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Il gestore dell’attività sportiva paga per gli infortuni in piscina

27 Novembre 2014
Il gestore dell’attività sportiva paga per gli infortuni in piscina

Il bagnino può evitare la responsabilità se dimostra che il compito affidatogli era oltremodo difficile da realizzare.

Infortunio nella piscina. Se un utente della struttura si fa male, anche se a bordo vasca c’è il bagnino, a risponderne sia civilmente (per il risarcimento del danno) che sotto un profilo penale è sempre il gestore dell’impianto. Questi, infatti, ha una posizione di garanzia nei confronti degli utenti ed è tenuto a garantire la loro incolumità fisica con un’idonea organizzazione, un’adeguata vigilanza e il rispetto delle norme sulla sicurezza.

Quanto invece al bagnino, la sua responsabilità non è automatica, ma subordinata al fatto che questi potesse materialmente intervenire. Ci spieghiamo meglio, richiamando a tal fine una recente sentenza del Tribunale di Bari [1].

 

Qualche tempo fa la Cassazione aveva ritenuto che l’assistente bagnante può rispondere di omicidio colposo se l’utente della struttura accidentalmente affoga. E questo perché il primo ha l’obbligo di attivarsi per evitare le disgrazie che possano accadere sotto i propri occhi. Insomma, anch’egli ha una posizione di garanzia derivante dalla supervisione dell’impianto che gli è stata affidata. Inutile, quindi, sarebbe per lui sostenere, a propria discolpa, il fatto di essere pagato in “nero” e, quindi, non regolarizzato. A rilevare, infatti, è la sua presenza “di fatto” all’interno della struttura (leggi: “Se il bagnino non salva il bagnante è omicidio colposo”).

Tuttavia, il tribunale di Bari, nella sentenza in commento, pone un’eccezione. Il bagnino – si legge nella sentenza – non è responsabile se non è posto nelle condizioni ottimali per il servizio di salvamento. Nel caso di specie, infatti, l’assistente bagnante doveva sorvegliare ben due piscine su una superficie complessiva superiore al limite massimo di 500 mq e dalla sua postazione non aveva una visuale ottimale su entrambe. In casi come questo, dunque, in cui la prestazione diventa assai difficoltosa, egli può essere assolto dal reato.

note

[1] Trib. di Bari sent. n. 1398/2014.

Attenzione: l’immagine in copertina non richiama la vicenda giudiziaria descritta nell’articolo.


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