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Il medico risarcisce anche il danno morale?

21 Gennaio 2023 | Autore:
Il medico risarcisce anche il danno morale?

Come funziona la responsabilità medica? L’ospedale risponde degli errori dei suoi dipendenti? Cos’è il danno non patrimoniale? Come si prova il danno morale?

Purtroppo in Italia si registrano diversi casi di malasanità le cui conseguenze, a volte, sono davvero nefaste. Quanto detto è testimoniato dalla giurisprudenza che offre molte sentenze riguardanti gli errori commessi in ambito medico. Fin qui nulla di nuovo. Ciò che forse non tutti sanno, però, è che al danno alla salute può accompagnarsi un tipo di risarcimento diverso e ulteriore. Proprio di questo ci occuperemo: vedremo cioè se il medico risarcisce anche il danno morale.

Per rispondere a questa domanda dobbiamo necessariamente fornire delle spiegazioni preliminari, senza le quali non si potrebbe comprendere appieno la portata del risarcimento a cui ha diritto il paziente vittima di malasanità. Innanzitutto, dobbiamo illustrare cosa dice la legge a proposito della responsabilità medica; successivamente, occorre spiegare cos’è il danno non patrimoniale. Solo alla fine potremo comprendere davvero se il medico risarcisce anche il danno morale.

Come funziona la responsabilità medica?

La legge dice che ognuno risponde per le proprie colpe. Questo principio, semplicissimo e vecchio quanto il mondo, vale anche per i medici.

Nello specifico, la responsabilità medica si configura in modo diverso a seconda che l’azione legale sia proposta contro la struttura ospedaliera oppure contro il singolo medico:

  • la responsabilità della struttura ospedaliera è di tipo contrattuale, con la conseguenza che il diritto al risarcimento dei danni si prescrive dopo dieci anni;
  • la responsabilità del medico è di tipo extracontrattuale, con la conseguenza che il diritto al risarcimento dei danni si prescrive dopo cinque anni.

In pratica, per la legge chi si ricovera in ospedale o in clinica stipula con la struttura un vero e proprio contratto con cui al paziente vengono assicurate le cure e, ovviamente, la degenza.

Malasanità: chi risponde dei danni?

Dei danni derivanti dalla malasanità (intervento chirurgico andato male, terapia sbagliata, ecc.) rispondono sia la struttura ospedaliera che il medico, come visto sopra.

Ciò vuol dire che il paziente (o gli eredi, nel caso di suo decesso) dovrà citare in giudizio sia l’ospedale che il medico che si ritiene responsabile dell’errore.

Secondo la giurisprudenza [1], infatti, la struttura ospedaliera è responsabile:

  • sia nel caso in cui il danno sia stato procurato a causa di una cattiva erogazione delle prestazioni tipiche del servizio sanitario (come, ad esempio, nell’ipotesi di malattia contratta a causa delle scarse condizioni igieniche dell’edificio, per difetto di organizzazione, per carenze tecniche o per mancata sorveglianza del paziente, ecc.);
  • sia nell’ipotesi di errore commesso dal medico che lavora all’interno della struttura.

Non è dunque necessaria una specifica contestazione all’ospedale, essendo sufficiente la collaborazione con il medico per dare origine alla responsabilità.

Insomma: la responsabilità dell’ospedale si collega alla specifica area di rischio che ogni azienda sanitaria si assume avvalendosi di collaboratori [2].

Il risarcimento del danno non patrimoniale

Gli errori della sanità danno luogo al risarcimento del danno non patrimoniale, per tale dovendosi intendere il pregiudizio che deriva dalla lesione di un interesse di rango costituzionale com’è, per l’appunto, il diritto alla salute.

Il danno non patrimoniale, a differenza di quello economico, non può essere quantificato in base a una perdita secca del proprio patrimonio, bensì in ragione del grado di invalidità prodotto nel paziente.

Si parla in questo caso di danno biologico, che consiste nella lesione della salute psicofisica della vittima.

Per risarcire il danno biologico si ricorre ad alcuni schemi elaborati dalla giurisprudenza, in base ai quali a ogni grado di inabilità corrisponde un risarcimento, che va poi personalizzato in relazione alla gravità concreta della situazione, all’età, alle prospettive di vita, ecc.

Va precisato che il danno biologico spetta sempre, anche alle persone che non lavorano, in quanto la legge tutela la salute in quanto tale, a prescindere dalla “produttività” della persona.

Il medico deve risarcire anche il danno morale?

Medico e struttura ospedaliera devono risarcire anche il danno morale, se il paziente dimostra di averlo patito. Per danno morale si intende la profonda sofferenza psicologica derivante dall’illecito.

Si pensi allo sportivo che, a causa di un sinistro stradale, non solo deve subire numerosi interventi ma si vede anche costretto a dover rinunciare alla sua carriera, con conseguente profondo patimento interiore.

Volendo fare un esempio che rientra nel campo della responsabilità medica, si immagini il paziente che, a causa della terapia sbagliata, è rimasto paralizzato ma cosciente, in attesa di morire.

Il medico deve quindi risarcire anche il danno morale, a condizione però che la vittima riesca a fornirne prova. Secondo la giurisprudenza, infatti, il danno morale non è un’autonoma conseguenza di quello biologico. Ciò significa che, se un intervento va male e si subisce una lesione alla propria salute, non per forza deve essere accordato anche il risarcimento per il danno morale.

Come si prova il danno morale?

Chiarito che anche il medico deve risarcire il danno morale, si pone ora il problema di come si fa a provare la sofferenza interiore affinché il giudice liquidi il risarcimento.

Secondo la giurisprudenza [3], il danneggiato può fornire la prova del danno morale con ogni mezzo, anche con presunzioni.

Ciò significa che la vittima di un caso di malasanità, se ritiene che il medico debba risarcirgli anche il danno morale, potrà avvalersi di testimonianze, perizie, certificati e far leva anche sulla stessa gravità dell’illecito subito.

In altre parole, il giudice può presumere che dall’errore del medico sia naturale che seguano danni psicologici.

Ad esempio, se il medico commette un errore talmente clamoroso da rovinare la vita di una persona che, prima dell’intervento, era tutto sommato sana, il giudice potrà anche presumere che dalla condotta sia derivato un danno non solo biologico ma anche morale.

Si pensi al banale intervento di chirurgia estetica che finisce per deturpare in modo irreversibile il viso di una giovane modella: in questa ipotesi dalla gravità del danno si possono ben immaginare le sofferenze psicologiche della persona offesa.


note

[1] App. Milano, sent. n. 3367 del 18 novembre 2021.

[2] Cass., sent. n. 24688 del 5 novembre 2020.

[3] Trib. Milano, sent. n. 10233 del 10.12.2021.


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