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Rivalsa del datore di lavoro: cos’è?

20 Gennaio 2023 | Autore:
Rivalsa del datore di lavoro: cos’è?

Chi paga il lavoratore in malattia? In quali casi l’azienda può chiedere il risarcimento a chi ha causato un danno al proprio dipendente?

È noto che il datore di lavoro debba pagare il proprio dipendente anche quando è in malattia e, quindi, quando è impossibilitato a svolgere la sua prestazione. Durante questo periodo di tempo il datore subisce un vero e proprio danno, visto che non può avvalersi del proprio subordinato. Mettiamo il caso che un dipendente, mentre non è al lavoro, venga investito da un pirata della strada; in un’ipotesi del genere avrebbe sicuramente diritto a conservare il posto di lavoro e a continuare a essere retribuito; per il datore, però, si tratta di un vero pregiudizio economico, imputabile all’investitore. È qui che entra in gioco la rivalsa del datore di lavoro. Cos’è?

Come vedremo a breve, grazie alla rivalsa il datore può agire per chiedere il risarcimento direttamente al responsabile della malattia o dell’infortunio che impedisce al dipendente di recarsi al lavoro e di svolgere le proprie mansioni. In pratica, è come se la legge dicesse che chi fa del male a un lavoratore dipendente deve risarcire anche il suo datore. Se l’argomento t’interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è e come funziona la rivalsa del datore di lavoro.

Chi paga il lavoratore in malattia?

Come spiegato nell’articolo dal titolo Chi paga la malattia del lavoratore, il dipendente che non può recarsi al lavoro perché ammalato o comunque perché ha subito un infortunio ha diritto alla conservazione del posto e alla retribuzione.

Il caso tipico è quello del sinistro stradale, che può accadere mentre il dipendente si sposta per ragioni di lavoro (per recarsi o tornare dal luogo di lavoro) ma anche in momenti del tutto estranei all’attività lavorativa. Nel primo caso si tratterà di infortunio Inail, nel secondo invece l’assenza sarà gestita come assenza per malattia dall’Inps.

Durante il periodo di assenza dal lavoro per inabilità, il lavoratore ha diritto alla conservazione della retribuzione ma gli enti previdenziali e assistenziali (Inps, Inail, ecc.), nel caso di infortunio non lavorativo, liquidano solo una parte della retribuzione, la cui restante parte è a carico del datore, che deve procedere alla necessaria integrazione a favore del dipendente.

È quindi chiaro che, nell’ipotesi di assenza di un lavoratore infortunato a causa del fatto illecito di un terzo, il datore di lavoro subisca un danno economico, visto che paga il dipendente che è assente.

Che cos’è la rivalsa del datore di lavoro?

La rivalsa è l’azione legale che il datore di lavoro può intraprendere contro chi ha causato l’infortunio del proprio dipendente.

Come detto, infatti, l’assenza costituisce un vero e proprio danno economico per il datore, visto che deve continuare a pagare la retribuzione al dipendente.

La rivalsa del datore di lavoro consente di recuperare il risarcimento del pregiudizio sopportato per la mancata prestazione lavorativa.

Sul punto è molto chiara anche la giurisprudenza della Corte di Cassazione [1], secondo cui il responsabile di lesioni a danno di un lavoratore dipendente è tenuto a risarcire il datore di lavoro per il periodo in cui il dipendente non potrà assicurare la propria prestazione lavorativa.

Quali sono le condizioni per la rivalsa del datore?

Le condizioni affinché il datore possa esercitare la rivalsa sono le seguenti:

  • l’infortunio o la malattia siano state causate dall’illecito di un terzo. Per sapere qual è la differenza tra infortunio e malattia, si legga l’articolo dedicato a questo specifico argomento;
  • il danno patito dal dipendente non deve derivare da una sua esclusiva colpa; è il caso del lavoratore che si è schiantato contro un palo della luce perché era ubriaco alla guida;
  • la rivalsa è invece valida sia che il dipendente abbia ragione sia nel caso di un concorso di colpa. Nel caso di dipendenti trasportati, il risarcimento è dovuto anche quando il conducente del veicolo su cui viaggiavano ha torto;
  • il diritto al risarcimento non deve essere prescritto. A tal proposito si applicano i termini previsti per la responsabilità extracontrattuale. Ad esempio, il danno derivante da circolazione stradale si prescrive dopo due anni; negli altri casi, la prescrizione per danno da atto illecito scatta dopo cinque anni.

Rivalsa del datore: come si quantifica il danno?

Di regola, il danno subito dal datore di lavoro è quantificato sulla base di tutti i costi sostenuti dall’azienda nel periodo di assenza del lavoratore e che quindi il datore ha diritto di recuperare.

Nello specifico, nel risarcimento rientrano tutti gli eventuali oneri contributivi e retributivi, quali la quota di retribuzione differita maturata nel periodo di assenza (la tredicesima, la quattordicesima, la gratifica natalizia, il premio di produzione, il Tfr, ecc.), nonché le ferie non godute e comunque maturate in tale periodo, che il datore sarà tenuto comunque a versare nel periodo di assenza del lavoratore.


La rivalsa è l’azione legale che il datore di lavoro può intraprendere contro chi ha causato l’infortunio del proprio dipendente.

note

[1] Cass., sent. n. 6132 del 12 novembre 1988.


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