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Come stanno andando i referendum di annessione alla Russia

27 Settembre 2022 | Autore:
Come stanno andando i referendum di annessione alla Russia

Mosca non si ferma e continua la farsa con cui obbliga i cittadini ucraini a votare per l’annessione alla federazione Russa.

Proprio mentre in Italia il 64% degli aventi diritto si recava alle urne per votare, magari di malavoglia pensando che comunque nessuno li rappresentasse a pieno, in Ucraina i civili venivano obbligati e minacciati per esprimere la loro preferenza per l’annessione dei loro territori alla federazione Russa.

Oltre il 50 per cento della popolazione dei quattro territori occupati dalla Russia in Ucraina ha votato e per questo i referendum per l’annessione sono «validi»: a riferirlo sono i media russi parlando del voto che si è svolto al 23 e si completerà oggi 27 settembre, mentre la comunità internazionale parla di «referendum farsa» e ritiene ampiamente falsi i dati sull’affluenza. L’agenzia di stampa statale russa Tass ha affermato che lunedì 26 l’affluenza alle urne è stata dell’86,89% a Donetsk, dell’83,61% a Luhansk, del 63,58% a Kherson e del 66,43% a Zaporizhia.

A prescindere da quanto diffuso dall’informazione russa, il fatto che queste votazioni siano tutt’altro che libere è sotto gli occhi di tutti. Le autorità filorusse, accompagnate da uomini armati, bussano porta a porta nelle regioni occupate per costringere i residenti a votare a favore dell’annessione alla Russia. Le immagini dei militari che, mitraglietta alla mano, spingono i civili in avanti fino ai seggi è l’emblema di questi referendum. Secondo quando denunciato su Telegram dal governatore ucraino dell’oblast di Luhansk, Serhiy Haidai. «Quando una persona barra il ‘No’ sulla scheda, il suo nome viene registrato», sottolinea Haidai. La maggioranza dei voti del referendum verrà fatta a casa «per motivi di sicurezza», ha riferito l’agenzia stampa russa Ria Novosti. Proprio in quelle case dove non c’è controllo né difesa.

Nel frattempo, la comunità internazionale che si rifiuta di riconoscere la legittimità di queste votazioni si amplia sempre più. Ieri, perfino la Turchia (che non è solitamente nota per essere un Paese garantista) ha dichiarato che non riconoscerà i referendum che si stanno tenendo nei territori dell’Ucraina conquistati dai russi. Lo ha chiarito alla Cnn turca il portavoce del presidente Recep Tayyip Erdogan Ibrahim Kalin, sottolineando che Ankara «riconosce l’integrità territoriale dell’Ucraina e del suo popolo».

«Non riteniamo corretti i tentativi di referendum unilaterale, non riconosciamo il referendum in Crimea e il risultato tenutosi nel 2014. La nostra posizione su questi tali referendum è chiara», ha affermato Kalin. La Turchia, ha aggiunto, è l’unico Paese che compie «sforzi sinceri e si sforza di porre fine alla guerra».

In ogni caso, come ha fatto dall’Ue fin da subito, anche il G7 condanna con forza i ‘referendum farsa’ in Ucraina orientale. «Condanniamo fermamente i falsi referendum che la Russia tenta di utilizzare per creare un pretesto fasullo con cui cambiare lo status del territorio sovrano ucraino, soggetto ad un’aggressione russa tuttora in corso. Queste azioni violano chiaramente la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale e vanno diametralmente contro lo stato di diritto tra le nazioni». È quanto si legge in una dichiarazione dei leader del G7.«Questi falsi referendum avviati oggi dalla Russia e dai suoi delegati non hanno alcun effetto legale o legittimità, come dimostrano i metodi di organizzazione frettolosi, che non rispettano in alcun modo le norme democratiche, e la palese intimidazione delle popolazioni locali».

«Questi referendum – prosegue la nota del G7 – nelle aree che sono state poste con la forza sotto il controllo temporaneo della Russia non rappresentano in alcun modo una legittima espressione della volontà del popolo ucraino, che ha costantemente resistito agli sforzi russi di cambiare i confini con la forza. Non riconosceremo mai questi referendum che sembrano essere un passo verso l’annessione russa e non riconosceremo mai una presunta annessione se si verificasse».



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