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Per l’abuso edilizio del vicino possibile l’accesso agli atti amministrativi

24 Novembre 2014
Per l’abuso edilizio del vicino possibile l’accesso agli atti amministrativi

La sanatoria concessa dal Comune non pregiudica il diritto del proprietario limitrofo di agire in giudizio per la tutela della proprietà.

Il tuo vicino di casa ha edificato un manufatto che lede palesemente i tuoi diritti di proprietà (per esempio, una pensilina particolarmente vistosa; un massetto che innalza la superficie del terreno consentendo l’intrusione nell’altrui proprietà; ecc.)? Di fronte alle tue contestazioni, lui potrebbe cautelarsi chiedendo al comune un’autorizzazione in sanatoria. A questo punto, non ti resta che andare in Comune per chiedere l’accesso agli atti amministrativi per verificare la conformità del manufatto all’autorizzazione ottenuta e al regolamento edilizio. Ma non sempre, purtroppo, le amministrazioni rispondono alla richiesta e, ancor più spesso, trovano scuse pretestuose per negare l’accesso. Ecco allora alcuni consigli per tutelare i tuoi diritti.

La legge [1] riconosce il diritto di accesso agli atti della pubblica amministrazione solo se il cittadino vanta un interesse concreto ed attuale, collegato al documento al quale chiede l’accesso. Tale richiesta di accesso può essere negata solo quando i documenti riguardino la vita privata o la riservatezza di persone fisiche.

Qualora la P.A. neghi il diritto d’accesso o non risponda affatto all’istanza (sono i casi di diniego o silenzio), l’interessato può presentare ricorso al Tar.

In ogni caso, se anche il Comune ha rilasciato il titolo edilizio in sanatoria [2] ciò non pregiudica i diritti dei terzi proprietari, che comunque possono sempre promuovere un’azione giudiziaria davanti al tribunale competente al fine di non veder pregiudicate le proprie posizioni soggettive, contrastanti con quanto concesso dall’amministrazione. E ciò vale a maggior ragione nel caso in cui l’intervento sia invasivo della proprietà altrui e pregiudizievole del libero godimento da parte del proprietario.

Quindi, se di regola l’amministrazione non è chiamata a svolgere complesse indagini volte a ricostruire le vicende concernenti la titolarità del bene, è comunque tenuta a verificare se l’istanza edificatoria sia sorretta dall’effettiva disponibilità del bene, soprattutto nel caso in cui un altro soggetto si attivi per esprimere la propria posizione.

L’amministrazione, perciò, in presenza di una segnalazione sottoscritta, circostanziata e documentata ha l’obbligo di attivare un procedimento di controllo e verifica dell’abuso edilizio, della cui conclusione deve restare traccia, sia essa nel senso dell’esercizio del potere sanzionatorio che in quello della motivata archiviazione, dovendosi escludere che la ritenuta mancanza dei presupposti per l’esercizio dei poteri sanzionatori possa giustificare un comportamento meramente silente [3].

Alla luce di tutto ciò, in caso di silenzio od inerzia dell’amministrazione, si dovrà far ricorso all’azione giurisdizionale.


note

[1] L. 241/1990.

[2] Ai sensi dell’art. 11 del Dpr 380/2001, Testo Unico edilizia.

[3] Cons. St. sent. n.2592/2012.

Autore immagine: 123rf com


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