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Come la SCIA sostituisce la DIA

23 Novembre 2014
Come la SCIA sostituisce la DIA

Edilizia libera e comunicazione di inizio attività: tempi certi per il permesso di costruire.

Edilizia libera

Il nuovo decreto “Sblocca Italia” ha introdotto alcune modifiche alla disciplina relativa al Testo unico dell’edilizia sull’attività edilizia libera. Si tratta, nello specifico, degli interventi per i quali non è richiesto alcun titolo abilitativo, esenti anche dalla comunicazione d’inizio lavori, e che, quindi, si possono effettuare liberamente. Vi rientra la manutenzione ordinaria, ossia degli interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie a integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti.

La Scia sostituisce la DIA

Nasce la Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) che prende il posto, a tutti gli effetti, della Dia e si applica in tutti i casi intermedi posti a metà tra l’edilizia libera [2] e quelle attività che richiedono invece il permesso di costruire [3].

Serve una doppia valutazione: di coerenza alla previsione e di conformità alle previsioni di strumenti urbanistici, regolamenti edilizi e della disciplina urbanistica edilizia vigente.

Il limite massimo per modificare con Scia il permesso di costruire, è rappresentato dalla dichiarazione di ultimazione dei lavori.

 

Permesso di costruire

Con il decreto Sblocca Italia cambia il termine per l’istruttoria: non è, infatti, più prevista una durata doppia (120 e non 60 giorni) per i Comuni con popolazione superiore ai 100mila abitanti. Adesso, in tutti i Comuni il permesso di costruire deve essere rilasciato entro 90 giorni (60 giorni per l’istruttoria della domanda e 30 per la decisione).

Tempi più lunghi per l’istruttoria sono concessi solo per i progetti particolarmente complessi.

Il termine di decadenza del titolo edilizio resta un anno dal rilascio per l’avvio dei lavori e tre anni, successivi all’avvio, per il completamento dell’opera.

Permessi in deroga

Sono previsti permessi di costruire in deroga (anche alle destinazioni d’uso) per gli interventi privati di ristrutturazione edilizia attuati anche in aree industriali dismesse, anche sforando i limiti del piano regolatore, quali destinazioni d’uso, altezze, indici edilizi, previo accertamento dell’interesse pubblico con specifica delibera del consiglio comunale.

Il mutamento della destinazione d’uso non deve, tuttavia, comportare un aumento della superficie coperta prima dell’intervento di ristrutturazione, ossia un aumento di superficie coperta rispetto a quella esistente prima dell’intervento.

 

Oneri di concessione

A fronte delle semplificazioni burocratiche, i Comuni avranno però la possibilità di modulare gli oneri di concessione. Questi si suddividono in:

 

– costo di costruzione: una percentuale sul valore delle opere che si realizzano;

oneri di urbanizzazione: corrispondono all’aumento del peso urbanistico dell’intervento e quindi delle spese che l’ente locale sopporta per consentire standard qualitativi adeguati.

È previsto uno sconto del 20% sui costi di costruzione per le ristrutturazioni, ma solo per le ristrutturazioni ed il recupero di immobili dismessi.


note

[1] DL n. 133/2014.

[2] Art. 6 Dpr 380/2001.

[3] Art. 10 Dpr 380/2001.

Autore immagine: 123rf com


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