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Se il commercialista non presenta la dichiarazione il cliente paga l’imposta ma non mora e sanzioni

23 Novembre 2014
Se il commercialista non presenta la dichiarazione il cliente paga l’imposta ma non mora e sanzioni

La consegna dei documenti all’intermediario abilitato non esonera il cittadino dal versamento dei tributi.

Quando il commercialista non presenta la dichiarazione dei redditi del proprio cliente, pur avendo ricevuto un incarico ufficiale, quest’ultimo – subìto l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate – è comunque costretto a pagare l’imposta evasa, ma resta esonerato dal versamento della mora e delle sanzioni. Insomma, le tasse vanno comunque pagate al fisco, sia che il commercialista abbia sbagliato o meno.

Lo ha sancito la Cassazione con una recente sentenza [1].

Non si può, pertanto, parlare di esonero da responsabilità per il contribuente in caso di infedele e doloso comportamento dell’intermediario, e ciò per un semplice e ormai consolidato principio [2]: l’infedeltà del commercialista che, incaricato del pagamento dell’imposta e della trasmissione della dichiarazione dei redditi al Fisco, ometta di provvedervi – anche se tale infedeltà è ormai accertata con una sentenza del giudice penale – non esonera il contribuente dal pagamento dell’imposta stessa; restano non dovuti soltanto gli interessi e le sanzioni.

Anche lo scorso giugno il Tribunale di Milano era pervenuto a identica conclusione. In tale occasione, il giudice aveva chiarito quanto segue: il professionista che, ricevuto incarico di consulenza contabile e fiscale, omette di presentare la dichiarazione dei redditi del committente, incorre in responsabilità per inadempimento contrattuale.

Trattandosi di mera attività materiale, la presentazione delle dichiarazioni in qualità di intermediario fiscale non costituisce, contrariamente a quanto in genere avviene per le prestazioni d’opera intellettuale, un’obbligazione di mezzi, ma una vera e propria obbligazione di risultato.

Nel caso di inadempimento del professionista cui il contribuente attribuisca il compiuto di curare gli adempimenti fiscali, il danno risarcibile è rappresentato di norma dai maggiori oneri che il contribuente è costretto a sostenere nei confronti dell’Erario per effetto dell’errore commesso dal tributarista.


note

[1] Cass. sent. n. 24611 del 19.11.2014.

[2] In base al principio di cui all’art. 6, terzo comma, del d.lgs. n. 472 del 1997.

[3] Trib. Milano sent. 8412/2014.

Autore immagine: 123rf com


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