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Che valore hanno le dichiarazioni di un dipendente Enel?

17 Gennaio 2023 | Autore:
Che valore hanno le dichiarazioni di un dipendente Enel?

Quando il verbale di verifica redatto dall’incaricato Enel prova la sottrazione di energia elettrica.

A seguito di una segnalazione di malfunzionamento della rete elettrica, gli incaricati dell’Enel sono venuti nel tuo locale a fare un sopralluogo. Hanno controllato fili, punti di diramazione e contatori e alla fine hanno redatto un verbale contestandoti l’allaccio abusivo e la sottrazione di energia elettrica. Oltre alla salata bolletta da pagare – perché i consumi saranno ricalcolati – temi di essere denunciato penalmente per furto o per truffa, e perciò ti domandi: che valore hanno le dichiarazioni di un dipendente Enel?

Ai fini di prova degli accertamenti svolti, le situazioni riscontrate dai dipendenti Enel e resocontate nei loro verbali di verifica hanno un valore maggiore rispetto a quello di una qualsiasi testimonianza privata proveniente da soggetti non qualificati: vediamo perché e quando questi atti e dichiarazioni possono provare un allaccio abusivo alla rete e la conseguente sottrazione di energia elettrica.

Dipendente Enel: che qualifica ha?

Il dipendente Enel nell’esercizio delle sue funzioni non è un pubblico ufficiale nel senso classico del termine, ma ha una qualifica che per molti aspetti è equiparata: quella di incaricato di pubblico servizio.

Per giurisprudenza costante [1], «la qualifica di pubblico ufficiale è riservata a coloro che formano (o concorrono a formare) la volontà della pubblica amministrazione o a coloro che svolgono tale attività per mezzo di poteri autoritativi o certificativi»: ad esempio, i magistrati, i funzionari ministeriali, i dirigenti scolastici, i poliziotti, carabinieri e finanzieri, i vigili del fuoco, gli ispettori del lavoro o dell’Inps.

Invece, a norma dell’art. 358 del Codice penale, la qualità di incaricato di pubblico servizio «è assegnata dalla legge, in via residuale, a coloro che non svolgano pubbliche funzioni nei sensi ora precisati, ma che non curino neppure mansioni di ordine e non prestino opera semplicemente materiale»: e qui entrano in gioco i dipendenti dell’Enel nel momento in cui svolgono funzioni di verifica degli impianti elettrici.

Applicando questi principi, una recente sentenza del tribunale di Bologna [2] afferma che: «non v’è dubbio che l’attività del dipendente dell’Enel rientrante tra gli organismi erogatori di un pubblico servizio disciplinato da norme di natura pubblica, incaricati della esazione dei pagamenti dei compensi dovuti all’ente rientrano tra quelle del pubblico ufficiale o dell’incaricato del pubblico servizio, e attribuiscono pubblica fede a quanto da essi accertato».

I verbali dell’Enel fanno prova?

L’espressione «pubblica fede» utilizzata dai giudici bolognesi non è casuale, ma trova espresso riscontro nella legge: l’art. 2700 del Codice civile dice che gli atti redatti da pubblici ufficiali (e dagli incaricati di pubblico servizio, che, come abbiamo visto, sotto questo aspetto sono equiparati ai primi) fanno «piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti».

Pertanto, il valore probatorio del verbale di verifica redatto dagli incaricati dell’Enel è circoscritto alle circostanze che sono cadute direttamente sotto la percezione del verificatore: ad esempio, l’allaccio abusivo alla rete elettrica, la manomissione di un contatore con “ponti” o “zeppe”, lo stato dei luoghi (come l’apertura o rottura di una cabina elettrica, l’alterazione dei cavi, delle giunzioni e dei quadri) ed anche ciò che i presenti hanno dichiarato in occasione dell’intervento; gli elementi ulteriori, invece (ad esempio, giudizi e stime sui consumi effettuati, attribuzione della responsabilità dell’illecito al proprietario dei locali che in quel momento è assente, ecc.) hanno soltanto valore indiziario e soggiacciono alle comuni regole sulla testimonianza nei processi civili e penali.

La verifica dell’Enel prova il furto di energia elettrica?

Qualcuno potrebbe obiettare che l’Enel è divenuta, da qualche decennio, una società privata, e non è più pubblica, come ai tempi in cui era nata, nel 1962: ma una legge [3] ha chiarito in proposito che «non ha rilievo la forma giuridica dell’ente e la sua costituzione secondo le norme del diritto pubblico o del diritto privato, ma ha rilievo esclusivo la natura delle funzioni esercitate, che devono essere inquadrabili tra quelle della pubblica amministrazione».

E sotto questo profilo non v’è dubbio che l’erogazione di energia elettrica alla popolazione sia un servizio pubblico: lo ha ribadito una recente sentenza della Corte di Cassazione [4], in un caso di prelievo abusivo di energia elettrica, che era stato provato proprio dalla verifica compiuta sul posto dai dipendenti Enel. La Suprema Corte ha sottolineato che le attività dei dipendenti Enel «- rientrante tra gli organismi erogatori di un pubblico servizio disciplinato da norme di natura pubblica -, incaricati della esazione dei pagamenti dei compensi dovuti all’ente, rientrano tra quelle del pubblico ufficiale o dell’incaricato del pubblico servizio, e attribuiscono pubblica fede a quanto da essi accertato».

Conclusioni

Abbiamo visto che le attività svolte dai dipendenti Enel nell’esercizio delle loro funzioni sono inquadrabili nelle mansioni svolte dall’incaricato di pubblico servizio, che è dotato di poteri di accertamento analoghi a quelli del pubblico ufficiale. Pertanto i verbali redatti dai verificatori Enel in occasione dei sopralluoghi compiuti presso i punti di utenza elettrica sono atti fidefacenti, e gli viene riconosciuto il valore di piena prova in merito ai fatti direttamente accertati sul posto.

Approfondimenti


note

[1] Cass. sent. n. 7566/2020.

[2] Trib. Bologna, sent. n. 713/2022.

[3] L. n.  86/1990.

[4] Cass. sent. n. 7075/2020.


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