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Prelievi sul conto: per l’autonomo non è ricavo in nero come per l’imprenditore

26 novembre 2014


Prelievi sul conto: per l’autonomo non è ricavo in nero come per l’imprenditore

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 novembre 2014



Professionisti: nessuna presunzione di evasione fiscale; arrivano le prime “assoluzioni” dopo la sentenza della Corte Costituzionale.

Vietato presumere l’esistenza di redditi in “nero” a carico dei professionisti e autonomi che, dai conti correnti, fanno prelievi “non giustificati”, ossia senza indicare il beneficiario delle somme.

Arrivano le prime applicazioni della decisiva sentenza della Corte costituzionale dello scorso ottobre con cui è stato dichiarata illegittima la presunzione fiscale di “nero” per tutte le operazioni sul conto in banca non giustificate (leggi “Addio presunzione fiscale: il prelievo in banca non è più ricavo “nero” per gli autonomi”).

Finalmente, dopo quasi dieci anni dall’entrata in vigore della Finanziaria del 2005, un mese fa la Corte costituzionale [1] ha cancellato definitivamente la svista del legislatore, stabilendo che i prelevamenti sul conto fatti dai lavoratori autonomi non possono considerarsi automaticamente compensi “in nero” se non sono indicati i beneficiari.

La norma, ovviamente, resta in piedi solo per gli imprenditori.

Ed ora arrivano le prime applicazioni pratiche di questa storica e attesa sentenza. Da apriporta fa la Commissione Tributaria Provinciale di Lecce [1]. In particolare, i giudici tributari pugliesi ricordano che, in tema di accertamento bancario, i prelevamenti sul conto corrente da parte dei professionisti e lavoratori autonomi non possono considerarsi automaticamente compensi “in nero” se non sono stati indicati i beneficiari: tale presunzione violerebbe il principio di capacità contributiva fissato dalla Costituzione [3].

La CTP ha evidenziato la irragionevolezza e disparità di trattamento della citata norma, con la quale inopportunamente era stata estesa la presunzione di “ricavi in nero” degli imprenditori anche ai “compensi in nero” dei lavoratori autonomi; la correlazione presuntiva costi-ricavi tipica degli imprenditori non può anche valere per i lavoratori autonomi.

Come comportarsi

Per cui, oggi, nel caso di verifica fiscale della Guardia di Finanza, il lavoratore autonomo ha più possibilità di difesa, quando invece, fino a poco tempo fa, era spesso incastrato dall’impossibilità di procurarsi prove estremamente difficili.

In pratica, il contribuente cui sia stato inviato un avviso di accertamento, potrà allora eccepirne l’illegittimità e l’infondatezza senza essere costretto a dover necessariamente fornire la prova e, cioè, la giustificazione dei movimenti bancari o, quantomeno, dei prelevamenti.

Per maggiori chiarimenti leggi: “Autonomi e professionisti: stop accertamenti e giudizi dopo la sentenza della Consulta”.

note

[1] C. Cost. sent. n. 228/14.

[2] CTP Lecce sent. n. 3596/05/14.

[3] Art. 53 Cost. Ma anche l’art. 3 Cost., in quanto per il reddito da lavoro autonomo non varrebbero le correlazioni logico-presuntive tra costi e ricavi tipiche del reddito d’impresa e il prelevamento sarebbe un fatto oggettivamente estraneo all’attività di produzione del reddito professionale.

Autore immagine: 123rf com

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