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Come leggere un preavviso sul parabrezza

15 Gennaio 2023 | Autore:
Come leggere un preavviso sul parabrezza

A cosa serve e cosa contiene il biglietto lasciato dai vigili sotto il tergicristallo dell’auto; come interpretare correttamente le informazioni fornite.

Chi lascia la macchina parcheggiata in divieto di sosta sa bene di compiere un azzardo e di rischiare la multa: vigili e “vigilini” (così vengono chiamati gli ausiliari del traffico) girano apposta nei punti nevralgici delle città andando a caccia di infrazioni. L’automobilista apprende di essere stato multato quando torna a riprendere il suo veicolo e trova il classico foglietto agganciato al tergicristallo; altrimenti tira un sospiro di sollievo, con la speranza di averla fatta franca. Ma noi vogliamo occuparci proprio dell’ipotesi peggiore, quella, cioè, in cui l’infrazione è stata rilevata dalla Polizia municipale: e l’antipatico tagliando ne è la prova tangibile. Vediamo quindi come leggere un preavviso sul parabrezza: innanzitutto va chiarito che questo documento non è il verbale vero e proprio, ma è soltanto un atto preliminare e con valore meramente informativo. In linguaggio legale si chiama preavviso di accertamento della violazione.

Preavviso di accertamento: cos’è e cosa comporta

Il preavviso di accertamento della violazione alle norme del Codice della strada è il biglietto precompilato che i vigili lasciano sotto il tergicristallo della vettura (i modelli più recenti sono adesivi e vengono attaccati sul parabrezza). È un avviso di cortesia, che non è previsto dalla legge, ma si è ormai affermato nella prassi, e serve semplicemente per informare il conducente del veicolo che l’infrazione è stata rilevata in un momento in cui egli era assente; altrimenti, come prevede il Codice della strada [1], avrebbe dovuto essergli formulata sul posto la contestazione immediata della violazione.

Preavviso di accertamento e verbale: differenze

Tecnicamente il preavviso di accertamento della violazione non equivale alla contestazione – che, quando non è eseguita in forma immediata, avviene successivamente con la notifica del verbale, da eseguirsi entro 90 giorni dalla data di accertamento dell’infrazione – e dunque non fa decorrere i termini per il pagamento in misura ridotta, con lo sconto del 30% sulla sanzione minima, o per proporre opposizione. La Corte di Cassazione [2] afferma che «il preavviso del verbale lasciato sul veicolo rinvenuto in divieto di sosta non fissa definitivamente le ragioni della sanzione, che sono determinate soltanto dal verbale notificato dall’amministrazione».

Preavviso di accertamento: si può pagare la sanzione ridotta?

Il punto di riferimento per il soggetto contravvenzionato è sempre e soltanto il verbale di accertamento, non il preavviso, che, come detto, non è obbligatorio e potrebbe anche mancare. Il trasgressore, se desidera, può comunque pagare la sanzione ridotta, sulla base del preavviso di accertamento, senza attendere l’arrivo del successivo verbale. In questo modo, però, farà acquiescenza e non sarà più possibile contestare la violazione.

A tal proposito la maggior parte dei preavvisi di accertamento non si limita ad informare il conducente della violazione commessa, ma contiene anche le indicazioni per pagare, entro 5 giorni, la sanzione in misura ridotta del 30% e senza l’aggravio delle spese di notifica (che attualmente ammontano a circa 20 euro). Per agevolare gli automobilisti, molti Comuni inseriscono nel preavviso di accertamento anche il bollettino di conto corrente postale precompilato con i dati del versamento. Non è necessario, però, affrettarsi e aderire a questo invito, perché per legge i termini di 5 giorni per lo sconto del 30% decorrono soltanto dalla data di notifica del verbale e non dal preavviso. Inoltre, come abbiamo detto prima, chi paga subito fa acquiescenza, cioè ammette la violazione, e si preclude la possibilità di presentare ricorso.

Preavviso di accertamento: si può impugnare?

Il preavviso di accertamento è un atto facoltativo, con una funzione informativa nei confronti del trasgressore. Pertanto non è possibile impugnare il preavviso di accertamento con ricorso al giudice di Pace o al Prefetto del luogo in cui è stata constatata l’infrazione; per contestare la multa bisognerà opporsi al verbale di accertamento vero e proprio, e i termini per presentare ricorso (30 giorni al giudice di Pace, 60 giorni al Prefetto) decorreranno dalla data di notifica.

Preavviso di accertamento: cosa contiene e quali dati mancano

Il preavviso di accertamento contiene, subito dopo l’intestazione dell’organo che ha rilevato l’infrazione, soltanto i dati essenziali della violazione rilevata alle norme di circolazione stradale (la più frequente nella pratica è il divieto di sosta): norma del Codice della strada violata, targa del veicolo, data e ora del rilevamento dell’infrazione. C’è, inoltre, un codice identificativo alfanumerico dell’atto, da riportare nel modulo di versamento, nel caso in cui si voglia pagare la sanzione ridotta. I tagliandi più evoluti contengono anche un codice a barre, che potrà essere scansionato in caso di pagamento telematico, o un Qr code, di cui ti parleremo in dettaglio nel prosieguo dell’articolo.

Il preavviso di accertamento non contiene , invece, l’indicazione nominativa del trasgressore, perché in genere – e salvi i casi di contestazione immediata – egli non può essere identificato nel momento in cui i vigili rilevano la violazione; le informazioni emergeranno a tavolino, nel momento in cui gli agenti accertatori consulteranno il Pra (Pubblico Registro Automobilistico) per rilevare i dati del proprietario del veicolo. Questa carenza è un’altra fondamentale differenza rispetto al verbale di accertamento, che, invece, deve sempre contenere i dati identificativi del destinatario dell’atto (conducente e/o proprietario del veicolo contravvenzionato): questo soggetto sarà il destinatario della notifica formale della violazione constatata.

Preavviso di accertamento: deve contenere nomi e firma dei vigili?

Il preavviso di accertamento, non essendo un verbale, non richiede la menzione dei nominativi dei vigili che hanno rilevato la violazione. Molti tagliandi sono prestampati o compilati con l’ausilio di strumenti elettronici e riportano soltanto la matricola meccanografica degli agenti accertatori. D’altronde anche nei verbali redatti dalle pubbliche amministrazioni con sistemi meccanizzati la legge consente di sostituire la firma autografa con l’indicazione a stampa del soggetto responsabile dell’emissione dell’atto. Perciò non vi è dubbio che le multe prestampate senza firma sono valide.

Preavviso di accertamento con Qr Code: cosa fare

I preavvisi di accertamento di ultima generazione, emessi soprattutto nelle grandi città, sostituiscono le informazioni a stampa con un un Qr Code, un “quadratino” di simboli grafici che è leggibile soltanto con un dispositivo automatizzato in grado di scansionarlo, come un personal computer o uno smartphone. Per accedere ai dati completi dell’infrazione occorre collegarsi al sito istituzionale del Comune di riferimento, nella sezione che solitamente è chiamata “Fascicolo del cittadino”, autenticandosi con le consuete credenziali telematiche: Spid (Sistema pubblico di identità digitale), Cie (Carta di identità elettronica) o Cns (Carta nazionale dei servizi); in alternativa bisogna recarsi al comando di Polizia municipale del luogo esibendo il Qr Code e chiedendo le informazioni necessarie.

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni leggi:


note

[1] Art. 201 Cod. strada.

[2] Cass. ord. n. 1067/2012.


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