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Permessi legge 104: quando scadono?

21 Gennaio 2023 | Autore:
Permessi legge 104: quando scadono?

Qual è la durata dei benefici concessi a chi si assenta dal lavoro per assistere un familiare disabile; quando e come il diritto cessa.

Questo mese hai finalmente ottenuto il riconoscimento dei benefici previsti dalla legge 104 per assistere un tuo familiare anziano, malato e disabile. Vorresti subito iniziare a chiedere al tuo datore di lavoro i permessi previsti, per prenderti cura di lui. Ma i giorni corrono e il mese sta per finire, così ti chiedi: quando scadono i permessi della legge 104? Puoi fruirli cumulativamente, oppure ognuno di essi soggiace ad un preciso termine? Nel primo caso potresti recuperare nei mesi successivi anche i permessi precedenti e non goduti, nel secondo caso, invece, no.

Oltre a questo, è anche importante sapere quanto durano i diritti previsti dalla legge 104, perché, come vedremo, non sempre sono permanenti, ma dipendono dal concreto stato del disabile. Perciò, se l’invalidità non appare subito definitiva, e in molti casi occorre un rinnovo o una proroga delle agevolazioni, seguendo una particolare procedura di accertamento; altrimenti i benefici si perdono ed anche la possibilità di fruire dei permessi cessa.

Permessi 104: cosa sono e a chi spettano

I permessi 104 consistono in tre giorni lavorativi di assenza dal lavoro ogni mese, riconosciuti a chi è affetto da handicap grave, o ai familiari che lo assistono: è tale, per la legge [1], quello che deriva da una «menomazione, singola o plurima, che abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione».

I permessi previsti dalla legge 104 spettano a tutti i lavoratori, del settore pubblico e privato, a condizione che [2]:

  • il disabile non sia ricoverato a tempo pieno in una struttura che presta assistenza sanitaria continuativa (salvo specifiche eccezioni, come quella del paziente in coma vegetativo e con prognosi infausta a breve termine);
  • il lavoratore dipendente che lo assiste sia parente o affine entro il secondo grado (entro il terzo grado se il disabile è il genitore o il coniuge che ha compiuto 65 anni di età).

Permessi 104: come si calcolano?

I giorni di permesso concessi (che possono essere fruiti anche a ore, quindi in maniera frazionata) sono regolarmente retribuiti e coperti da contribuzione figurativa.

Se i permessi 104 vengono utilizzati ad ore, anziché a giornate intere, il limite orario mensile spettante è uguale all’orario di lavoro settimanale stabilito nel contratto, diviso il numero dei giorni lavorativi della settimana e moltiplicato per tre. Ad esempio, un dipendente con orario di 40 ore settimanali, suddivise per 5 giorni lavorativi, potrà avere fino a 24 ore di permessi mensili, pari a 3 giornate lavorative “convenzionali” di 8 ore ciascuna.

Nei rapporti di lavoro part-time (orizzontale o verticale) le giornate di permesso 104 concedibili dovranno essere riproporzionate all’effettivo orario di lavoro svolto nel periodo di maturazione del diritto, secondo le istruzioni fornite dall’Inps [3]: ad esempio, un dipendente in part-time di 20 ore settimanali, a fronte di un orario teorico a tempo pieno di 40, avrà diritto a 2 giorni di permesso mensili, anziché 3.

Permessi 104: come richiederli

La situazione di handicap grave che dà diritto ai permessi lavorativi e alle altre agevolazioni previste dalla legge 104 deve essere accertata dalle strutture sanitarie e previdenziali competenti: su domanda dell’interessato, in caso di esito positivo degli accertamenti, la Commissione medica dell’Azienda sanitaria, provinciale o locale, competente in base al luogo di residenza del soggetto rilascia un verbale, a decorrere dal quale spetteranno i tre giorni mensili.

Per arrivare a questo risultato finale è necessario, prima di tutto, avviare la pratica con una richiesta del proprio medico curante, che, dopo aver visitato il portatore di handicap, rilascia un «certificato introduttivo della disabilità». Questo documento deve essere inserito nel portale telematico dell’Inps, al quale va presentata – anche attraverso un patronato o un Caf – la domanda di accertamento dell’invalidità.

Permessi 104: quanto durano?

Il riconoscimento dei benefici previsti dalla legge 104 può essere, a seconda dei casi, definitivo se la patologia accertata è irreversibile, oppure temporaneo e transitorio se esiste una possibilità di guarigione dalla patologia inizialmente accertata. In questo caso il certificato rilasciato dall’Azienda sanitaria conterrà la dicitura: «soggetto a revisione» e specificherà la data, o il periodo, entro il quale il portatore di handicap dovrà essere sottoposto a nuova visita, per verificare se lo stato di disabilità perdura o se invece è cessato.

Anche gli esiti delle successive visite potranno essere, in relazione a quanto emerso, definitivi o transitori, così ripetendo il ciclo di visite periodiche di revisione. In caso di venir meno dello stato di handicap grave, i benefici previsti dalla legge 104 cessano dal giorno successivo alla data del verbale di revisione con esito negativo.

Permessi 104: quando scadono?

Stando alla formulazione normativa, che parla espressamente di «diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito», si deve ritenere che non sia consentito riportare ai mesi successivi i giorni di permesso relativi ad un determinato mese; così facendo si estenderebbe arbitrariamente la loro validità, in modo da beneficiare di una sorta di permesso cumulativo di durata eccedente quei 3 giorni  complessivi che, invece, devono essere concessi per ciascun mese e che, dunque, bisogna consumare entro il mese stesso.

È consentito, invece, abbinare i giorni di permesso 104 con altri tipi di assenza riconosciuta dalla legge in relazione alla situazione personale e familiare del lavoratore, come il congedo straordinario, il congedo parentale, i permessi per allattamento e i periodi di malattia del figlio: in tali casi i rispettivi benefici si cumulano e possono essere fruiti alternativamente o anche in prosecuzione, purché ovviamente, in giornate diverse e senza sovrapporsi l’un l’altro [3].

Approfondimenti

Per maggiori dettagli leggi anche “La legge 104 va rinnovata o è definitiva?” e “Legge 104: guida alle agevolazioni“.


note

[1] Art. 3 L. n. 104/1992.

[2] Art. 33. co. 3, L. n. 104/1992.

[3] Inps, mess. n. 3114 del 07.08.2018.

[4] Art. 33. co. 4, L. n. 104/1992.


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