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Lo sai che? Abuso edilizio: ordine di demolizione con multe

Lo sai che? Pubblicato il 23 novembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 novembre 2014

Sanzioni reiterate per chi ha costruito senza permesso.

Il recente decreto “Sblocca Italia[1] ha riformulato la normativa sugli interventi edilizi e i relativi permessi. Una serie di semplificazioni e sburocratizzazioni con un lato sapore di liberalizzazione, da molti ritenuta pericolosa per il nostro patrimonio urbano, già sufficientemente “smaliziato” e aggressivo.

La linea dura viene indirizzata nei confronti di quegli abusi edilizi di maggior peso e, in particolare, per gli ordini di demolizione non eseguiti spontaneamente. Il riferimento è a quegli interventi realizzati senza permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali, (realizzate più volumetrie o un edificio del tutto diverso da quello contenuto nel progetto, con regole di dettaglio nelle leggi regionali).

Già prima dell’approvazione del decreto “Sblocca Italia”, una volta accertato l’abuso (ad esempio dalla polizia municipale), l’amministrazione pubblica (nella persona del dirigente responsabile) deve ingiungere al proprietario (o al responsabile dell’abuso) la demolizione e il ripristino dei luoghi, da compiere entro 90 giorni. Se non lo fa, l’immobile è acquisito dal Comune che ordina la demolizione e pone le spese a carico del responsabile dell’abuso.

Con lo Sblocca-Italia si stabilisce inoltre che, se il destinatario dell’ingiunzione a demolire non adempie a quanto impostogli dal Comune, scatta una prima sanzione tra 2mila e 20mila euro. Inoltre, se dopo l’ordine di demolizione e il pagamento della multa il colpevole non ottempera all’ordine di demolizione, la sanzione può essere periodicamente reiterata dalla Regione [2]. Tali sanzioni reiterate non sono, ovviamente, sostitutive dell’obbligo di demolizione che resta sempre fermo.

Questa è la risposta a quegli abusivi cronici che confidavano nell’inerzia (o nei tempi lunghi) delle pubbliche amministrazioni ad eseguire le loro stesse ordinanze di demolizione. Proprio per rimediare a tali situazioni di abusivismo rimaste nel limbo della mancata esecuzione, lo “Sblocca Italia” prevede una sanzione supplementare collegata alla mera inottemperanza all’ordine di ripristino.

Chi realizza un abuso edilizio integrale (senza permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali) ha 90 giorni di tempo per eliminarlo o per mettersi in regola con un eventuale permesso in sanatoria. Già dal 91º giorno successivo all’invito del Comune a demolire [3], le Regioni potranno deliberare la reiterabilità della sanzione, facendo scattare una nuova sanzione pecuniaria che potrebbe essere anche trimestrale, trattandosi di abusi edilizi di particolare gravità.

Il testo della legge lascia comprendere, comunque, che la reiterabilità delle sanzione economica è una misura che, a differenza della prima multa (quella da 2 a 20mila euro), non scatta in modo automatico, ma dipende sempre dalla decisione degli enti territoriali.

Tale sanzione pecuniaria colpisce il proprietario attuale dell’immobile, a prescindere dal fatto che l’abuso sia stato posto in essere da altri soggetti, anche se svariati anni prima di lui.

Presentare il ricorso al giudice non sospende – salvo provvedimento di sospensiva emesso dal TAR – l’esecuzione della sanzione.

Sulla possibilità di evitare la reiterazione della sanzione attraverso la richiesta di una sanatoria non vi è uniformità di vedute [4].

Diverso il discorso qualora vi siano difficoltà tecniche nell’eliminazione dell’abuso (quando cioè si intaccherebbe la struttura di un edificio [5]. Tale strada è percorribile quando l’eliminazione dell’abuso comporti un vero e proprio dissesto statico.

Non sempre la demolizione

Si deve comunque segnalare che da diversi decenni, la giurisprudenza ritiene che non sempre al proprietario danneggiato dall’opera abusiva altrui spetti un’azione diretta al ripristino della situazione conforme al diritto (ossia il diritto a chiedere la demolizione), ma che una tale azione spetti solo nel caso di violazione della disciplina sulle distanze. Negli altri casi, l’abuso edilizio genera solo un credito risarcitorio per i proprietari vicini [6]. Resta ovviamente ferma la possibilità e l’opportunità di denunciare l’abuso alle autorità competenti e pretendere che queste si attivino per la repressione [7].

note

[1] DL n. 133/2014.

[2] Art. 31, commi 4 bis e 4 quater del Dpr 380/01, introdotti dalla legge 164/14.

[3] Art. 31 del Dpr 380/01, Testo Unico Edilizia.

[4] In quanto gli artt. 36 e 37 del Dpr 380/01 richiedono una doppia conformità per la sanatoria, ossia la conformità sia al momento della realizzazione dell’abuso, sia al momento della richiesta di sanatoria.

[5] Come prevede l’art. 33 del Dpr 380/01 per le ristrutturazioni in totale difformità.

[6] Art. 872 cod. civ.

[7] Cons. St. sent. n. 5466/2007.

Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. Se colpisce il proprietario attuale allora anche il notaio puo’ avere dei problemi ,che ha stipulato ,credo.
    Che si vada a ritroso mi sembra assurdo…in questo momento non si costruisce piu’ …per piccoli e ripeto piccoli abusi meglio una sanatoria almeno lo stato incassa un po’ di euro.

  2. Voglio sapere se un condomino può abusivamente costruire una veranda posizionata nei pilastri dell’edificio senza autorizzazione. Grazie

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