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Lo sai che? Pedinare la moglie non è reato

Lo sai che? Pubblicato il 23 novembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 novembre 2014

Il detective-investigatore privato che non svolge attività imprenditoriale non deve avere la licenza del Prefetto.

 

Il marito ben può pedinare la propria moglie o incaricare un’altra persona di farlo per conto suo, senza per questo commettere alcun reato (tantomeno quello di investigazioni abusive).

Infatti, sebbene la legge [1] stabilisca che, senza licenza del Prefetto, è vietato di eseguire investigazioni o ricerche o di raccogliere informazioni per conto di privati, il riferimento di tale norma è ad una attività svolta in forma imprenditoriale.

Risultato: quando il pedinamento è episodico ed effettuato nei confronti di una singola persona non scatta alcun crimine. Neanche si può invocare il rispetto della privacy se il pedinamento avviene in luoghi pubblici come la strada o le corsie di un negozio.

A chiarirlo è stata una sentenza della Cassazione di giovedì scorso [2].

 

Formula piena: assolto [3], perché “il fatto non costituisce reato”, il marito e il cognato di una donna per avere eseguito nei suoi confronti attività investigativa, di pedinamento, ricerca e raccolta di informazioni.

Secondo i giudici, quando l’attività di investigazioni, ricerca o raccolta di informazioni è svolta – anche se per conto terzi – in forma imprenditoriale, è suscettibile di interferire con le attività della polizia. Pertanto, in tali casi (e solo in tali casi) essa è subordinata al rilascio dell’autorizzazione del Prefetto che valuta l’eventuale “pericolo di compromissione della sicurezza pubblica e della libertà dei cittadini”.

Completamente diverso è il discorso in caso di controlli semplici e saltuari, senza alcun supporto organizzativo. Tale è proprio il caso di un uomo che, coadiuvato da un detective privato o da un amico, svolgano una serie di attività di sorveglianza di una persona (la moglie, nel caso di specie), mediante controlli saltuari, anche se protratti per più mesi, senza alcun supporto organizzativo.

Tali comportamenti di controllo e ricerca di informazioni svolte da un privato nel suo particolare interesse e nei confronti di una singola persona (la moglie) non costituiscono alcun reato.

La condotta in questione non integra, dal punto di vista materiale, alcuna fattispecie incriminatrice. Insomma, detto in parole povere, non esiste alcuna norma – neanche quelle sulla privacy – che vieti tale comportamento di pedinamento. E quindi non scatta alcun comportamento penalmente rilevante.

note

[1] Art. 134 del r.d. n. 733/1991 (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza).

[2] Cass. sent. n. 48264 del 20.11.2014.

[3] Dal reato di cui all’art. 134 del r.d. n. 733/1991 (T.U.L.P.S.).

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. La Cassazione dovrebbe però spiegare cosa intendono per “controlli semplici e saltuari, senza alcun supporto organizzativo”. In questo modo si forniscono alibi a sedicenti investigatori privi di licenza che adescano sul web ignari clienti. In questo modo, anche con le dichiarazioni che tale attività viene svolta in forma gratuita, viene solamente favorito il dilettantismo e l’evasione!
    E’ bene specificare che la licenza prefettizia per investigazioni private (Art. 134 T.U.L.P.S.) è rilasciata a persone di provata tempra morale e con acquisite capacità specifiche, anche se sicuramente nella categoria sono presenti alcune mele marce che portano solo discredito.

  2. art. 134 TULPS Senza licenza del Prefetto è vietato ad enti o privati di prestare opere di vigilanza o custodia di proprietà mobiliari od immobiliari e di eseguire investigazioni o ricerche o di raccogliere informazioni per conto di privati.

    Mi pare ci sia scritto enti e privati, quindi la sentenza della Cassazione è stata emanata da emeriti imbecilli!
    il TULPS è del 1931 e non c’era l’idea all’epoca di “attività imprenditoriale” ma vietava a chiunque l’attività in questione senza licenza, ripeto, a chiunque.
    Quindi è chiaro che questa è una sentenza “bufala”
    Fabrizio Fara titolare dell’Alfa investigazioni di Trieste.
    Security Manager certificato.

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