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Lo stato di insolvenza della società e il fallimento

13 Gennaio 2016
Lo stato di insolvenza della società e il fallimento

> Business Pubblicato il 13 Gennaio 2016



Quando i debiti sono tali da determinare la dichiarazione di fallimento da parte del tribunale.

La legge richiede, come presupposto per la dichiarazione di fallimento, lo stato di insolvenza dell’azienda [1].

Lo stato di insolvenza è definito come una situazione di impotenza, funzionale e non transitoria, che non permette alla società di soddisfare regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni, a seguito del venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie all’attività commerciale.

Nel corso della sua vita, la società può attraversare dei momenti di crisi lieve o non irreversibile. In tali casi può chiedere l’accesso a delle misure tipiche (concordato preventivo, piano di risanamento e accordo di ristrutturazione) che le consentano di superare la crisi o di trovare un accordo con i creditori, evitando il fallimento.

Se invece la società diventa insolvente, non essendo più in grado di soddisfare le proprie obbligazioni, la legge disciplina alune procedure finalizzate a liquidare quanto resta del patrimonio, dividendolo tra i creditori. La più importante di queste procedure c.d. concorsuali è il fallimento.

La società insolvente difficilmente può rimediare agli squilibri di una simile situazione, posto che il costo del risanamento potrebbe superare il valore che l’azienda ha per il proprietario o per i creditori.

Le manifestazioni esterne dell’insolvenza sono moltissime. In mancanza di una tipizzazione della legge, la giurisprudenza individua come possibili indici di insolvenza: i rapporti con le banche; la cessazione dei pagamenti o i pagamenti con mezzi anormali; gli inadempimenti gravi e importanti ma anche l’inadempimento di una sola obbligazione, se dimostra uno stato di grave dissesto; i numerosi decreti ingiuntivi elevati contro il debitore; i protesti rilevanti per numero, entità e frequenza.

L’impresa può essere insolvente anche se il suo patrimonio netto è positivo se essa non ha i mezzi per effettuare adempimenti regolari e con mezzi normali [1]. Lo stato di insolvenza richiesto ai fini della pronunzia dichiarativa del fallimento non è infatti escluso dalla circostanza che l’attivo superi il passivo e che non esistano conclamati inadempimenti esteriormente apprezzabili. È quanto chiarito di recente dalla Cassazione [1].

Il significato oggettivo dell’insolvenza, che è quello che deriva da una valutazione circa le condizioni economiche necessarie all’esercizio di attività economiche e si identifica con uno stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all’impresa. Inoltre, si esprime nell’incapacità di produrre beni con margine di redditività da destinare alla copertura delle esigenze di impresa, nonché nell’impossibilità di ricorrere al credito a condizioni normali, senza rovinose decurtazioni del patrimonio.

Cosa si può fare in caso di insolvenza

La società che si trova in stato di insolvenza può percorrere diverse vie:

– deliberare lo scioglimento, liquidare i beni aziendali e ripartirne il ricavato tra i creditori. Al termine della procedura l’impresa si estingue. Se uno o più creditori non sono soddisfatti e non rinunciano a far valere le loro pretese, la liquidazione sfocia in una procedura concorsuale (nella maggioranza dei casi: fallimento o concordato preventivo con finalità liquidatorie);

– chiedere l’ammissione alla procedura di concordato preventivo (con finalità liquidatorie);

– chiedere il fallimento (che però può essere sollecitato anche dai creditori o dal P.M.).

Solo se ricorrono i presupposti particolari (attività esercitata o notevoli dimensioni aziendali) la società può chiedere l’ammissione alla liquidazione coatta amministrativa (LCA) o all’amministrazione straordinaria.

note

[1] Art. 5 Legge fall.

[2] Cass. ord. n. 98/16 del 7.01.2016.

Autore immagine: 123rf com


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