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Fino a quando l’Inps può chiedere la restituzione delle pensioni indebite

24 Novembre 2014
Fino a quando l’Inps può chiedere la restituzione delle pensioni indebite

Prescrizione dell’azione di ripetizione degli arretrati: la pretesa di pagamento non può essere avanzata oltre dieci anni.

Capita non poche volte che l’Inps eroghi assegni pensionistici o assistenziali in realtà non dovuti e che di ciò si accorga molto tempo dopo, quando ormai il pensionato ha speso gran parte delle somme. La richiesta di restituzione di tutti gli arretrati – al di là della legittimità del provvedimento di revoca della prestazione – trova però degli ostacoli di fatto nell’indigenza del pensionato. Che, dopo molto tempo, potrebbe non disporre delle somme relative a tutti gli assegni ricevuti in passato dall’Istituto di previdenza.

Potrebbe allora tornare utile verificare fino a quando l’Istituto di Previdenza può pretendere la restituzione di tali somme, in quanto, dopo un certo periodo, la richiesta di restituzione dell’indebito pagamento si prescrive.

Il diritto di chiedere la restituzione da parte di chi “ha eseguito un pagamento non dovuto” (cosìddetta “azione di ripetizione di indebito oggettivo[1]), si prescrive nel termine di 10 anni [2].

La prescrizione decorre dalla data dei pagamenti indebiti, ma è interrotta da una qualsiasi comunicazione con la quale il creditore (in questo caso, l’Inps) chieda il rimborso. In pratica, il solo fatto di ricevere una lettera con la richiesta di restituzione delle somme interrompe il termine di dieci anni e lo fa decorrere da capo, a partire dalla data di ricezione di detta comunicazione [3].

Il modello Red, con il quale il pensionato deve comunicare i propri dati reddituali all’Inps, è stato istituito nel 1991. A riguardo, la legge [4] stabilisce che “l’Inps procede annualmente alla verifica delle situazioni reddituali dei pensionati incidenti sulla misura o sul diritto alle prestazioni pensionistiche e provvede, entro l’anno successivo, al recupero di quanto eventualmente pagato in eccedenza”.

Secondo la Cassazione [5], il termine annuale previsto per i controlli costituisce un’eccezione alla prescrizione decennale ordinariamente prevista per il diritto alla restituzione. Ciò equivale, in altre parole, ad affermare che la prescrizione decennale decorre solo se e dopo che l’Inps abbia avviato il recupero nel termine annuale.

I contribuenti devono conservare le dichiarazioni dei redditi fino a quando l’agenzia delle Entrate può procedere alla loro rettifica [6], ossia fino alla fine del quarto anno successivo a quello durante il quale sono state presentate [7]. Raccomandiamo di conservarle, unitamente alla ricevuta, per un anno in più (corrispondente al maggior tempo a disposizione del fisco per accertare d’ufficio le dichiarazioni omesse), caso mai sorgesse contestazione sulla presentazione della dichiarazione (evento raro, ma possibile).


note

[1] Art. 2033 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 24418/2010.

[3] Art. 2945 cod. civ.

[4] Art. 13, comma 2, della legge 412 del 1991.

[5] Cass. sent. n. 1315 del 3.02.1995.

[6] Art. 3, commi 9 e 9-bis, del Dpr 322 del 1998.

[7] Art. 43 del Dpr 600 del 1973.


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