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I conferimenti del socio

19 Gennaio 2016
I conferimenti del socio

L’obbligo del socio di versare i conferimenti, il caso di inadempimento, l’azione giudiziale e la vendita della quota del socio moroso.

Dopo aver chiarito cosa sono i conferimenti e a quanto ammontano, chiariamo ora gli obblighi del socio in merito a tali versamenti nei confronti della società.

L’obbligo del socio di eseguire i conferimenti

Con la firma del contratto sociale il socio si obbliga ad eseguire il conferimento alla società, che può consistere in una somma di denaro o nel diverso conferimento ammesso dall’atto costitutivo.

Nelle s.r.l. con capitale fino a 9.999 euro, il socio deve eseguire il conferimento in denaro integralmente al momento della sottoscrizione dell’atto costitutivo. In tal caso, il capitale sottoscritto coincide perfettamente con quello versato, non potendo il secondo essere solo una parte del primo.

Nelle s.r.l. con capitale da 10.000 euro, invece, il socio, all’atto della firma del contratto sociale, può versare solo una parte del capitale sottoscritto, mentre il resto gli può essere chiesto dall’amministratore – su decisione dell’assemblea – durante la vita della società. In pratica, gli potrà essere chiesto di versare alla società il residuo del suo conferimento in denaro: in caso di mancata esecuzione del conferimento, è previsto un procedimento particolare di diffida e di eventuale vendita della quota che vedremo a breve.

Che succede se il socio non effettua il versamento nella Srl?

Nelle s.r.l. con capitale da 10.000 euro, se il socio dopo la costituzione della società non esegue il conferimento nel termine prescritto, gli amministratori devono attivare un particolare procedimento che si apre con una diffida per culminare nella vendita della quota o nell’esclusione del socio. Non scatta invece l’azione di risoluzione per inadempimento o la risoluzione di diritto per mezzo della diffida ad adempiere, salvo che i conferimenti siano di opere o servizi. In quest’ultimo caso, corrispondendo l’esecuzione all’assunzione dell’obbligazione e non all’adempimento di quest’ultima, sono attivabili esclusivamente tali rimedi generali.

 

Il socio moroso nel versamento dei conferimenti:

– ha diritto di intervento in assemblea e deve essere computato per il calcolo del quorum costitutivo, ma la sua presenza non deve essere computata per il calcolo delle maggioranze e della quota di capitale richiesta per l’approvazione delle deliberazioni (c.d. quorum deliberativo);

non può partecipare alle decisioni dei soci: decade quindi dal diritto di voto a prescindere dal fatto che sia stato o meno diffidato ad adempiere, ma è comunque possibile un suo intervento alle assemblee ed il computo nel quorum costitutivo.

Egli può, invece, impugnare le deliberazioni invalide e partecipare ad altre azioni individuali o di minoranza.

Gli altri diritti patrimoniali (opzione e prelazione) sono sospesi.

Come si tutela la società dal socio moroso nei conferimenti?

L’amministratore deve inviare al socio moroso una diffida ad eseguire il pagamento di quanto dovuto. In caso di polizza assicurativa o di fideiussione bancaria si ritiene che la diffida vada indirizzata sia al socio che al garante.

Nella diffida si deve dare un termine per eseguire il versamento di almeno 30 giorni: tale termine può essere ampliato o prorogato ma non ridotto.

La diffida non richiede forme particolari. Di regola si ricorre ad una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno spedita al socio moroso; possono, però, essere utilizzati altri mezzi, purché la società possa provare che la diffida sia stata ricevuta dal socio.

Se scade il termine fissato nella diffida senza che sia avvenuto il suddetto pagamento, l’amministratore può scegliere se:

–  avviare l’azione giudiziale per ottenere l’esecuzione dei conferimenti dovuti;

–  vendere coattivamente la quota del socio moroso, anche se essa non è liberamente trasferibile. Se la quota è intrasferibile il socio deve, invece, essere immediatamente escluso (v. dopo).

In ogni momento, fino a che non sia venduta la quota o sia pronunciata la sua esclusione, il socio può sanare la sua posizione versando gli importi dovuti, comprensivi degli interessi, delle spese e degli eventuali danni derivanti dal suo comportamento.

 

 

Come avviene la vendita della quota del socio moroso?

Se gli amministratori scelgono di vendere la quota di partecipazione, tale vendita ha per oggetto l’intera quota e non una sua parte e deve avvenire per il valore risultante dall’ultimo bilancio approvato.

Gli amministratori devono offrire la quota prima agli altri soci, titolari di un diritto di prelazione sull’acquisto, proporzionalmente alla loro quota di partecipazione sociale. Gli amministratori possono anche contrarre con se stessi se intendono acquistare dette quote nella qualità di soci o rappresentanti di soci, senza incorrere in conflitto d’interessi.

Se nessuno dei soci vuol acquistare la quota, oppure in presenza di offerte inferiori al valore minimo determinato, gli amministratori possono vendere la quota a terzi non soci. Tale vendita avviene all’incanto a condizione che l’atto costitutivo lo consenta.

A questo punto, la somma ricavata dalla vendita va utilizzata per coprire, nell’ordine: spese, interessi moratori e somma capitale. Non è ammessa, invece, la richiesta al socio moroso del risarcimento dei maggiori danni subiti.

La vendita è effettuata “a rischio e pericolo” del socio moroso: quindi, se il ricavato della vendita è insufficiente gli amministratori possono agire contro il socio per il pagamento della cifra mancante; se invece è superiore, l’eccedenza deve essergli restituita.

Se la vendita non ha avuto luogo per mancanza di compratori (ad esempio perché l’incanto è andato deserto o perché i soci non hanno esercitato la prelazione e l’atto costitutivo esclude la possibilità di vendita a terzi) gli amministratori devono escludere il socio trattenendo le somme già riscosse e riducendo il capitale in misura corrispondente.


note

Autore immagine: 123rf com


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