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Nessun reato per chi pubblica inserzioni pubblicitarie di escort

4 Febbraio 2012
Nessun reato per chi pubblica inserzioni pubblicitarie di escort

Leciti gli annunci di prostitute pubblicati su giornale o sito web, a condizione che non sia l’editore stesso ad allestire la pubblicità delle donne.

Non c’è reato di sfruttamento della prostituzione nel mettere a disposizione uno spazio su un giornale o su un sito web per gli annunci delle prostitute che promuovono la loro attività. E ciò vale anche se il servizio è a pagamento. Infatti, in tale comportamento vi è solo l’esercizio di un’attività di prestazione di servizi.

Lo ha spiegato di recente la Cassazione [1] la quale ha ricordato come le inserzioni prodromiche alla prostituzione siano ormai una pratica diffusa su molti quotidiani.

Qualcosa di simile, del resto, è avvenuto a lungo sulle emittenti televisive private, in cui venivano promosse le cosiddette linee erotiche.

Al contrario – hanno precisato i giudici – interviene il reato di sfruttamento della prostituzione se l’editore si adopera per allestire lui stesso la pubblicità delle donne, ritraendole in pose erotiche o favorendo i contatti coi clienti.

Su internet, oltre agli spazi web per escort, esistono veri e propri portali che raccolgono, a loro volta, link a siti per incontri erotici. Ognuno di questi ha oltre un milione di iscritti e i servizi offerti spaziano dalle agenzie matrimoniali, agli appuntamenti al buio, ai viaggi per single, ecc.

La Spagna, al contrario, ha presentato in questi giorni una proposta di legge per mettere al bando dai quotidiani gli annunci “hot”. La proposta del governo Zapatero mirerebbe a proteggere le donne dallo sfruttamento e a combattere la tratta degli esseri umani.

 

 



note

[1] Cass. sent. n. 4443/2012.


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