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Quota potenza in bolletta luce: cos’è?

17 Gennaio 2023 | Autore:
Quota potenza in bolletta luce: cos’è?

Ecco uno dei costi fissi per l’energia elettrica: che si tengano accesi gli elettrodomestici o che tutte le luci siano spente, bisogna pagare. Perché?

Districarsi tra le voci di una bolletta della luce non è sempre facile. Nella maggior parte dei casi si ha una vaga idea di quello che si sta pagando ma ci sono alcune cose non semplici da capire. Così si finisce per pagare quello che c’è scritto solo perché se non lo si fa si ha paura di restare senza corrente. Si paga sulla fiducia, insomma. Tutto sommato, c’è sempre la possibilità di lamentarsi e di tentare di consumare meno elettricità, che sono le uniche armi a disposizione del consumatore. Ce ne sarebbe una terza, in effetti, ed è quella di armarsi di pazienza e di tentare, almeno, di capire le varie voci. Una di queste, ad esempio, è la «quota di potenza». Di istinto, verrebbe da dire che si tratta di una spesa fissa relativa alla quantità di corrente che ci arriva a casa. E forse non è del tutto sbagliato. In pratica, la quota di potenza nella bolletta della luce, cos’è?

Si tratta di una delle spese che devono essere sostenute anche se non si accende un solo interruttore durante il giorno, se gli elettrodomestici sono staccati dalle prese, se non si mette nemmeno a caricare un telefonino. Insomma, che uno ci abiti o meno in una casa dotata di utenza elettrica, la quota di potenza va pagata. Vediamo perché.

Che cos’è la quota di potenza?

In una bolletta della luce, la voce «quota di potenza» rappresenta la spesa relativa alla potenza, appunto, impegnata dell’impianto che si ha a disposizione. Come noto, nella stragrande maggioranza dei casi le abitazioni di dimensioni medie hanno una potenza impegnata di 3 kW. Ecco, per avere quei 3 kW si paga una quota fissa.

In realtà, in molte case questo valore sta pian piano aumentando per l’evoluzione delle scelte dei consumatori. Oggi, ad esempio, si privilegiano i piani di cottura a induzione, il che comporta un consumo complessivo di elettricità maggiore rispetto a quello di chi usa il classico piano a gas.

In parole semplici: se si sta utilizzando il piano a induzione per cuocere la pasta e fare il sugo, si deve utilizzare anche il forno per cuocere la carne o il pesce e, magari, sta andando anche la lavatrice e, siccome siamo in piena estate e non si vuol far sudare gli ospiti è stato acceso il condizionatore d’aria, è facile quindi che i 3 kW non bastino per fare andare tutto simultaneamente. Ecco perché viene chiesto di aumentare la potenza impegnata, il che significa avere una quota di potenza più elevata in bolletta.

Come detto, la quota di potenza è un costo fisso che si paga anche se il consumo è pari a zero, solo per avere a disposizione i 3 kW o quelli che servono per non far saltare il salvavita.

Potenza impegnata e potenza disponibile

Il contratto di fornitura dell’energia elettrica comprende due espressioni che influiscono proprio su quello che abbiamo appena detto, cioè sulla possibilità di far funzionare più elettrodomestici in contemporanea. Queste due voci sono:

  • la potenza impegnata, cioè quella che abbiamo definito come la potenza stabilita nel contratto che, di norma, per un’abitazione media è di 3 kW;
  • la potenza disponibile, cioè quella che l’utente può utilizzare prima che il contatore venga giù perché la richiesta di potenza è troppo alta. È l’esempio che si faceva prima del piano a induzione, il forno, la lavatrice e il condizionatore accesi insieme. Bisogna considerare che nei contratti delle utenze domestiche equivale alla potenza impegnata (i 3 kW) più il 10%. Si arriva, dunque, a 3,3 kW, anche se solitamente si può arrivare ai 4 kW, a seconda del fornitore e del contratto, per un periodo limitato, che va da qualche minuto a circa un’ora.

La potenza disponibile è quella che può «tradire» le abitudini dell’utente, facendogli mancare l’energia elettrica una volta sì e una no. Per tornare al solito esempio, se si tengono accesi tutti insieme piano a induzione, lavatrice, forno e condizionatore per un quarto d’ora, magari il contatore tiene. Se, invece, un altro giorno vanno in contemporanea ancora cinque minuti in più, salta la corrente. E uno si chiede: «Strano, finora non era mai successo». Ecco, ora si capisce perché: quel «cuscinetto» del 10% o poco più consente di restare con la corrente a disposizione solo per un po’ di tempo, dopodiché salta tutto. Un po’ come la riserva dell’auto: ti do questo margine, ma poi devi fare benzina. A casa, il salvavita ci dà qualche minuto ma poi sarà necessario spegnere qualcosa.

Dove si trova la quota di potenza in bolletta?

La quota di potenza in bolletta si trova sotto la voce «spesa per il trasporto e gestione contatore». Questo capitolo della fattura della corrente elettrica contiene tutte le spese addebitate all’utente finale per fargli arrivare l’elettricità a casa e renderla disponibile all’uso.

La quota di potenza viene indicata in euro/kW/mese o giorno. L’ultima tariffa stabilita dall’Autorità per l’energia (Arera), relativa al 2022, è di 20,28 euro/kw/anno più Iva al 10%.



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