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Il datore di lavoro può sapere dove si trovano i dipendenti?

23 novembre 2014


Il datore di lavoro può sapere dove si trovano i dipendenti?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 novembre 2014



Il Garante privacy ammette alcune ipotesi di controllo a distanza dei lavoratori.

La notizia è di quelle dirompenti, ma è passata in sordina. Il datore di lavoro può, a certe condizioni, “spiare” i propri dipendenti e sapere dove si trovano. E il Garante per la protezione dei dati personali è d’accordo.

Per comprendere la situazione è necessario fare alcune premesse.

In primo luogo il dato normativo.

Sul punto si deve richiamare lo Statuto dei Lavoratori [1] che vieta l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori.

Sembrerebbe quindi impossibile per il datore di lavoro sapere, ad esempio, dove si trovano i propri dipendenti [2]. Ma ci sono dei casi in cui invece questo può avvenire.

Due grandi compagnie di telecomunicazioni [3] avevano infatti presentato due istanze di verifica preliminare al Garante italiano in relazione ai dati di localizzazione geografica, rilevati da un’app attiva sugli smartphone in dotazione ai lavoratori.

In pratica, si chiedeva al Garante di valutare la legittimità dell’applicazione prima di installarla sui cellulari aziendali [4].

Scopo del programma è quello di fornire una geolocalizzazione del dispositivo che viene poi comunicata all’impresa. L’utilità dell’app è principalmente rivolta ai tecnici che, specialmente nelle multinazionali di telecomunicazione, sono quasi sempre fuori sede impegnati in installazioni, controlli e manutenzioni delle reti.

Molti gli interessi del datore di lavoro in una simile soluzione: predisporre l’intervento dei propri tecnici in tempi ristretti per supportare la continuità del servizio, inclusa la gestione rapida dei ripristini in caso di emergenze naturali; migliorare il coordinamento operativo selezionando i dipendenti più vicini al luogo dell’intervento; incrementare la sicurezza dei tecnici stessi in caso di incidenti o situazioni di difficoltà.

Molte però anche le perplessità, in relazione al citato Statuto dei Lavoratori e soprattutto all’uso che le compagnie potrebbero fare dei dati così raccolti.

Sulla questione è quindi intervenuto il Garante con una decisione che ha stupito molti osservatori [5].

L’Autorità ha infatti ritenuto lecite le finalità del trattamento indicate dalle imprese.

Per assicurare la riservatezza dei dipendenti sono stati prescritti una serie di accorgimenti e stringenti misure di sicurezza.

Il problema principale da affrontare è dato dal fatto che i dipendenti, molto spesso, utilizzano sempre lo smartphone aziendale, senza distinzione tra orario di lavoro e tempo libero.

Il fatto che il datore di lavoro sia in grado di localizzare i propri impiegati presenta, però, rischi specifici per la libertà (di circolazione e di comunicazione), i diritti e la dignità del dipendente. Per questo motivo, le società si sono impegnate, in primo luogo, a concludere specifici accordi con le organizzazioni sindacali e, in secondo luogo, a predisporre diversi accorgimenti tecnici.

Nel dettaglio l’impresa potrà avere accesso esclusivamente alle informazioni di geolocalizzazione, e non invece ad altri dati quali sms, e-mail o traffico telefonico. L’impresa sarà inoltre tenuta a configurare l’applicazione in modo tale che sullo schermo dello smartphone compaia sempre, ben visibile, un’icona che indichi ai dipendenti quando la funzione di localizzazione è attiva.

Ai dipendenti dovranno essere fornite poi tutte le informazioni necessarie circa il funzionamento dell’applicazione e andranno specificati tutti i possibili trattamenti di dati effettuati dalle società.

Il Garante, operando un bilanciamento tra gli interessi dell’azienda e la tutela dei diritti dei dipendenti ha fornito parere positivo all’utilizzo dell’applicazione. Il sistema infatti è conforme al principio di liceità in quanto consente di ottimizzare la gestione degli interventi tecnici, incrementando la velocità di risposta alle richieste dei clienti, soprattutto in caso di emergenze o calamità naturali.

La geolocalizzazione, inoltre, contribuisce ad aumentare le condizioni di sicurezza dei dipendenti permettendo l’invio mirato di soccorsi in caso di difficoltà. Il sistema, secondo il Garante, risulta poi conforme anche ai principi di necessità, pertinenza e non eccedenza. La rilevazione dei dati di geolocalizzazione, infatti, non è continuativa, ma solo ad intervalli prestabiliti. E ad ogni nuova localizzazione, si prevede che la nuova rilevazione cancelli quella precedente.

È questa la chiave di volta del ragionamento.

Il motivo per cui L’Autorità ha acconsentito in via preliminare all’uso dell’applicazione è appunto per il fatto che essa non “traccia” gli spostamenti del dipendente, ma semplicemente li localizza geograficamente in un determinato luogo.

Oltre a ciò, il Garante è stato molto chiaro nell’indicare che, in ogni caso, le informazioni così raccolte non potranno essere utilizzate per finalità diverse da quelle dichiarate, soprattutto per scopi disciplinari.

Inoltre, come stabilito dal Codice privacy, prima di attivare il sistema le società dovranno notificare all’Autorità il trattamento di dati sulla localizzazione.

Secondo molti osservatori la decisione del Garante appare sufficientemente bilanciata in quanto vieta di tracciare i percorsi, di conservarne memoria e di usare le informazioni raccolte a scopo disciplinare. Questi vincoli fanno sì che il lavoratore in questione sia geolocalizzato, ma non controllato o, per meglio dire, “telecontrollato”.

Ovviamente, nel passaggio dalla teoria alla pratica, sarà necessario che le imprese si adeguino alle richieste del Garante, pena salate sanzioni per aver cercato di violare la privacy dei dipendenti.

di ANDREA PASSANO

Il Garante per la protezione dei dati personali ha valutato in via preliminare la possibilità che alcune imprese possano geolocalizzare i propri dipendenti tramite cellulare.

Se questa localizzazione viene correttamente spiegata ai dipendenti, è visibile sullo smartphone quando attiva e non tiene traccia degli spostamenti, ma solo della localizzazione, non vi è violazione dei diritti dei lavoratori.

I dati raccolti non possono essere adoperati però per finalità diverse da quelle dichiarate e soprattutto non possono essere utilizzati contro il lavoratore in un eventuale procedimento disciplinare.

note

[[1]] Legge 20/05/1970 n° 300, art. 4.

[2] Va segnalato come nel Jobs Act vi siano delle aperture circa le nuove tecnologie anche in questo settore.

[3] Ericsson e Wind.

[4] Dai dati trapelati si sa che entrambe le imprese volevano installare nei cellulari aziendali forniti ai dipendenti una applicazione denominata “Clicklocate”.

[5] Si vedano i doc. web 3505371 e 3474069.

 

Autore immagine: 123rf com


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