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Assegno di divorzio: rileva l’aumento del reddito dell’ex dopo la separazione?

27 Novembre 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Novembre 2014



Sulla quantificazione dell’assegno di divorzio incidono solo i miglioramenti economici dell’ex conseguenti al normale sviluppo del lavoro svolto durante il matrimonio e non quelli aventi carattere occasionale e imprevedibile.

 

Vi siete mai chiesti se e quanto la fortuna economica dell’ex dovuta ad eventi eccezionali e imprevedibili (come ad esempio una vincita alla lotteria), possa condizionare la misura del mantenimento?

Ha dato risposta a questa domanda una recente pronuncia della Cassazione [1], ribadendo un principio già espresso in passato [2].

Ricordano i Supremi giudici che l’assegno di divorzio [3] spetta al coniuge che versa in una situazione economica tale da non consentirgli di conservare un tenore di vita analogo a quello che aveva durante il matrimonio.

Se, però, dopo la separazione, il coniuge obbligato a versare l’assegno migliora la propria posizione economica, il giudice dovrà tenere conto di tale circostanza – ai fini della quantificazione dell’assegno – considerando, tuttavia, i soli incrementi del reddito conseguenti allo sviluppo normale e prevedibile dell’attività lavorativa svolta durante il matrimonio e non, invece, quelli eccezionali.

 

In particolare, i Supremi giudici chiariscono che, nel determinare la misura dell’assegno, il giudice deve valutare gli eventuali miglioramenti economici dell’ex tenuto al versamento solo quando essi siano una naturale conseguenza dell’attività svolta durante il rapporto coniugale: si pensi ai redditi derivanti dall’attività di lavoro subordinato svolta durante il matrimonio (ad esempio, gli emolumenti per il lavoro straordinario e i premi di presenza e di produttività [5]).

In tal caso, infatti, l’incremento economico ottenuto dall’ex rappresenta un prevedibile guadagno sul quale il beneficiario dell’assegno avrebbe potuto contare se il rapporto col coniuge fosse proseguito.

Al contrario, il magistrato non può prendere in considerazione i miglioramenti aventi carattere eccezionale, in quanto collegati a circostanze imprevedibili e occasionali derivanti da eventi autonomi, non radicati nella situazione di fatto esistente durante il matrimonio e nelle aspettative maturate nel corso della convivenza tra i coniugi (ad esempio, le partecipazioni in società divenute attive dopo la separazione [6] o anche l’indennità percepita per una carica politica assunta dopo la rottura del rapporto [7]).

Pertanto, il coniuge che richiede l’assegno, qualora ritenga di averne diritto in misura maggiore (in ragione degli incrementi di reddito dell’ex) dovrà provare al giudice che il miglioramento della posizione economica dell’ex sia conseguenza dell’attività lavorativa o della carriera sociale, politica e culturale del coniuge, anche eventualmente intrapresa prima della costituzione del nucleo familiare, proseguita nel corso del matrimonio e non interrotta dopo il fallimento del matrimonio.

Nessuna speranza, perciò, che il destinatario dell’assegno possa spartire con l’ex la vincita alla lotteria.

Ai fini della quantificazione dell’assegno di divorzio, il giudice deve valutare se l’eventuale incremento di reddito del coniuge obbligato sia derivato dal naturale e prevedibile sviluppo dell’attività svolta da quest’ultimo all’epoca del matrimonio.

Il magistrato, infatti, non può tener conto di incrementi di reddito portati da circostanze imprevedibili, slegati alla situazione oggettiva e alle aspettative maturate nel corso del matrimonio.

note

[1] Cass. sent. n. 21112 del 7.10.2014.

[2] Cass. sent. nn. 1487/2004, 1379/2000, 4319/1999, 2955/1998, 5720/1997.

[3] Art. 5, l. 898/70.

[4] Cass. Sent. n.19446/05.

[5] Cass. sent. n . 5132/14

[6] Cass. sent. n. 1487/04.

Autore immagine: 123rf com


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