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Spese processuali: addio discrezionalità dei giudici

26 novembre 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 novembre 2014



Le spese di lite, grazie alla riforma della giustizia, potranno essere compensate dal giudice solo in poche ipotesi prestabilite.

 

La riforma della giustizia [1] ha previsto importanti novità in materia di condanna alle spese processuali in caso di soccombenza nella causa: da oggi in poi la compensazione delle spese di lite (secondo cui ognuno paga il proprio avvocato e nessuno viene condannato a pagare quello dell’avversario) non sarà più affidata alla discrezionalità del giudice, ma potrà essere disposta solo in ipotesi tassative.

Nonostante negli ultimi anni siano state varate delle modifiche normative volte a limitare la discrezionalità dei giudici – che spesso abusavano della compensazione, disponendola anche in caso di evidenti ipotesi di sconfitta nel giudizio – nella pratica lo strumento della compensazione è stra-abusato e il suo utilizzo è lasciato al libero apprezzamento dell’organo giudicante. Risultato: la parte che ha ottenuto “giustizia” dal giudice può vantare solo una vittoria di Pirro; vincere una causa e sostenerne comunque integralmente le spese è un po’ come avere perso (si pensi soprattutto alle cause di lieve entità). L’attuale sistema rappresenta quindi un incentivo alla lite perché premia l’uso strumentale del processo.

Ecco perché il Governo Renzi, sulla scia dello spot “Perde chi paga”, ha previsto che la compensazione delle spese di lite possa essere applicata solo nelle seguenti ipotesi, peraltro già presenti in diverse sentenze della Corte di Cassazione:

– la soccombenza reciproca, che si realizza nel caso in cui il giudice accolga parzialmente le difese di tutte le parti costituite, in modo che ciascuna di esse sia in parte vittoriosa e in parte soccombente [2];

– il caso di assoluta novità della questione trattata e quello (molto frequente) del cambiamento della giurisprudenza rispetto alle questioni da risolvere [3].

La compensazione delle spese di lite deve essere sempre sorretta da motivazione [4] e non potrà essere applicata in circostanze diverse da quelle appena descritte. Viene meno dunque la possibilità del giudice di farne uso in caso di “gravi ed eccezionali motivi”, una formula ad ampio respiro che consentiva ai tribunali grande discrezionalità.

note

[1] D.l. 132/2014 conv. in l. 162/2014.

[2] “La nozione di soccombenza reciproca, che consente la compensazione parziale o totale delle spese processuali, sottende – anche in relazione al principio di causalità – una pluralità di domande contrapposte, accolte o rigettate, che si siano trovate in cumulo nel medesimo processo fra le stesse parti, ovvero l’accoglimento parziale dell’unica domanda proposta, allorché essa sia stata articolata in più capi e ne siano stati accolti uno o alcuni e rigettati gli altri, ovvero una parzialità dell’accoglimento meramente quantitativa, riguardante una domanda articolata in unico capo”. Cass. sent. n. 21684 del 23.09.2013.

“In tema di spese processuali, il sindacato della Corte di cassazione è limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le spese non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa; pertanto, esula da tale sindacato e rientra nel potere discrezionale del giudice di merito la valutazione dell’opportunità di compensare in tutto o in parte le spese di lite, e ciò sia nell’ipotesi di soccombenza reciproca, sia nell’ipotesi di concorso di altri giusti motivi.” Cass. sent. n. 15317 del 19.06.2013.

“Ove le parti risultino parzialmente e reciprocamente soccombenti, la compensazione delle spese di lite risulta pienamente giustificata.” Cons. Stato sent. n. 5789 5.12.2013.

[3] “L’oggettiva opinabilità e oscillante soluzione in giurisprudenza in ordine alle questioni giuridiche affrontate nel giudizio integra una ‘grave ed eccezionale ragione’ che giustifica la compensazione delle spese di lite ai sensi dell’art. 92, comma 2, c.p.c.”. Cass. sent. n. 2883 del 10.02.2014.

[4] “In tema di spese processuali, solo la compensazione deve essere sorretta da motivazione […]”. Cass. sent. n. 9368 del 28.04.2014.

Autore immagine: 123rf com

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