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News Arriva l’Aspi potenziata per chi viene licenziato

News Pubblicato il 22 novembre 2014

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> News Pubblicato il 22 novembre 2014

Job Act: anche i contratti a progetto ne potrebbero beneficiare; la durata sarà allungata.

Chi perderà il lavoro dovrà rinunciare, dal 2015, a numerose mensilità di mobilità (leggi: “Licenziamenti: mobilità ridotta da gennaio 2015”), ma almeno l’Aspi sarà potenziata con un incremento della durata massima per i lavoratori con carriere contributive rilevanti.

Proprio ieri, la Camera dei deputati ha dato il via libera all’esame del Jobs Act. Entro mercoledì arriverà il voto definitivo: un esame “lampo” che, probabilmente, consentirà di vedere l’approvazione della riforma entro il 9 dicembre in modo da far applicare le nuove regole a partire dal 2015.

Oltre alla scottate partita sull’articolo 18 (leggi: “Il nuovo art. 18”), in gioco ci sarà anche la rimodulazione dell’Aspi con un decreto attuativo che rafforzerà le tutele per chi perde il lavoro (e non sarà reintegrato in azienda vista la forte limitazione della tutela reale, che – come abbiamo spiegato ieri in “Come cambiano i licenziamenti” – scompare del tutto nei licenziamenti per motivo economico od organizzativo, estendibile anche all’ipotesi di scarso rendimento).

Aspi e Mini-Aspi saranno unificate in un unico ammortizzatore sociale. Inoltre, la durata del trattamento economico potrebbe essere aumentata in quanto rapportata alla pregressa storia contributiva del lavoratore. Insomma, chi ha lavorato per periodi più lunghi, potrà usufruire di maggiori mensilità di Aspi.

Il sussidio sarà inoltre previsto anche per chi ha un contratto precario (co.co.co. e co.co.pro.) e si rafforzerà l’attivazione, prevedendo che il coinvolgimento del sussidiato possa consistere anche in attività a beneficio delle comunità locali (con modalità però che non determinino aspettative di accesso agevolato nella Pubblica amministrazione).

Per quanto, invece, riguarda la disciplina dei licenziamenti, ormai sembra definita la linea del Job Act, che in questo modo può essere riassunta.

 

Licenziamenti per motivo economico

Spetterà l’indennizzo in caso di licenziamento economico giudicato illegittimo. La sanzione pagata dall’impresa sarà “certa e crescente” ossia progressiva e legata all’anzianità del dipendente, probabilmente sino a un massimo di 36 mesi. Dovrebbero rientrarvi anche i casi di licenziamenti collettivi.

 

Licenziamenti per motivo disciplinare

Il diritto alla reintegrazione è previsto per i licenziamenti nulli e discriminatori e per specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato. Tra le ipotesi tecniche allo studio da inserire nel decreto attuativo del Jobs act si prevede la tutela reale solo in casi di fatti insussistenti o di addebiti di condotte ingiuriose perché non vere.

 

L’indennizzo

Sarà previsto un indennizzo economico fino a un massimo di 1,5 mensilità per ogni anno di anzianità aziendale, con un tetto di 36 mesi oltre il quale il giudice non potrà andare. Il datore avrà però la possibilità di versare un’indennità al lavoratore licenziato (una mensilità per ogni anno di servizio, con un limite di 24 mensilità).

 

I casi di reintegra sul posto di lavoro

La cosiddetta “tutela reale” (ossia la reintegra sul posto) rimarrà solo per il caso di licenziamento nullo o discriminatorio e in specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato.

Impugnazione

I decreti delegati – si legge nel testo della riforma – dovranno prevedere pure “termini certi per l’impugnazione del licenziamento” che, quindi, verosimilmente potranno cambiare rispetto agli attuali 60 giorni.


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