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Cane al guinzaglio: non sempre esonera da responsabilità


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 novembre 2014



Fate attenzione al contesto e alla presenza di più persone: nel dubbio sarebbe meglio mettere la museruola al cane, prevista dalla legge in alternativa al guinzaglio.

La responsabilità per i danni e le lesioni alle persone provocati dagli animali di cui si è proprietari o (anche solo) detentori è prevista dal codice civile in modo particolarmente severo, perché l’esenzione della responsabilità (cosiddetta “prova liberatoria”) può essere data solo in presenza di un caso fortuito [1].

Si ripropone in pratica la nota questione sulla responsabilità per le cose in custodia, ritenendosi, dalla corrente di pensiero prevalente in dottrina, che la prova liberatoria consista nella dimostrazione della mancanza del rapporto di “causa-effetto” tra fatto cagionato dall’animale e danno. Insomma, si ricadrebbe in una ipotesi di responsabilità oggettiva dalla quale sarebbe ben più difficile uscirne senza una condanna.

Si ritiene anche, da una parte della dottrina, che il proprietario possa dimostrare di aver usato la necessaria diligenza al fine di evitare il danno: sarebbe, quindi, un caso di responsabilità aggravata (non di responsabilità oggettiva) perché il custode dell’animale può sempre provare la sua mancanza di colpa.

La Suprema Corte, in una recente sentenza, sembra confermare l’opinione maggioritaria: essendo stata chiamata a decidere, in ultima istanza su un caso di aggressione, da parte di un cane pur tenuto al guinzaglio, di un bambino di due anni nel contesto di una mostra canina, ha confermato il reato di lesioni personali colpose a carico della padrona del cane e la condanna al risarcimento del danno, stabilendo che non vale la prova di aver tenuto sotto controllo il proprio cane tramite il guinzaglio [2].

Se al proprietario del cane viene richiesta una “particolare diligenza“, secondo le parole della Corte, in pratica ci si avvicina ad un’ipotesi di responsabilità oggettiva, perché diventa molto difficile provare, se non dimostrando il caso fortuito, di aver fatto il possibile per evitare il fatto.

Anche la normativa sulla “tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani”, richiamata dalla Corte a riferimento della propria decisione, è chiara in proposito, prevedendo che “il proprietario di un cane è sempre responsabile del benessere, del controllo e della conduzione dell’animale e risponde, sia civilmente che penalmente, dei danni o delle lesioni a persone, animali o cose provocasti dall’animale stesso[3].

Tale normativa prevede l’obbligo, per i detentori di cani, di applicare la museruola oppure il guinzaglio quando si trovassero nelle vie urbane o in altri luoghi aperti al pubblico: è ciò che ha affermato, a propria difesa, la padrona del cane, perché tale normativa sarebbe stata rispettata [4].

Ma i giudici della Suprema Corte hanno sottolineato che, nel caso in esame, era egualmente mancata la dovuta vigilanza del cane, perché la signora avrebbe dovuto tenere, in presenza di più persone nell’ambito della mostra, una condotta di particolare attenzione e idonea a evitare il rischio di ogni possibile aggressione a persone, come appunto la stessa normativa prevede oltre l’obbligo della museruola o del guinzaglio.

note

[1] Art. 2052 cod. civ. “Danno cagionato da animali”

[2] Corte di cass. Sez. IV Penale sent. n. 44095 del 23 ottobre 2014

[3] Art. 1 “Ordinanza contingibile e urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani” 6 agosto 2013 del Ministero della Salute. Ne abbiamo già parlato, a proposito delle possibili aggressioni dei cani, in https://www.laleggepertutti.it/36000_aggressione-dei-cani-nuove-norme-per-lincolumita-pubblica

[4] Sulle problematiche relative all’uso del guinzaglio si rinvia, in particolare, a https://www.laleggepertutti.it/43182_niente-guinzaglio-al-cane-si-rischiano-condanna-e-risarcimento e a https://www.laleggepertutti.it/13230_cani-al-guinzaglio-un-diritto-entrare-in-tutti-i-parchi

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