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Lo sai che? Facebook: attenti ai like sui post offensivi

Lo sai che? Pubblicato il 24 novembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 novembre 2014

Reato in agguato per i “mi piace”: in arrivo i primi rinvii a giudizio per concorso in diffamazione aggravata.

 

Attenti a contribuire ad aumentare il discredito sulla vittima di una diffamazione realizzata attraverso Facebook. Che chi scriva un post offensivo sul social network “blu” debba pagare per la propria condotta non vi sono ormai dubbi; ciò che però non si sa è che, secondo alcune Procure della Repubblica, a rispondere di reato sono anche coloro che cliccano sul “mi piace” o, peggio ancora, che “condividono” il post.

A ciascuno il suo reato

Diffamare una persona su Facebook è una condotta più grave della semplice diffamazione. E ciò perché, secondo un orientamento ormai consolidato, chi mette alla berlina un altro soggetto su un social network lo fa come se fosse in mezzo a una “piazza” (tale è stato considerato Facebook dalla stessa Cassazione). In questo caso scatta la diffamazione con l’aggravante del mezzo di pubblicità.

Ma i giudici hanno iniziato ad assumere un comportamento più severo anche nei confronti di chi clicca “mi piace” ai commenti altrui. Quest’anno, infatti, sono scattati i primi rinvii a giudizio per concorso in diffamazione aggravata per i like. Secondo, infatti, l’interpretazione sposata da alcuni magistrati, l’addebito offensivo alla reputazione della vittima aumenta in proporzione alle persone che apprezzano i post denigratori. Come dire: tanto più è elevato il numero di persone che condivide intellettualmente la frase denigratoria (cliccando su “mi piace”), tanto più la frase assume una valenza offensiva. Un effetto a valanga che, inevitabilmente, si ripercuote anche su chi non ha scritto il post, ma si è limitato a commentarlo, a cliccare sul like o, peggio, a condividerlo sul proprio profilo.

Forse è meglio, sui social network, adottare il comportamento delle tre scimmiette che non vedono, non sentono, non parlano.


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