cessione di un bene (una casa, un terreno, ecc.) o di un capitale, non la semplice dazione periodica di denaro, bensì il diretto soddisfacimento, mediante l’attività personale del vitaliziante, di esigenze primarie di varia natura, concernenti essenzialmente vitto, alloggio, pulizia, vestiario, cure mediche, ecc.


note

[1] Art. 1872 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 1401 del 7 febbraio 1992; Cass., Sez. Unite, sent. n. 8432 del 18 agosto 1990.

[3] Cass., ord. n. 1080 del 20 gennaio 2020.

Autore immagine: depositphotos.com


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