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Lo sai che? Cambiano gli interessi per il ritardo nel pagamento: attenti a tirar la causa per le lunghe

Lo sai che? Pubblicato il 26 novembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 novembre 2014

D’ora in poi sarà applicabile durante tutto il corso delle cause il saggio degli interessi moratori applicati alle transazioni commerciali.

 

La giustizia è un costo (elevato) per chi fa valere i propri diritti. Ma c’è anche chi è disposto a sostenere questo costo pur di far slittare i tempi di adempimento dei propri doveri. Tanto “… di doman non c’è certezza” diceva Lorenzo il Magnifico, quasi prefigurandosi l’idea di un processo di durata biblica.

Per limitare queste strumentalizzazioni – che, di fatto, contribuiscono anch’esse a paralizzare tutto il comparto “giustizia”, costituendo un danno per chi davvero necessita di giustizia – il recente decreto di riforma del processo civile [1], entrato in vigore pochi giorni fa, ha aumentato il tasso di interessi che il giudice, con la sentenza di condanna, dovrà applicare per aggiornare il capitale dovuto dal debitore al giorno della pubblicazione della sentenza. In buona sostanza, gli interessi sul capitale che matureranno nel corso della causa saranno decisamente più elevati rispetto al passato e il conto presentato con la sentenza (anche non definitiva, ossia quella di primo grado) sarà tanto più alto quanto più il processo è durato (anche se si tratti di arbitrato).

La nuova norma [2] stabilisce che, se le parti non ne hanno determinato la misura in anticipo (di comune accordo e, quindi, verosimilmente, con un contratto), dal momento in cui è proposta la domanda giudiziale, il saggio degli interessi legali “è pari a quello previsto dalla legislazione speciale relativa ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali [3]”. In forza di tale richiamo, dunque, d’ora in poi il tasso di interessi nelle cause è pari alla misura degli interessi legali di mora e viene così determinato:

1. per il primo semestre dell’anno cui si riferisce il ritardo, è quello in vigore il 1° gennaio di quell’anno;

2. per il secondo semestre dell’anno cui si riferisce il ritardo, è quello in vigore il 1° luglio di quell’anno.

Sarà il Ministero dell’Economia e delle Finanze, di volta in volta [4], a dare notizia del tasso di riferimento, curandone la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale nel 5° giorno lavorativo di ogni semestre.

Insomma, sarà un interesse più alto – lo stesso che, sino ad oggi, è stato utilizzato solo per le transazioni commerciali tra imprese – la cui determinazione potrà essere verificata solo reperendo il provvedimento del MEF. Ed esso viene applicato per tutta la durata della causa.

Peraltro, proprio adesso che l’inflazione è particolarmente bassa (anzi, siamo ancora in un periodo di deflazione) il “rincaro” si farà sentire ancor di più. Come a dire che al creditore sarà accordato una sorta di automatico risarcimento del danno per il ritardo della prestazione.

Le parti possono accordarsi per determinare un tasso di interesse diverso, e così “aggirare” la norma. Ma è anche verosimile pensare che, poste le lungaggini dei nostri processi, difficilmente si potrà rinunciare preventivamente a una garanzia di tal tipo. Salvo che si parta già in “mala fede”.

note

[1] DL 132/2014 art. 17.

[2] Che aggiunge così il comma 4 all’art. 1284 cod. civ.

[3] Ossia quello fissato dal D.lgs. n. 231/2002.

[4] A norma del comma 3 dell’art. 5 D.lgs. 9.10.2002 n. 231.

Autore immagine: 123rf com


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